Ricardo Franco Levi è il nuovo presidente della Federazione degli Editori Europei (FEP)Già vicepresidente dell'associazione negli ultimi due anni, guiderà la FEP fino al 2024. Nel giorno della sua nomina, Levi, che è presidente dell'Associazione Italiana Editori dal 2017, fissa le priorità del mandato alla guida della Federazione degli Editori Europei, a partire dalla difesa della libertà di espressione e del diritto di autore, e lancia un appello al governo italiano perché metta in campo le misure necessarie per tutelare il mercato del libro. «L’allarme per l’impennata dei costi della carta risuona anche a livello europeo. Ho già tenuto un incontro con le associazioni europee dei cartai e dei tipografi per discutere del problema degli approvvigionamenti della carta e dei costi in crescita», dice Levi. «È stato un incontro produttivo nel corso del quale tutti abbiamo condiviso le preoccupazioni per le difficoltà che il mondo del libro deve affrontare».


Quali sono gli interventi necessari, a livello europeo e nazionale, per contrastare l’aumento del costo della carta?
I costi sono esplosi per il progressivo riorientamento delle produzioni verso la carta da imballaggio a scapito della carta grafica e per l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia. Chiediamo che sia messo in atto da parte dell’autorità pubblica un ristoro per un’industria energivora come quella della carta, analogo a quello che è stato concesso a tutti gli altri settori produttivi, dalla ceramica all’acciaio. Ci può essere un riconoscimento da parte europea del problema, ma l’intervento dev’essere di tipo nazionale. In Italia, chiediamo la riproposizione di quel credito di imposta per la carta che è stato attivo per tanti anni e che, da qualche tempo, è stato attivo solo per gli editori di giornali. Dev’essere esteso anche agli editori di libri, alla luce della gravissima crisi dettata dall’aumento del prezzo della carta e del valore della produzione libraria, sia per l’editoria di varia sia per quella scolastica.


Cosa significa guidare la Federazione degli Editori Europei in questo momento storico? E quali sono le sfide principali all’orizzonte?
Nelle riunioni che si sono tenute a Bruxelles è stato riconfermato come punto centrale nella missione degli editori europei la difesa della libertà di espressione e di pubblicazione. Il nostro impegno per la difesa di queste libertà in Ucraina è stato molto importante, e continuerà a esserlo. Non a caso il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha tenuto un intervento di grande impatto alla FEP in occasione della mostra del libro di Francoforte. Continueremo a mantenere alta l’attenzione anche sul caso di Salman Rushdie, e su tutte quelle azioni che possano attentare alla libertà di espressione. Un altro tema fondamentale è quello della difesa del diritto d’autore, che è la base su cui si fonda il mondo del libro.


Il mondo del libro europeo ha l’unità necessaria per affrontare le sfide che lo attendono?
Il mondo del libro, quando serve, sa essere più saggio del mondo della politica. Ne sono un esempio i rapporti tra la FEP e l’associazione degli editori del Regno Unito, che continuerà a fare parte a pieno titolo della federazione europea. Con un accordo unanime si è convenuto che, pur a fronte della rottura tra Regno Unito e Unione Europea per la Brexit, questa rottura non dovesse riproporsi nel mondo del libro, che vuole rimanere unito. In qualità di presidente della FEP lavorerò anche per questo, sulla scia di quanto fatto negli ultimi anni. A questo proposito voglio ringraziare il mio predecessore, Peter Kraus vom Cleff, per lo straordinario lavoro che ha svolto fin qui.