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Lettura

Sembra che leggere sia tornato di moda tra i giovani sudcoreani

di Elisa Buletti notizia del 27 ottobre 2026

In Corea del Sud leggere è sempre più di moda tra le giovani generazioni. A sintetizzare questa tendenza culturale è l’espressione text hip: un concetto nato tra i ragazzi e le ragazze tra i venti e i trent’anni che – come riporta Vientam.vn – ricorre spesso sui social per indicare un rinnovato interesse per la parola scritta. Dalle visite a librerie e biblioteche alla trascrizione dei brani più amati di un libro, la lettura si trasforma in uno strumento per rivendicare la propria identità, esprimere il proprio gusto e condividere emozioni tra le community online.

Giovani lettori e lettrici in aumento

Secondo il National Reading Survey pubblicato dal Ministero della Cultura, dello Sport e del Turismo sudcoreano a marzo 2026, il tasso di lettura per la fascia d’età 19-29 anni è stato, nel 2025, pari al 75,3%, in un aumento dello 0,8% rispetto al 2023. Alla luce di un tasso che, tra gli adulti, si è attestato solamente al 38,5%, con una media di 2,4 libri letti l’anno. Rispetto all’ultima indagine del 2023 è diminuito del 4,5% e il numero di libri letti è calato di 1,5. Interessante anche notare il mezzo utilizzato per leggere: la lettura di e-book tra i ventenni ha raggiunto il 59,4%, superando significativamente quello dei libri cartacei (45,1%). Inoltre, i tassi di lettura di audiolibri sono aumentati in tutte le fasce d’età al di sotto dei 60 anni.

Ad aprile scorso, in occasione della Giornata mondiale del libro e del diritto d'autore, il governo sudcoreano ha lanciato diverse campagne per contribuire alla diffusione della tendenza text hip e ha notato l'entusiastica partecipazione di lettori e lettrici. Ad esempio, nel centro di Seoul, l'amministrazione comunale ha realizzato numerosi spazi di lettura all'aperto, trasformando piazze e aree urbane aperte in biblioteche pubbliche con scaffali, poltrone e zone relax dove i visitatori e le visitatrici potevano accomodarsi a leggere.

Questo fenomeno culturale si inserisce in un più ampio contesto di trasformazioni che sta ridisegnando l'editoria sudcoreana, tra modelli d’impresa integrati che puntano sulla costruzione del brand, sullo sviluppo di prodotti culturali correlati al libro e su un approccio creativo al marketing.

Minumsa: come creare una community

Emblematico è il caso di Minumsa, riportato dalle testate coreane: storica casa editrice fondata nel 1966 – nota per aver portato in Corea i grandi classici della letteratura mondiale e i più importanti autori contemporanei – ha saputo compiere un’operazione complessa per svecchiare la propria immagine e diventare un marchio culturale di tendenza.

L’editore ha messo in campo diverse strategie. Sulla base dell’assunto che il lettore non desideri solo leggere una storia ma voglia possedere un simbolo che appartenga a quell’universo culturale, Minumsa ha collaborato con un brand del settore alimentare per lanciare il Minumsa Bread, un prodotto da forno distribuito nei canali di largo consumo che ha superato il milione di unità vendute. All’interno delle confezioni del pane veniva inserito un gadget da collezione: uno tra 20 diversi segnalibri ideati dalla casa editrice, distribuiti in modo casuale, con lo scopo di attivare dinamiche legate al collezionismo e al desiderio di ottenere un accessorio estetico da mostrare sui social o da usare nei propri libri. 

Parallelamente, con il canale YouTube Minumsa TV, che supera i 570.000 iscritti, la casa editrice ha puntato sulla comunicazione del proprio marchio e di chi lo compone, mostrando direttamente il lavoro quotidiano di editor, grafici e addetti al marketing, condividendo consigli di lettura, vlogging quotidiani e dinamiche d’ufficio. In questo modo, è riuscita a costruire una community fedele che non acquista più un libro solo in base all’autore, ma per il legame fiduciario stretto con la casa editrice.

Il valore della proprietà intellettuale: il caso Munhakdongne

Mentre marchi come Minumsa ripensano il marketing e la costruzione della community, altri grandi attori si riorganizzano sul piano societario per valorizzare la Proprietà Intellettuale secondo il modello produttivo transmediale che avevamo già avuto modo di osservare in vari Paesi del continente asiatico. È il caso del gruppo editoriale Munhakdongne, casa editrice storica della Corea del Sud: il suo fondatore, Kang Byung-sun, ha deciso di mettere in vendita e cedere l’intera sua quota azionaria (pari al 41,5%), un pacchetto di maggioranza del valore stimato in decine di miliardi di won. L’operazione finanziaria ha fatto parlare di sé sia per le dimensioni che per i soggetti coinvolti nella corsa all’acquisizione: ben quattro aziende del settore dei contenuti si stanno contendendo la quota, tra cui spicca una startup specializzata in intelligenza artificiale del tutto estranea all’editoria, dimostrando come un catalogo letterario venga percepito come un prezioso patrimonio di storie da integrare nei nuovi ecosistemi digitali.

Le trasformazioni nei canali di vendita

Questa trasformazione della produzione e della gestione dei diritti coincide anche con una profonda ridefinizione dei canali di vendita tradizionali sul territorio sudcoreano. Come evidenziato dal Seoul Economic Daily, le rilevazioni di settore mostrano un crollo del 14,2% delle librerie fisiche nell’arco di soli due anni, passando da 2.716 a 2.331 esercizi. Il mercato della vendita al dettaglio si sta frammentando e digitalizzando: aumentano i canali non convenzionali, i pop-up store, gli e-commerce e le vendite dirette via social o piattaforme.

L'autore: Elisa Buletti

Laureata in Lettere all’Università degli Studi di Verona, ho conseguito il master Booktelling, comunicare e vendere contenuti editoriali dell’Università Cattolica di Milano che mi ha permesso di coniugare il mio interesse per i libri e l’intero settore editoriale con il mondo della comunicazione digital e social.

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