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Il mercato delle riviste di cultura. Chi le sta uccidendo?

di Alessandra Rotondo notizia del 11 dicembre 2016

Attenzione, controllare i dati.

Una volta le si vedeva in libreria. Oggi quegli angoli sono ridotti – quando sono rimasti – a espositori per riviste di design, lifestyle, architettura. Molte testate storiche hanno chiuso. Le ha uccise il web con la facilità con cui tutti possono fare riviste di cultura o la cultura non interessa più a nessuno? Attraverso il punto di vista di Agnese Manni (Manni editori), Valdo Spini (Presidente Cric – Coordinamento riviste italiane di cultura) e Piero Attanasio (Coordinatore delle relazioni internazionali di Aie) oggi a Più libri più liberi abbiamo cercato di capire se e come si muove questo mercato. 

La ricerca presentata da Piero Attanasio durante l’incontro, e frutto del lavoro di Università di Verona, CINECA e Aie, ha analizzato il mercato delle riviste accademico-scientifiche italiane di area umanistica e sociale. «Sono più di 3 mila quelle che abbiamo preso in considerazione, pubblicate da oltre 850 editori, il 45% dei quali commerciali. Analizzate per area, invece, più della metà delle riviste rivela una propensione alla multidisciplinarietà. Chiedendoci, allora, quale fosse la discriminante che distingue quelle scientifiche da quelle di cultura ci siamo risposti che alla base c’è l’idea di pubblico che rispettivamente sottendono – commenta Attanasio –, e l’assunto che gli studiosi non possano che essere letti da altri studiosi. Sarebbe invece molto utile che nelle riviste l’accademia trovasse uno strumento per parlare alla società e al Paese, senza richiudersi in se stessa».

Valdo Spini individua proprio in questa esigenza di apertura la finalità del Cric, che «mette in comune lo sforzo delle riviste di rivolgersi al pubblico e soprattutto ai giovani». Due sono gli aspetti sui quali puntare per restituire vigore al mercato di settore, secondo Spini: «la periodicità, che consente a chi è interessato a un tema di poter contare su uno strumento di informazione pertinente, e la capacità che il formato rivista ha di sviluppare il pensiero, di dar spazio al ragionamento. A patto, però, di non evitare i temi più duri e scottanti».

Agnese Manni, seconda generazione dell’omonima casa editrice leccese, racconta la sua esperienza «di famiglia» con «L’immaginazione», rivista di letteratura fondata nel 1984 e distribuita nelle librerie all’epoca d'oro delle rastrelliere. «Quando quest’epoca è finita – racconta Manni – abbiamo iniziato ad assegnare un codice Isbn a ciascun numero e a renderli ordinabili online. A fronte di un centinaio di abbonamenti stampiamo circa 1.300 copie: la maggior parte sono omaggi». Una strategia che potenzia la visibilità della casa editrice: «sappiamo che è un’operazione in perdita e sopravviviamo non facendo il conto economico. Ma sappiamo parimenti che dalle 64 pagine della nostra rivista sono emerse, negli anni, voci destinate a farsi sentire nel panorama editoriale. Come una sconosciuta, almeno in Italia, Nina Cassian che l’occhio attento di Vittorio Sermonti condusse alla pubblicazione per Adelphi».
Anche secondo Valdo Spini l’utilità di una rivista non va misurata esclusivamente attraverso la sua capacità di portare reddito. «Dietro le riviste ci sono nuclei di volontariato culturale che vanno incoraggiati – precisa Spini – e il web non deve rappresentare uno strumento antagonista in questo senso». Posizione che trova d’accordo Agnese Manni che, nel nuovo sito della casa editrice, sta prevedendo una sezione per la rivista dalla quale sarà possibile consultare in forma integrale e gratuita una serie di materiali.

Ma è la condizione drammatica in cui versa l’infrastruttura bibliotecaria di pubblica lettura a rendere cupo il panorama italiano. Sul grande bisogno di azioni comuni e attività di coordinamento concordano tutti i partecipanti all’incontro e anche sulla necessità di non lasciar scomparire le voci provenienti da realtà minori. «Si aiutano tanti volontariati in Italia – commenta Spini in conclusione – perché non dare un sostegno anche a quelli culturali?».

Consulta e scarica le slide dell'incontro dalla sezione Le presentazioni del nostro sito.

L'autore: Alessandra Rotondo

Editor presso la redazione del Giornale della libreria. Mi sono laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, poi ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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