Audible sperimenta i video verticali come strumento di promozione degli audiolibri: lo scorso mese la società degli audiolibri di Amazon ha iniziato a ospitare nella sua app brevi trailer, interviste agli autori e alle autrici, dietro le quinte. La sperimentazione, che riguarda gli Stati Uniti, al momento coinvolge i contenuti Audible Originals, Hachette Audio, Penguin Random House, Simon & Schuster, Macmillan.
Publishing Perspective, dando la notizia, ha pubblicato il link a un contenuto di Hachette. «La visibilità è un elemento critico nel panorama attuale, e noi siamo focalizzati nel costruire esperienze che aiutino gli editori a distinguersi e a conquistare nuovi ascoltatori e ascoltatrici» ha spiegato Sue Shlapakovsky, Head of Product Science, Discovery and Martech di Audibile. Il successo della sperimentazione determinerà la decisione di estendere o meno l’utilizzo dei video brevi anche ad altri editori e ad altri Paesi.
Lo sforzo di Audible è quello di andare a cercare lettori e lettrici laddove questi sono presenti, utilizzando formati di comunicazione da loro conosciuti e apprezzati. E, tuttavia, il fatto che la sperimentazione sia partita da contenuti pubblicati da grandi gruppi ha stimolato un’altra riflessione sull’accessibilità di tali strumenti di promozione anche per editori più piccoli, con minori risorse umane e monetarie.
«Per le case editrici più grandi che dispongono già di contenuti video, si tratta di un canale di amplificazione a basso attrito che potrebbe rilanciare i titoli di catalogo e umanizzare gli autori e le autrici attraverso i dietro le quinte – sostiene in un approfondimento su The New Publishing Standard Mark Williams –. Questa iniziativa rischia però di consolidare le disuguaglianze. La produzione di video di alta qualità richiede budget, risorse editoriali e accesso agli influencer, vantaggi di cui i grandi editori già dispongono. Le realtà editoriali più piccole, invece, non hanno team sufficienti per creare trailer su misura».
Un punto di vista, quello di Williams, che forse sottovaluta la capacità della piccola e media editoria di creare contenuti creativi efficaci, puntando, come spesso capita, su strade alternative rispetto a quelle battute dai gruppi maggiori. Ma che, d’altro canto, pone giustamente l’accento su come le nuove tecnologie richiedano sforzi di adattamento non banali alle case editrici più piccole.
Sono nato a Genova e vivo a Milano. Giornalista, già addetto stampa di Marsilio editori e oggi di AIE, ho scritto per Il Secolo XIX, La Stampa, Internazionale, Domani, Pagina99, Wired, Style, Lettera43, The Vision. Ho pubblicato «Figli dell’arcobaleno» per Donzelli editore. Quando non scrivo, leggo. O nuoto.
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