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Innovazione

Hachette acquista Neon Play e punta sui mobile game

di Camilla Pelizzoli notizia del 17 giugno 2016

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Hachette ha deciso che è tempo di investire sul digitale: con una mossa inaspettata il gruppo editoriale, ottavo per grandezza a livello globale, ha acquistato Neon Play, azienda specializzata nella creazione di app e in particolare di mobile game, in quello che – secondo le parole dell’amministratore delegato della divisione Hachette UK, Tim Hely Hutchinson – è stato un «primo passo serio» per sviluppare un business più innovativo.

Neon Play è una delle maggiori aziende britanniche impegnate sul fronte app, e ha vinto svariati premi, tra cui il Queen’s Award for Innovation: continuerà la sua attività come realtà indipendente sotto l’«ombrello» di Hachette UK, da cui lanciare nuovi applicazione e «giochi di successo a livello globale», sia partendo da titoli di cui Hachette detiene i diritti, da sviluppare eventualmente come franchise, sia creando nuovi progetti indipendenti, e non solo in ambito ludico (si è parlato, ad esempio, di «app per la cucina» e per il settore «educational»). Lo staff continuerà a lavorare dai propri uffici, presso l’Old Museum di Circencester, e non ci saranno cambiamenti nell’organico, che dovrà fare riferimento a Richard Kitson, direttore commerciale e capo del reparto digitale di Hachette UK.

«Da qualche tempo Hachette sta sviluppando un piano per diversificare la propria attività anche nel mercato game. Questo sia per fornire l’opportunità ai nostri autori di essere pubblicati in una nuova dimensione, sia per puntare più genericamente al nostro obbiettivo di generare una rapida crescita su varie piattaforme digitali. Cercavamo un games studio coraggioso, creativo, ben gestito e di grande successo e con Neon Play l’abbiamo trovato» ha aggiunto Hely Hutchinson, nel parlare dell’acquisizione.  Secondo le parole dell’AD, l’industria editoriale e quella dei videogiochi sono «complementari», e i giochi mobile sono «parte del futuro dell’industria del libro»: l’editoria è destinata a diventare almeno per metà digitale, superando anche  l’odierno concetto di e-book, al momento «così simili ai libri stampati […] che a malapena contano come oggetti digitali».

Parlando della quantità di app che sperano di produrre annualmente, Hutchinson ha detto che si ipotizzano da cinque a dieci, cominciando da quelle tratte dai libri per bambini e dai titoli di fantascienza, anche in seguito al feedback entusiasta di molti autori che scrivono libri appartenenti a queste due categorie, che «discutono regolarmente con noi [di Hachette, ndR] della creazione di dimensioni più digitali per i loro libri».

Dunque si può dire che l’investimento ha rappresentato un passo avanti non solo per l’editore, ma anche per i suoi autori più attenti: e, probabilmente, verrà ben accolto dai lettori, per cui informazioni e divertimento sempre più spesso provengono dai propri device mobili. Se i risultati saranno positivi per Hachette UK, sarà interessante vedere come il gruppo cercherà di implementare nel resto del mondo l’esperienza positiva, e soprattutto che conseguenze avrà questo investimento sullo sviluppo dei «semplici» e-book.

L'autore: Camilla Pelizzoli

Laureata in Lettere moderne (con indirizzo critico-editoriale), ho frequentato il Master in editoria. Mi interessa la «vita segreta» che precede la pubblicazione di un libro – di carta o digitale – e mi incuriosiscono le nuove forme di narrazione, le dinamiche delle nicchie editoriali e il mondo dei blog (in particolare quelli letterari).

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