Il tuo browser non supporta JavaScript!
Vai al contenuto della pagina
Editori

Quando la guerra distrugge anche la bibliodiversità

di Alessandra Rotondo notizia del 1 ottobre 2026

Gli attacchi russi contro l’Ucraina continuano a colpire anche le infrastrutture della cultura e della conoscenza. Il 28 settembre un drone ha centrato a Kyiv la sede storica dell’Accademia nazionale delle scienze dell’Ucraina, causando due morti e sei feriti. Per il mondo del libro, l’estate appena trascorsa era già stata segnata da una successione di attacchi a tipografie, magazzini e sedi editoriali. Sul Giornale della Libreria li abbiamo raccontati più volte, fino a quello del primo agosto contro il centro logistico di RNK-Ranok, a Kharkiv: otto milioni di libri distrutti, tra cui 600 mila testi scolastici, una quantità pari a quasi un terzo delle copie pubblicate mediamente ogni anno nel Paese.
 
Ma la conta dei volumi perduti racconta solo una parte di quanto sta accadendo. C’è poi quello che viene dopo: come si stampa e si distribuisce quando una parte dell’infrastruttura non c’è più? Quali libri ci si può ancora permettere di pubblicare? E quali case editrici hanno abbastanza risorse per resistere?
 
Su queste domande si concentra l’analisi pubblicata il 27 settembre da Iryna Baturevych e Oksana Khmelyovska di Chytomo, la testata ucraina dedicata all’editoria e alla cultura del libro. L’articolo completo è riservato a chi sostiene Chytomo ed è disponibile sulla pagina Patreon della testata, alla quale è possibile iscriversi per sostenerne il lavoro. Con il consenso delle autrici, ne riprendiamo alcuni dati e le principali questioni poste sul futuro del mercato editoriale ucraino.
 
Una filiera sempre più fragile
In Ucraina portare un libro dal magazzino a chi lo acquista era complicato già prima degli ultimi attacchi. Il Paese non dispone di una rete distributiva ampia e articolata come quella di molti mercati europei e, secondo Chytomo, le reti commerciali esistenti praticano spesso condizioni poco favorevoli alle case editrici, esercitano pressione sui prezzi e allungano i tempi di pagamento. Nel frattempo, aumentano i segnali di concentrazione del mercato, mentre le librerie indipendenti continuano ad avere un peso relativamente ridotto.
La distruzione di magazzini e infrastrutture rende questo equilibrio ancora più precario. Da una parte cresce la dipendenza dai canali distributivi rimasti operativi; dall’altra diventa più importante la vendita diretta. Ma gestire direttamente ordini e consegne, e raggiungere il pubblico senza la mediazione della distribuzione, richiede investimenti proprio mentre gli attacchi aggravano perdite e problemi di liquidità.
Anche la stampa è sotto pressione. Chytomo segnala lo sviluppo di nuova capacità produttiva nell’Ucraina occidentale, dove potrebbero progressivamente spostarsi parte delle attività di stampa e stoccaggio. Trasferire una tipografia, però, richiede investimenti ingenti e non sempre è economicamente sostenibile. Se gli impianti disponibili diminuiranno ancora, aumenteranno anche le attese per andare in stampa. Chi dispone di stabilimenti propri sarà meno esposto rispetto alle case editrici che dipendono interamente da fornitori esterni.
 
L’infanzia, un mercato che si restringe
Tra i segmenti più vulnerabili Baturevych e Khmelyovska indicano l’editoria per l’infanzia. Secondo Chytomo, oggi sarebbero rimaste soltanto cinque-sette piccole case editrici ucraine ancora concentrate soprattutto sui libri per bambine e bambini.
A rendere questo mercato particolarmente fragile è anche la diminuzione del pubblico potenziale. Molte famiglie con minori hanno lasciato l’Ucraina dall’inizio dell’invasione su larga scala e Chytomo teme che l’inverno possa portare una nuova ondata di partenze. Per chi pubblica libri per l’infanzia significa quindi affrontare, nello stesso momento, costi e difficoltà crescenti sul lato della produzione e della distribuzione e una domanda interna più debole.
Prima della guerra quello dei libri per l’infanzia era uno dei segmenti commercialmente più forti del mercato ucraino. Negli ultimi anni, però, pubblicare questi titoli era già diventato più rischioso e, secondo Chytomo, nelle condizioni attuali per alcune case editrici potrebbe non essere più economicamente sostenibile.
Una possibile conseguenza riguarda direttamente l’offerta. Potrebbero continuare ad arrivare sul mercato soprattutto le traduzioni i cui diritti erano stati acquistati durante la ripresa del 2023, mentre diventerebbe più difficile finanziare nuovi libri per l’infanzia scritti e prodotti in Ucraina.
 
Più rischi, meno margine per sperimentare
Se stampare costa di più, distribuire diventa più difficile e il capitale investito in ogni tiratura è esposto al rischio di andare perduto, cambia anche il modo in cui si decide cosa pubblicare.
Secondo Chytomo, le case editrici potrebbero essere spinte a concentrarsi sempre di più sui titoli con maggiori probabilità di vendita, riducendo lo spazio per le nicchie, i progetti sperimentali e i libri rivolti a pubblici meno ampi. Una tendenza che, osservano Baturevych e Khmelyovska, era visibile già prima degli ultimi attacchi: negli ultimi anni i bestseller ucraini hanno condiviso le tirature più alte con grandi successi internazionali, spesso sostenuti anche dalla circolazione su BookTok.
Non è la crescita dei libri tradotti a costituire un problema. A cambiare gli equilibri è la quantità di rischio che una casa editrice può permettersi di assumere. Quando quel margine si riduce, diventano più difficili da sostenere proprio i progetti dall’esito commerciale meno prevedibile, a partire dagli esordienti.
 
Anche gli spazi dei libri si restringono
La guerra sta ridisegnando anche i luoghi in cui i libri vengono presentati, discussi e venduti. Festival e incontri possono essere cancellati per ragioni di sicurezza oppure trasferiti in rifugi e ambienti sotterranei. Gli spazi adatti, però, non sono abbastanza, non tutti garantiscono una protezione adeguata e organizzare un evento in queste condizioni comporta costi e difficoltà logistiche maggiori. Persino il futuro del Chytomo Award, scrivono Baturevych e Khmelyovska, è al momento incerto.
Ai problemi pratici si somma la stanchezza accumulata dopo anni di guerra, allarmi aerei e programmi continuamente da rivedere. Partecipare a una fiera internazionale può richiedere due giorni di viaggio, sempre che i collegamenti funzionino e che sia possibile lasciare il Paese. Organizzare un incontro significa prevedere procedure di sicurezza, possibili interruzioni, spostamenti nei rifugi.
 
Le realtà più piccole sono quelle che soffrono di più
Sono soprattutto le piccole case editrici ad avere meno margine per assorbire una perdita. Marko Books ha visto andare distrutta l’intera propria scorta: 6.011 volumi, per un costo di ristampa stimato in oltre 2,3 milioni di grivnie, circa 45 mila euro. Per Who Is It? l’attacco ha colpito invece il magazzino nel quale era conservato l’80% di tutti i libri della casa editrice. Il danno è stimato in circa 2,225 milioni di grivnie, poco meno di 44 mila euro e, secondo quanto riportato da Chytomo, è tale da non consentire alla casa editrice di riprendere l’attività. I due casi rientrano in un bilancio molto più ampio: secondo i dati del Ministero della Cultura ucraino riportati da Chytomo, durante l’estate gli attacchi hanno distrutto nelle tipografie e nei magazzini oltre 13 milioni di libri appena stampati. Le perdite dirette per il settore sono arrivate ad almeno 1,75 miliardi di grivnie, circa 34,5 milioni di euro.
Per una piccola casa editrice, però, il valore delle copie distrutte non esaurisce il danno. Il denaro investito in una tiratura serve spesso a finanziare quella successiva. Se i libri vengono distrutti, le consegne si fermano o gli incassi slittano, può venire meno anche il capitale necessario per continuare a pubblicare. Per una realtà di piccole dimensioni, perdere una sola tiratura può quindi interrompere l’intero ciclo produttivo.
A questa fragilità prova a rispondere lo Small Publishers Support Program, promosso dal Ministero della Cultura ucraino insieme a KSE Foundation, Ukrainian Book Institute e al festival internazionale Book Arsenal. La raccolta fondi punta a 500 mila dollari, circa 443 mila euro, per sostenere almeno venti case editrici che pubblicano non più di venti novità all’anno. I contributi potranno arrivare a 25 mila dollari, circa 22 mila euro, e almeno il 70% dovrà essere utilizzato direttamente per la produzione di libri. La prima tornata di candidature è prevista per novembre. Il programma non è destinato soltanto alle case editrici colpite fisicamente da un attacco. Potranno essere considerate anche le conseguenze della guerra sulle vendite, sulla logistica, sulla produzione e sulla disponibilità di capitale. È una distinzione importante: la distruzione di un magazzino è immediatamente visibile, la perdita progressiva della capacità di continuare a pubblicare molto meno.
Ed è proprio qui che il danno economico diventa anche culturale. Le realtà più piccole sono spesso quelle che lavorano su nuovi nomi, temi meno battuti e pubblici più circoscritti. Se per loro diventa insostenibile investire negli esordi, nelle nicchie e nei cataloghi meno prevedibili sul piano commerciale, a restringersi non è soltanto il mercato editoriale ucraino. Si restringe anche la varietà dei libri che quel mercato può ancora permettersi di pubblicare.

L'autore: Alessandra Rotondo

Dal 2010 mi occupo della creazione di contenuti digitali, dal 2015 lo faccio in AIE dove oggi sono responsabile del contenuto editoriale del Giornale della Libreria, testata web e periodico in carta. Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Unimi, AIE e Fondazione Mondadori. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: editoria, libri, podcast, narrazioni su più piattaforme e cultura digitale. La mia cosa preferita è il mare.

Guarda tutti gli articoli scritti da Alessandra Rotondo

Inserire il codice per il download.

Inserire il codice per attivare il servizio.