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Innovazione

L’impatto della voce sui contenuti editoriali

di Alessandra Rotondo notizia del 7 maggio 2018

Attenzione, controllare i dati.

Ultimamente ci capita spesso di parlare, sulle pagine sia fisiche che digitali del «Giornale della libreria», di quanto il fenomeno audio stia assumendo rilevanza per il nostro settore. E più in generale per l’industria dei contenuti e dell’entertainment. Anche perché l’audio non è solo una modalità di fruizione, ma anche una porta d’accesso verso l’informazione: e lo dimostra il fatto che la voce sta sostituendo sempre di più il mouse, la tastiera, il tap sullo schermo nella consultazione online.

Una tendenza generata e alimentata dalla diffusione degli assistenti vocali virtuali, che già da qualche anno – e con sempre crescente precisione – ci parlano dai nostri smartphone, e ultimamente cominciano ad affermarsi anche nello spazio domestico grazie agli smart speaker, gli altoparlanti intelligenti ad attivazione vocale che cominciano ad arrivare anche in Italia.
Naturalmente tutto questo ha un impatto sugli algoritmi che disciplinano la ricerca online, cui è richiesta una sempre maggiore abilità nella comprensione del linguaggio naturale, che l’utilizzo della voce sdogana completamente. Non a caso, qualche settimana fa Google annunciava l’intenzione di concentrare i suoi sforzi tecnologici sulla ricerca vocale e sui prodotti audio, con l’obiettivo di duplicare l’audience mondiale di podcast e contenuti sonori.

Secondo ComScore, entro il 2020 il 50% delle ricerche fatte online sarà effettuato a mezzo voce. Un’evenienza che avrà un impatto fortissimo sui produttori di contenuti e che li obbligherà a porsi il problema della loro rintracciabilità, a rivedere le proprie strategie SEO e a ripensare i contenuti stessi avendo a mente lo schema di una ricercabilità che passa dalla voce.

Senza dimenticare che, se è vero che la ricerca vocale rappresenta e rappresenterà uno dei temi portanti del prossimo futuro, allo stato tecnologico attuale ha comunque delle peculiarità (e delle limitazioni) non di poco conto. Così, se una query digitata sulla barra di ricerca di Google genera una nutrita lista di risultati da cui l’utente sarà chiamato a scegliere, una domanda posta all’assistente vocale virtuale porterà – nella migliore delle ipotesi – a una sola risposta. E per questa ragione si adeguerà meglio a quelle richieste puntuali che possano essere soddisfatte da risposte altrettanto puntuali.

Che effetto avrà questo fenomeno sull’industria editoriale e sugli editori di contenuti? Difficile prevederlo, ma intanto i dati ci dicono che circa il 43% di quello che viene cercato online tramite la voce è rappresentato da libri e musica. E altrettanto consistente è, almeno in potenza, l’interesse manifestato da inserzionisti e agenzie pubblicitarie all’ipotesi di inserire l’audio nel media mix pubblicitario. Quell’audio che ha il pregio, da un lato, di essere l’ultimo companion medium delle nostre giornate, capace com’è d’insinuarsi con facilità e naturalezza nelle attività del quotidiano. Dall’altro, stimola comunque una fruizione densa, non necessariamente da «sottofondo sonoro». Almeno stando al fatto che più della metà degli utenti statunitensi non svolge nessun’altra attività durante l’ascolto di un libro.

Tra le strade che gli editori stanno cominciando a percorre per non rimanere tagliati fuori dal panorama dell’audio c’è sicuramente quella dei podcast e – più in generale – dei contenuti audio «nativi», che non provengono da un libro. Ma ci sono anche altri modi per utilizzare la voce all’interno della narrazione. Ricordate i librogame e il loro impianto non lineare, che chiedeva al lettore un contributo attivo per determinare l’incedere della trama? Con Select a story (attualmente disponibile sia per Alexa che per Google Home) succede qualcosa di simile. Con una differenza: l’interazione tra il narratore (virtuale) della storia e il piccolo lettore è esclusivamente vocale.

L'autore: Alessandra Rotondo

Editor presso la redazione del Giornale della libreria. Mi sono laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, poi ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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