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Lo stato del libro in Italia e in Europa nell’anno della pandemia

venerdì 29 gennaio 2021

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Venerdì 29 gennaio 2021
Seminario di Perfezionamento della Scuola per Librai Umberto ed Elisabetta Mauri


Nell’anno della pandemia, l’editoria di varia è cresciuta del 2,4% raggiungendo gli 1,54 miliardi di euro a prezzo di copertina. Il perimetro comprende i libri di narrativa, saggistica e per bambini e ragazzi venduti nelle librerie fisiche, online e nella grande distribuzione, gli e-book e gli audiolibri.
 
Le vendite dei soli libri di carta sono cresciute dello 0,3% a prezzo di copertina, toccando 1,43 miliardi; gli e-book del 37% (97 milioni) e gli audiolibri del 94% (17,5 milioni). Grazie a questi incrementi, la lettura e l’ascolto digitale valgono oggi il 7,4% delle vendite del comparto varia.
 
Ancora più significativa la crescita in termine di copie (+2,9%), dove il +36,6% degli e-book ha più che compensato il leggero calo delle copie di libri (-0,8%). Nel complesso, gli italiani hanno acquistato 104,5 milioni di libri, al netto degli audiolibri per i quali non possiamo avere un valore «a copia», perché in prevalenza acquistati in abbonamento.

Sebbene positivi, questi numeri celano uno scenario complesso. Le librerie – e più in generale i canali fisici – cedono quote di mercato all’online che dal 27% del 2019 cresce fino al 43%. Da segnalare la concentrazione di una larga fetta delle vendite nelle mani di un solo operatore. I canali fisici, però, hanno recuperato terreno rispetto all’online nel corso dell’anno, passando dal 52% di aprile al 57% di fine dicembre. In questo panorama, è da sottolineare la particolare difficoltà delle librerie di catena, di quelle che si trovano nei centri turistici delle città d’arte, all’interno dei centri commerciali, stazioni ferroviarie e aeroporti.

Rispetto al quadro europeo, il dato positivo italiano (+0,3%), esclusi e-book e audiolibri, è superiore a quello di Francia e Germania, che calano rispettivamente del -2% e del -2,3% e poco inferiore a quello spagnolo (+1%). Regno Unito (+5,5%), Olanda (+7%) e Finlandia (+2%) – tra i Paesi che ad oggi sono in grado di fornire questi dati – fanno significativamente meglio dell’Italia, mentre crolla il Portogallo (-19%).


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