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Innovazione

Google Home. Gli smart speaker iniziano a parlare italiano

di Alessandra Rotondo notizia del 26 marzo 2018

Attenzione, controllare i dati.

L’altoparlante intelligente di Google fa oggi il suo debutto in Italia, pochi giorni fa lo annunciava la società con un post sul suo blog. Nel nostro Paese vengono commercializzati sia Google Home che Google Home Mini: stesse funzionalità in due formati diversi.

Gli altoparlanti voice activated espandono oltre lo smartphone il raggio d’azione degli assistenti vocali virtuali che già popolano i nostri dispositivi mobili, immergendoli nella fisicità delle nostre case: attraverso di loro possiamo accedere a contenuti d'informazione e d'intrattenimento, controllare oggetti e funzioni smart che ci circondano, gestire a mezzo voce una serie di operazioni che attualmente facciamo interagendo con lo schermo o con altri pulsanti e superfici.

Prima di oggi, l'offerta in
 Italia era quasi inesistente: Amazon, che con gli speaker Echo è stata la prima a portare la sua Alexa nelle case degli angolofoni, non ha ancora a disposizione un algoritmo che comprenda adeguatamente la nostra lingua. Che invece Siri, l’assistente vocale di Apple, padroneggia bene: eppure l’azienda ha tardato a presentare un prodotto (le casse HomePod) che è comunque dedicato soltanto ai possessori di iPhone.

Google Home, insomma, arriva in un mercato sostanzialmente vergine. Peraltro animato da una domanda abbastanza consistente: stando ai dati di una ricerca realizzata da Find in collaborazione con Duepuntozero Doxa, tra gli italiani che accedono a Internet tre su quattro sono propensi ad acquistare un altoparlante intelligente.

Eppure gli assistenti vocali digitali sono disponibili in Italia già da diversi anni su smartphone e tablet, ma oltre il 50% degli utenti non li utilizza. La maggior parte delle ricerche vocali viene effettuata da smartphone (46%), e meno da tablet (36%) ed è orientata a reperire informazioni su servizi o prodotti (28%); ottenere indicazioni stradali (28%) e aggiornamenti meteo (17%); scoprire le news del giorno (14%); aggiornarsi sugli appuntamenti fissati nella propria agenda digitale (9%). Anche perché, per il momento, le varie Siri, Cortana e Alexa sanno fare autonomamente poco altro. E lo stesso vale per Ok Google, calato o meno che sia in uno smart speaker.

Né dagli altoparlanti intelligenti gli italiani si aspettano chissà quale miracolo. Sempre la ricerca di Find mostra che il 60% degli interessati dichiara di volerne uno per controllare i sistemi di domotica connessi alla casa, quasi il 50% si dice interessato alle funzioni musicali o di ascolto delle notizie, il 42% lo utilizzerebbe principalmente per semplici ricerche online e il 40% è stuzzicato dalla possibilità di farsi assistere nella preparazione di ricette culinarie (e infatti Google Home arriva nel nostro Paese con un’integrazione già funzionante con GialloZafferano).

Ma allora da cosa nasce l’interesse per gli smart speaker? Un’altra ricerca – dell’Osservatorio Internet Of Things della School of Management del Politecnico di Milano – mostra che il mercato dell’IoT per la smart home in Italia ha raggiunto quota 250 milioni di euro nel 2017, registrando una crescita del 35% sul 2016, in linea con l’andamento dei principali Paesi occidentali. E sarebbe il 38% degli italiani ad avere già nella propria abitazione un qualche tipo di dispositivo «intelligente». L’arrivo di Google Home, che probabilmente farà da apripista per gli altri big, incentiverà la creazione di un ecosistema attorno agli oggetti smart, uno strumento che colleghi tra loro tutti i punti accrescendo le capacità e l’efficienza dell’intera rete.

Insomma, chi nei prossimi giorni acquisterà lo smart speaker di Google non si troverà immediatamente catapultato nel futuro, e non di rado sentirà la voce dell’assistente fare ammenda e dire che sta ancora imparando. Ma essere arrivato in anticipo sul mercato consentirà al colosso di Mountain View di assicurarsi (prima dei competitor) il supporto degli sviluppatori e delle aziende i cui prodotti si integrano in forma di ecosistema con l’altoparlante. Costruttori di dispositivi, editori, fornitori di software e servizi: tutti hanno interesse a interfacciarsi con il proprio pubblico anche quando è lontano dallo smartphone o dal pc, e un altoparlante intelligente dà loro il modo di farlo.

Come riflesso dalla ricerca di Find e Doxa Duepuntozero – e non meno dai servizi già gestiti da Google Home e dal novero delle aziende già partner – se una sponda, importante, degli smart speaker è la domotica (l’Internet delle cose, la casa intelligente), l’altra viene senza dubbio del panorama dell’entertainment. «Con un semplice comando vocale potete riprodurre brani, playlist, artisti e album dai servizi musicali più diffusi, come Google Play Musica e Spotify» si legge sul blog di Google. «Potete anche ascoltare la radio attraverso il partner TuneIn e le notizie dai servizi news disponibili al momento – Corriere della Sera, Rep di La Repubblica, RMC, RTL 102.5, Sky Tg24, Sky Sport, TGCOM24 – e i tanti altri servizi che saranno integrati nel tempo». A quando l’arrivo di un editore (o di un distributore) di audiolibri?

L'autore: Alessandra Rotondo

Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Da diversi anni mi occupo di contenuti, dal 2015 al Giornale della libreria. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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