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Editori

IPA. Un report per raccontare le sfide della libertà di edizione oggi

di Samuele Cafasso notizia del 20 ottobre 2020

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Non ci sono solo gli editori messi a tacere attraverso l’incarcerazione e i processi in Paesi come il Bangladesh, la Cina, l’Egitto, la Turchia e il Vietnam. E la censura non si ferma nemmeno ai casi di Paesi come la Russia, o la Thailandia, dove gli editori sono costretti a modificare i contenuti dei libri che vogliono stampare.

Secondo il report internazionale Freedom to publish. Challenges, violations and countries of concern, pubblicato dall’International Publishers Association (IPA) e dalla Norwegian Publishers Association a cura del comitato Freedom to Publish dell’IPA (a cui partecipa l’AIE), la libertà di edizione affronta oggi nel mondo sfide più sottili, che la mettono a rischio anche in Paesi che siamo abituati a considerare pienamente liberali e democratici. «Leggere questo rapporto – spiega Hugo Setzer, presidente di IPA – mi ha fatto ricordare quanto sia fragile la libertà di edizione e quanto le sfide siano in continua mutazione. Mentre in alcuni Paesi come il Bangladesh la situazione è drammatica e ve ne sono altri in cui gli editori nemmeno si accorgono più di auto censurarsi, il report mostra chiaramente come anche i Paesi “liberi” stanno vedendo la loro libertà erosa dalle leggi contro la diffamazione e dalle norme per la cyber-security, così come dalla pressione subita attraverso i social media».

Più in generale, il report documenta una allarmante restrizione a livello mondiale del perimetro della libertà di edizione, con prospettive future preoccupanti in riferimento, tra le altre cose, all’utilizzo delle leggi anti-pandemia in senso autoritario. IPA ha quest’anno deciso di assegnare il Prix Voltaire a The Liberal Publishing House, una casa editrice vietnamita i cui dipendenti hanno subito arresti, intimidazioni e torture, secondo quanto denunciato da Human Rights Watch e Amnesty International. Pham Doan Trang, l’attivista e animatrice della casa editrice, è stata arrestata poche settimane dopo l’assegnazione del premio e, in occasione della Fiera di Francoforte, è stato trasmesso un suo video preregistrato, mentre lei ancora si trova in carcere.

Tra i Paesi dove l’allarme è maggiore c’è anche il Bangladesh che ha approvato a ottobre 2018 una legge che punisce la «propaganda negativa» con pene fino a 18 anni di carcere, mentre non si contano gli agguati, anche mortali, delle milizie islamiste ai danni di giornalisti e blogger. In Cina, mercato su cui pure gli editori internazionali si stanno affacciando sempre più, permangono le segnalazioni di arresti e torture ai danni degli editori, biblioteche pubbliche o scuole distruggono e bruciano testi considerati illegali, mentre è prassi la mutilazione o modifica di testi venduti a editori cinesi per il mercato nazionale. In Russia, dichiara Oleg Novikov, co-proprietario di una delle più grandi case editrici del Paese, Eksmo-AST, «la lista degli argomenti proibiti si sta allungando sempre più, rendendo difficile lavorare su testi provenienti dai Paesi occidentali». Lo stesso Yuval Noah Harari ha accettato pesanti interventi per la traduzione del suo Lezioni dal ventunesimo secolo, senza le quali la pubblicazione in Russia sarebbe stata vietata.

Ma sono Paesi ancora più vicini a noi, come l’Ungheria, che ci raccontano torsioni sempre più estreme in senso autoritario: nel Paese di Viktor Orban non esiste più un mercato per i libri scolastici: gli unici testi ammessi e distribuiti gratuitamente in comodato ai ragazzi sono testi pubblicati da editori pubblici, la cui proprietà è riconducibile allo Stato. A febbraio 2020, inoltre, il governo ha pubblicato il National Basic Curriculum di letteratura da cui è stato cancellato il premio Nobel Imre Kertész a favore di autori che hanno narrato la grandezza del popolo magiaro, vittima delle grandi potenze dopo la fine della Prima Guerra Mondiale.

Se il caso ungherese va inquadrato in una più generale deriva autoritaria, la censura sui libri scritti per ragazzi è molto più ampia di così e riguarda soprattutto testi che trattano i temi della sessualità e delle differenze di genere e orientamento sessuale. In Francia un piccolo editore (Editions Lapin) ha perso l’accesso alla piattaforma Amazon Kindle dopo aver pubblicato un testo di educazione sessuale per teenager che, secondo la multinazionale, conteneva immagini pornografiche (su Amazon, per altro, c’è una sezione «erotismo» con libri apertamente pornografici). Negli Stati Uniti l’associazione che riunisce le biblioteche da anni raccoglie e segnala le molte azioni intraprese da gruppi di pressione per eliminare alcuni libri dalle biblioteche e, più in generale, impedirne la circolazione. Si tratta soprattutto di testi rivolti ai ragazzi che trattano i temi della differenza sessuale. Il 15 gennaio di quest’anno, inoltre PEN America ha denunciato una proposta di legge in Missouri che si proponeva di subordinare il finanziamento alle biblioteche pubbliche al giudizio di un comitato di genitori che avrebbe giudicato l’appropriatezza dei testi che trattano temi riguardanti il sesso.

Un caso simile, pur in scala minore, è accaduto anche in Italia, a Ferrara, ed è stato denunciato dall’Associazione Italiana Biblioteche il 13 ottobre. Riferendosi alle liste dei libri da acquistare con il contributo speciale del governo destinato alle biblioteche, secondo quanto riportano gli organi di stampa, un consigliere comunale è intervenuto per «chiedere se si può avere un elenco libri che si intende acquistare per valutare la tipologia dei libri in dotazione alle biblioteche…Valutare i libri da acquistare è un dovere». Ha poi aggiunto: «Vorrei vedere se questi libri sono adeguati ai nostri cittadini, alle aspettative dei nostri elettori». Nel prosieguo del dibattito si è anche parlato di un Osservatorio sui libri per l’infanzia.

Ferma la posizione di AIB: «Per poter valutare una collezione di libri, la prima cosa da fare è mettere da parte i propri gusti personali e la seconda cosa da fare è padroneggiare le metodologie di misurazione e valutazione delle collezioni e dei servizi bibliotecari. Altri tipi di valutazioni non sarebbero valutazioni ma solo esercizi ideologici, oppure tentativi più o meno mascherati di censura».

Più in generale, la pressione dei movimenti di opinione e dei movimenti organizzati assume in molti Paesi dimensioni preoccupanti. Colpisce, così, che il giornalista svedese Fredrik Virtanen abbia dovuto rivolgersi a un editore norvegese per raccontare la sua carriera stroncata da un’accusa di stupro a lui rivolta nei primi mesi del movimento #MeToo. In Germania, l’associazione degli editori Börsenverein segnala le sempre più numerose campagne, condotte talvolta con grande aggressività, per l’esclusione di determinati editori o autori dal programma della Fiera internazionale del libro di Francoforte. Su livelli di ben maggiore preoccupazione c’è poi il caso statunitense di Jennine Capó Crucet, un’autrice e professoressa dell’Università del Nebraska invitata a parlare alla Georgia Southern University del suo libro Making Your Home Among Strangers, dove racconta la sua esperienza di studentessa di origini sudamericane. Durante il dibattito l’autrice è stata contestata da alcuni studenti che l’hanno accusata di razzismo nei confronti delle persone bianche, contestandole il diritto di scrivere circa il «white privilege». Più tardi, la notte, alcuni studenti si sono riuniti per bruciare copie del suo libro all’interno del campus, altri studenti si sono radunati sotto il suo hotel che lei ha dovuto abbandonare per ragioni di sicurezza. In una dichiarazione di condanna pubblicata dopo l’accaduto, L’Association of University Press, pur riconoscendo che rientra nella libertà di espressione degli studenti bruciare libri, ha citato le parole pronunciate da Heinrich Heine nel 1823: «Dove si bruciano i libri, si finisce per bruciare le persone».

L'autore: Samuele Cafasso

Sono nato a Genova e vivo a Milano, dove ho frequentato il master in giornalismo dell’Università Iulm e quello di editoria di Unimi, Fondazione Mondadori e AIE. Giornalista, già addetto stampa di Marsilio editori e oggi di AIE, ho scritto per Il Secolo XIX, La Stampa, Internazionale, Pagina99, Wired, Style, Lettera43, The Vision. Ho pubblicato «Figli dell’arcobaleno» per Donzelli editore. Quando non scrivo, leggo. O nuoto.

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