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Persone

«I piccoli editori? La base numerica e vivace del nostro settore». Cipolletta racconta il suo primo Giornale della Libreria

di Alessandra Rotondo notizia del 5 dicembre 2023

Un’antenna sensibile capace di portare all’attenzione pubblica le problematiche, certamente, ma anche le opportunità che si parano davanti al mondo dell’editoria. Un mondo che non è «contrario all’innovazione, anzi, l’ha sempre valorizzata come elemento di crescita culturale, sociale ed economica». Questo è oggi, e sarà sempre più in futuro, il Giornale della Libreria secondo Innocenzo Cipolletta.

Presidente dell’Associazione Italiana Editori dallo scorso settembre, insieme all’incarico ha assunto anche la direzione del giornale nato nel 1888. Oggi testata web con periodico a stampa, ma anche newsletter, servizi, video-contenuti e contenuti social. Nell’intervista che segue Cipolletta racconta la sua direzione e la sua visione del Giornale della Libreria, a partire dal numero di dicembre, in uscita per Più libri più liberi.

Quello di dicembre 2023 è il primo di cui è direttore responsabile. L’ultima uscita dell’anno, tradizionalmente, parla alla filiera editoriale in generale e ai piccoli e medi editori in particolare. Per questi ultimi cosa può fare il Giornale della Libreria?
I piccoli editori sono la base numerica del mondo dell’editoria e una componente vivace di questo settore, perché esplorano nuovi segmenti editoriali, perché sovente individuano nicchie particolari di mercato facendo così da avanguardia di un’evoluzione che riguarda tutti. In questo senso, il Giornale della Libreria cerca e cercherà sempre più di renderli visibili. D’altronde, raccontare come lavorano e le loro proposte, è utile a tutti i professionisti dell’editoria che sul Giornale della Libreria vengono a conoscenza di tendenze, modelli di sviluppo, nuove avventure imprenditoriali.
Oggi l’editoria – nella promozione dei titoli ma più in generale nel processo con cui le case editrici si presentano ai lettori – lavora molto sul passaparola: un passaparola informato e competente di cui vogliamo essere parte. Le fiere, la nostra Più libri più liberi in particolare, sono un altro grande strumento di visibilità: anche per questo la mia avventura da direttore responsabile parte da qui, con un saluto e un augurio alla piccola e media editoria, segmento rilevante e strategico del nostro comparto.

Il Giornale della Libreria nasce nel 1888 e da allora persegue l’obiettivo di informare verticalmente l’intera filiera del libro. In 135 anni ovviamente ha cambiato pelle e formato più e più volte, però ha mantenuto sostanzialmente inalterata la sua missione. Com’è, a cosa serve, a chi parla oggi?
Innanzitutto, credo che sia compito del nuovo direttore continuare le attività che sono state svolte finora, perché la testata ha interpretato bene fino a qui la sua funzione e ciò che io devo fare non è trasformarlo, ma semplicemente portarlo avanti e mantenerlo aderente alle esigenze del tempo.
II Giornale della Libreria è un’antenna che intercetta le problematiche che si stanno manifestando nell’editoria. Fra queste, sicuramente, l’innovazione, che è entrata in maniera molto forte nel nostro mondo professionale com’è entrata d’altronde nella nostra quotidianità: ciascuno di noi ormai vive con un telefonino come se fosse un suo organo prediletto.
Sicuramente la rivoluzione digitale non si ferma qui, sta invadendo non solo il campo della distribuzione, della fruizione dei prodotti culturali, ma anche e soprattutto quello della produzione e dell’offerta dei prodotti culturali. Mi riferisco non solo alle piattaforme e all’uso dei social, che sono anch’essi strumenti di promozione, ma soprattutto all’Intelligenza Artificiale che è un potentissimo strumento di lavoro per il futuro. Lo è per tutti e soprattutto per i Paesi in via di sviluppo, perché può essere utilizzata per accelerare il trasferimento di grandi bagagli di nozioni e conoscenze facendo fare un balzo in avanti al mondo intero.
L’editoria non è contraria all’innovazione, anzi, l’ha sempre valorizzata come elemento di crescita culturale, sociale ed economica. Ci saranno, già ci sono, delle trasformazioni, ma è importante governarle in modo da non desertificare l’esistente. Siamo sicuri che i vantaggi futuri saranno grandi, e condivisi, ed è per questo che vogliamo tutelare il panorama dell’autorialità con una regolamentazione intelligente che preservi il diritto d’autore. Vale per i libri, ma penso sia la stessa cosa per chi fa musica, teatro, cinema o anche sport: solo la tutela di questi diritti può garantire l’esistenza della creatività futura. E vale anche per gli stessi innovatori, perché innovare in un deserto non servirebbe a nessuno.

Insomma, il suo ruolo come direttore responsabile del Giornale della Libreria si intreccia inevitabilmente con quello di presidente AIE…
Non è un caso. La rivista appartiene all’Associazione e in qualche modo vuole esserne anche portavoce: in questo senso c’è coincidenza d’interesse. L’AIE è l’associazione degli editori piccoli, grandi, medi e di tutti i settori: dalla scolastica alla narrativa, alla saggistica, al professionale, all’universitario, passando per i fumetti, i libri per bambini e ragazzi e tanto altro ancora. Come AIE vogliamo che cresca la domanda di cultura del Paese perché questo fa crescere la domanda di libri, ma anche perché la crescita culturale coopera allo sviluppo sociale, economico, umano. Il Giornale della Libreria è uno degli strumenti che utilizziamo in tal senso.
Rispetto a questo circuito virtuoso attivato da AIE, ciò che vorrò portare con la mia presidenza è una certa attenzione agli aspetti di carattere industriale, perché mentre lavoriamo con prodotti di cultura e con attori della cultura, siamo anche degli attori industriali con le loro tipicità: dai costi di produzione ai temi della logistica, fino alla lotta alla pirateria.
Per questo ho voluto introdurre all’interno del Comitato di presidenza di AIE un paio di deleghe nuove che riguardano da un lato l’innovazione, perché credo che sia importante per noi seguire tanto gli sviluppi regolatori quanto le trasformazioni tecnologiche che impattano il nostro mondo. Dall’altro il Mezzogiorno, perché credo non sia giusto né opportuno che in una parte del Paese le infrastrutture culturali siano più deboli, la scolarità più bassa, il tasso di lettura così ridotto. Non sono sicuramente gli editori da soli a poter cambiare le cose, ma la scuola, ad esempio, può fare molto. Noi che siamo accanto, contigui e complementari con i nostri libri, vogliamo fare la nostra parte.

L'autore: Alessandra Rotondo

Dal 2010 mi occupo della creazione di contenuti digitali, dal 2015 lo faccio in AIE dove oggi coordino il Giornale della libreria, testata web e periodico in carta. Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Unimi, AIE e Fondazione Mondadori. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: editoria, libri, podcast, narrazioni su più piattaforme e cultura digitale. La mia cosa preferita è il mare.

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