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Distributori

Dieci anni di Edigita, dieci anni di e-book (e 80 larici)

di Giovanni Peresson notizia del 20 ottobre 2020

Attenzione, controllare i dati.

Edigita, la piattaforma di distribuzione e-book che gestisce la diffusione dei libri digitali su tutti i principali retailer in Italia e nel mondo, compie in questi giorni dieci anni. Per festeggiare questo traguardo, una originale iniziativa di comunicazione è stata concepita. Anche se il termine «comunicazione» è forse riduttivo, visto che si tratta di piantare un albero per ciascuno degli editori distribuiti. Per l’esattezza, un larice nel comune di Livinallongo, una delle località del bellunese maggiormente colpite dalla tempesta Vaia nel 2018. Parliamo di questa iniziativa con Francesca Noia, che in Edigita si occupa di relazioni con gli editori, chiedendole intanto come nasce questa iniziativa.

«Abbiamo scelto la messa a dimora di 80 larici perché sono simboli di una crescita. Una crescita dei nostri editori e della nostra azienda in questo decennio. Che ci auguriamo cresca – come gli alberi che piantiamo – anche nei prossimi decenni. Poi perché sono un richiamo diretto alla green economy, al contrasto alla deforestazione e al disastro ambientale portato da un evento naturale due anni fa: la tempesta Vaia. Abbiamo fatto piantare la scorsa settimana 80 larici: uno per ogni nostro cliente, per complessivi 187 marchi rappresentati. Editori che sono cresciuti assieme a noi e che cresceranno assieme agli alberi. Edigita poi è nel suo essere digitale un’azienda green. È un impegno che abbiamo assunto quando questo tema ha cominciato a diffondersi. Nella policy aziendale e nei comportamenti quotidiani siamo stati sempre attenti a contenere l’uso della plastica e al riciclo della carta. Dal 2019 abbiamo eliminato tutta la plastica dall’azienda e ancora altre misure porteremo avanti in questa direzione».




Come avete visto cambiare il mercato degli e-book in questi 10 anni?

Va detto che questo mercato è cambiato più nell’ultimo anno che nei precedenti 9 messi assieme. Una battuta, ma anche un’affermazione con un principio di verità. Abbiamo avuto i primi 6-7 anni di impetuoso sviluppo. Eravamo una start up, e sotto molti punti di vista. Abbiamo fatto in quei primi anni di crescita tantissima formazione: per noi e per gli editori che distribuivamo. Erano anni di cambiamenti tecnologici e di scoperta della lettura digitale per i lettori. Gli anni successivi sono stati di crescita più contenuta. Infine, il lockdown ha portato per noi a cambiamenti radicali. I nostri editori si sono comportati, in questo periodo, in maniera molto diversa. Alcuni sono totalmente spariti. Altri invece si sono applicati tantissimo alla parte digitale del loro catalogo; con ottimi risultati peraltro. Altri ancora, che un po’ per generico scetticismo, un po’ per la tipologia delle loro pubblicazioni non si erano mai avvicinati più di tanto al digitale, in questi mesi ne hanno colto tutte le opportunità.




Tornando un attimo indietro: come spiega gli anni di crescita più contenuta?

Come tutto, nel digitale, gli andamenti complessivi sono dati dalla somma di tante piccole cose. L’arrivo dei big player 10 anni fa ha creato il mercato e spinto in direzione della creazione di un catalogo e di un mercato. Poi altri grandi cambiamenti non ci sono stati. Non ci sono stati neppure dal punto di vista delle tecnologie di lettura. Il catalogo disponibile aveva raggiunto i valori che poteva raggiungere. Quello che restava era una produzione di titoli difficili da gestire o comunque la cui conversione per alcune piattaforme era difficilmente ammortizzabile. Senza i numeri di Amazon è difficile per un editore immaginare di mettere in produzione una parte importante del catalogo. Mi riferisco a tutto ciò che ha illustrazioni, disegni, grafici, tabelle. Gli e-book fatti di «testo semplice» sono relativamente poco costosi da produrre. Per i testi complessi ci sono tempi più lunghi, costi maggiori, e non sempre hanno una vita così lunga da ammortizzare il costo di produzione, e portare qualche risultato economico. Per un editore che ha risorse interne scarse è comprensibile che non sia una priorità. Per cui in questi anni uscivano in e-book soprattutto novità in «testo semplice» di fiction o di saggistica divulgativa che avevo lanci cartacei in parallelo. Quello che valeva la pena recuperare dal catalogo era stato recuperato. Il resto era rimasto sostanzialmente stabile.



Nella presentazione del mercato editoriale italiano fatta da AIE in occasione della Buchmesse compariva un dato molto significativo di Informazioni Editoriali. A fine settembre 2020, infatti, risultava un -13% di libri pubblicati in formato cartaceo a fronte di un +13% di e-book.

Noi ragioniamo sul dato economico, ma mi ritrovo in questa tendenza. Al 30 agosto eravamo, con la nostra piattaforma, a +24%. Un «più» fatto da novità e-book pubblicate in contemporanea con il libro e titoli frutto della conversione del catalogo. Adesso la situazione si sta normalizzando, ma è anche la ciclicità annuale del nostro settore. Il nostro Natale, come flusso di lavoro e di fatturato, comincia quando i giochi della carta sono finiti. Storicamente il giorno top dell’anno è il 26 dicembre.




Questa crescita – che ha un suo corrispettivo nella crescita del prestito digitale delle biblioteche – resterà in qualche modo una caratteristica anche dei prossimi mesi?

Quello che è avvenuto con la chiusura delle librerie è che si sono resi importanti in digitale anche quei testi che prima avrebbero venduto pochissime copie. Quello che è successo, o che è iniziato a succedere, è che il mercato degli e-book è diventato quello che avrebbe dovuto essere: un mercato fatto dalla famosa coda lunga. È stato il successo di questi mesi, con punte del +129% ad aprile – che è la media dei +20% di alcuni e dei +700% di altri, soprattutto piccoli editori, che magari partivano da valori molto bassi – a darci delle indicazioni sul prossimo periodo per il settore. Non a caso la porzione che è cresciuta di più è rappresentata dal catalogo dei piccoli. L’incidenza degli editori che vendono più di 1.500 copie al mese è rimasta sostanzialmente la stessa. È cresciuta, sì, ma proporzionalmente alla crescita complessiva. Ma è stata la fascia che prima arrivava fino a 50 copie a crescere nelle vendite in maniera esponenziale.


Grazie a wownature.eu per le immagini

L'autore: Giovanni Peresson

Mi sono sempre occupato di questo mondo. Di editori piccoli e grandi, di libri, di librerie, e di lettori. Spesso anche di quello che stava ai loro confini e a volte anche molto oltre. Di relazioni tra imprese come tra clienti: di chi dava valore a cosa. Di come i valori cambiavano in questi scambi. Perché e come si compra. Perché si entra proprio in quel negozio e si compra proprio quel libro. Del modo e dei luoghi del leggere. Se quello di oggi è ancora «leggere». Di come le liturgie cambiano rimanendo uguali, di come rimanendo uguali sono cambiate. Ormai ho raggiunto l'età per voltarmi indietro e vedere cosa è mutato. Cosa fare da grande non l'ho ancora perfettamente deciso. Diciamo che ho qualche idea. Viaggiare, anche se adesso è un po' complicato. Intanto continuo a dirigere l'Ufficio studi dell'Associazione editori pensando che il Giornale della libreria ne sia parte, perché credo sempre meno nei numeri e più alle storie che si possono raccontare dalle pagine di un periodico e nell'antropologia dei comportamenti che si possono osservare.

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