L'offensiva israeliana a Gaza sta distruggendo vite, famiglie, case, scuole, ospedali, possibilità di futuro. Dentro questa distruzione, anche l’attacco alle infrastrutture culturali palestinesi – biblioteche, librerie, università, archivi, case editrici, spazi culturali – assume un significato preciso: colpisce i luoghi in cui una comunità conserva memoria, produce pensiero, racconta sé stessa.
Il punto non riguarda solo la perdita di edifici o collezioni. Riguarda la possibilità di trasmettere una storia, far circolare una letteratura, mantenere vivi spazi di studio, lettura e relazione. È in questo contesto che negli ultimi anni sono nate, o si sono rafforzate, molte iniziative dedicate alla salvaguardia della cultura palestinese: tentativi diversi, ma convergenti, di reagire alla cancellazione attraverso la pubblicazione e la traduzione dei libri, la ricostruzione di biblioteche, la documentazione delle perdite, la creazione di archivi e l’apertura di nuovi luoghi di incontro.
La domanda sulla vita intellettuale di Gaza
In un intervento riportato da Publishing Perspectives, la scrittrice
Safaa Al-Nabaheen, che vive a Gaza, formula una domanda che sintetizza bene la questione: se tutti parlano della necessità di ricostruire case e ospedali, cosa accadrà all’«anima intellettuale» di Gaza, alle sue librerie, ai suoi teatri, alle sue università? È una domanda che estende l’attenzione dall’ineludibile emergenza materiale alla ricostruzione di un tessuto culturale, educativo e civile.
Dal 2024, molte testimonianze, poesie, diari e racconti di autrici e autori palestinesi sono stati pubblicati in traduzione inglese, spesso in riviste letterarie, antologie e progetti editoriali collettivi. Tra gli esempi citati ci sono Gaza! Gaza! Gaza!, nato dalla collaborazione tra ArabLit Quarterly e la rivista gazawi Majalla 28, e Daybreak in Gaza, pubblicato da Saqi Books e curato da Mahmoud Muna e Matthew Teller con Juliette Touma e Jayyab Abusafia. Sono libri che non nascono solo come documenti d’attualità, ma come spazi di parola, memoria e racconto.
Una rete editoriale internazionale
Già nel 2023 un gruppo di editori internazionali ha dato vita a
Publishers for Palestine, una rete che riunisce oggi
più di 500 realtà editoriali e che si riconosce nella difesa della giustizia, della libertà di espressione e del potere della parola scritta. Nel frattempo, il numero di opere dedicate alla Palestina, o scritte da autrici e autori palestinesi, è cresciuto in modo significativo. I
Palestine Book Awards 2025, dedicati ai libri in lingua inglese, hanno registrato
oltre 80 candidature: un dato letto da chi lo organizza non soltanto come crescita quantitativa, ma come segno di un movimento letterario che rifiuta di essere messo a tacere.
Anche PEN International ha rafforzato il proprio lavoro di documentazione, costruendo un archivio dedicato ad autori e autrici uccisi a Gaza tra l’ottobre 2023 e il settembre 2024. Il tema è stato portato anche negli spazi pubblici del dibattito internazionale, attraverso incontri e panel dedicati alla solidarietà culturale e alla libertà di espressione.
A questo quadro appartiene anche il riconoscimento assegnato nel 2024 dall’
International Publishers Association a
Samir Mansour, libraio ed editore di Gaza, vincitore del Prix Voltaire. Mansour, le cui librerie sono state distrutte e ricostruite più volte, continua ancora oggi a distribuire e pubblicare libri. La sua vicenda è diventata una delle immagini più forti della continuità del lavoro editoriale in condizioni estreme.
Documentare le perdite, ricostruire l’accesso
Una parte importante di questo movimento riguarda la documentazione. Il progetto
Reading in Gaza, cofondato nel 2025 dall’accademica francese Dominique Dupart, lavora per mappare la distruzione di biblioteche, università, centri culturali, librerie, case editrici e tipografie a Gaza. Il gruppo, formato da una trentina di volontari e volontarie tra Francia, Stati Uniti e Gaza, ha già identificato circa
150 siti distrutti, di cui un centinaio biblioteche.
Il progetto non si limita però alla registrazione delle perdite. Reading in Gaza sta lavorando anche alla costruzione di una biblioteca digitale pubblica destinata a studenti e famiglie, in collaborazione con realtà come Academic Solidarity with Palestine e Gaza History, Inventory of a Bombed Heritage. L’obiettivo è duplice: conservare memoria di ciò che è stato distrutto e, al tempo stesso, riaprire canali di accesso alla lettura e allo studio.
È un lavoro che si inserisce in una storia più lunga.
Librarians and Archivists with Palestine, attiva dal 2013, si occupa da anni di contrastare la chiusura e la distruzione di biblioteche e archivi palestinesi, la cancellazione o distorsione della cultura e della storia palestinese e gli ostacoli alla circolazione di libri e materiali culturali destinati a biblioteche, archivi e istituzioni.
Librerie nomadi e nuovi spazi in Europa
Accanto agli archivi e alle biblioteche digitali, stanno nascendo anche nuove forme di presenza fisica del libro palestinese. Due esperienze recenti sono quelle di
Maqam e
Darkoom, librerie nomadi fondate da giovani palestinesi.
Maqam, con base nel Regno Unito, è una libreria nomade e uno spazio comunitario dedicato al mondo arabofono. È nata dal desiderio di colmare il vuoto lasciato a Londra dalla chiusura, nel 2022, della libreria Al Saqi. Darkoom, invece, è stata fondata nel 2024 ad Haifa da Abed Hawash, che ha iniziato vendendo soprattutto saggi sulla Palestina in arabo, prima in un mercato e poi in un bar di Haifa, per poi portare la libreria in Giordania, Germania, Svezia e Spagna.
A Barcellona, questa rete ha trovato un nuovo punto di appoggio in
Finestres Palestina, libreria dedicata alla letteratura, alla storia, alla politica e alla cultura palestinese. Lo spazio, aperto di recente come nuova articolazione del progetto Finestres, ospita libri in più lingue, eventi letterari e, dall’autunno, anche gruppi di lettura. La libreria può arrivare a contenere fino a 4.000 volumi, anche se le difficoltà di approvvigionamento dal Medio Oriente hanno finora limitato il catalogo disponibile.
Tra i titoli più venduti figurano libri di Isabella Hammad, Adania Shibli e Maya Abu Al-Hayat, insieme a The Queer Arab Glossary, curato da Marwan Kaabour. Ma il significato dello spazio va oltre la proposta commerciale: Finestres Palestina vuole essere un luogo di consapevolezza critica, incontro e discussione, una risposta culturale visibile alla distruzione.
Salvare i libri dalle macerie
Una delle immagini più concrete di questa resistenza culturale arriva da Gaza City, dove è nata la
Phoenix Library. Omar Hamad, dopo aver perso la propria casa e la propria biblioteca personale nei bombardamenti israeliani, ha iniziato con Ibrahim Almasri a recuperare libri dalle macerie, pulirli e raccoglierli.
Il progetto ha portato al salvataggio di migliaia di volumi, in arabo e in inglese, tra cui molti libri per bambine e bambini.
La biblioteca è stata finanziata anche attraverso una campagna di crowdfunding e si presenta come uno spazio in cui la conoscenza viene materialmente recuperata dall'orrore degli attacchi. Non è solo un luogo di conservazione, ma un gesto simbolico: rimettere i libri sugli scaffali significa riaffermare l’esistenza di una vita intellettuale, di una comunità di lettura, di un futuro possibile.