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Innovazione

On line non si leggono solo contenuti brevi

di Camilla Pelizzoli notizia del 11 maggio 2016

Attenzione, controllare i dati.

Con l’ascesa degli smartphone, molti si sono chiesti in che direzione si sarebbero sviluppati i testi, e se gli schermi più piccoli e l’enormità di spunti e stimoli disponibili a un tap di distanza non fossero destinati a far estinguere i testi lunghi – come reportage, articoli d’approfondimento, inchieste sviluppate su più pagine – soppiantati da notizie brevi e immediatamente fruibili.
In ambiente anglosassone, dove questo tipo di scrittura giornalistica ha una lunga e riconosciuta tradizione (basti pensare al valore dei Pulitzer negli Stati Uniti), queste riflessioni hanno portato non solo a una discussione «sul metodo», attraverso contributi teorici e sviluppi pratici di nuove forme di articolo long-  e short-form, ma anche a molte ricerche riguardanti il comportamento dei lettori, dal tempo passato su un singolo articolo al numero di visite. Uno dei più recenti e dei più approfonditi è quello pubblicato il 5 maggio dal Pew Research Center (tra le principali realtà di ricerca degli Stati Uniti), in associazione con la John S. and James L. Knight Foundation, che ha analizzato il comportamento dei lettori di articoli on line, partendo dalle metriche fornite da Parsely, che analizza i dati riguardanti più di 170 top media company. Il fattore su cui si sono concentrate le analisi, in particolare, è stato quello temporale: ovvero quanto tempo rimangono gli utenti su un articolo, a seconda che sia breve o più articolato. I risultati confermano che, nonostante tutte le previsioni poco ottimistiche, gli articoli lunghi hanno ancora ragione d’essere e sono ancora letti.
I dati evidenziano come i lettori passino circa il doppio del tempo su un articolo lungo (identificato con un testo di più di mille parole) rispetto a uno corto: rispettivamente, 123 secondi contro 57. Al di là dei giudizi di valore su una sessione di tempo che, in entrambi i casi, è oggettivamente piuttosto breve (e in parte sottostimata, secondo gli stessi ricercatori, a causa delle modalità di raccoglimento dati di Parsely), «quel che più conta è la differenza relativa che emerge tra storie in long- e ­short-form. E qui la conclusione è attraverso il dataset è costante: le persone spendono più tempo sulle storie più lunghe rispetto a quelle più corte, suggerendo che il coinvolgimento può aumentare per andare incontro alle difficoltà di un pezzo più approfondito».

In parole povere, se l’argomento è d’interesse, il lettore dedicherà il proprio tempo e i propri sforzi alla lettura di un articolo sul proprio telefono. Tant’è che il tempo medio impegnato nella lettura di articolo, se osservato relativamente al numero di parole del testo, conferma la tendenza a dedicare un’attenzione più approfondita agli articoli man mano che aumenta il numero di parole (come dimostra la tabella).
Articles with higher word counts display higher levels of engaged time on cellphones
E a proposito di app, la ricerca ha analizzato anche le differenze nelle visite provenienti da Facebook e Twitter, andando così a creare anche un profilo dell’utente-lettore tipo delle due piattaforme. Facebook attira più click, anche per il maggior numero di iscritti, ma Twitter richiama un pubblico che tende a passare più tempo sullo stesso contenuto, e questo distacco si mantiene inalterato sia per quanto riguarda i contenuti brevi che quelli lunghi.
Altro dato interessante è che, benché le notizie più brevi portino un traffico totale maggiore, data anche la loro maggiore quantità, quelle lunghe hanno lo stesso tasso d’accesso dal telefono; tuttavia, nel considerare questo dato, va anche detto che non sempre gli utenti sanno quanto sarà effettivamente lungo il pezzo che vanno a leggere, nel momento in cui lo aprono sul browser o da un’app.
Per capire esattamente cosa ci dicono queste statistiche bisognerà aspettare di avere uno storico più corposo; tuttavia, rimangono informazioni che sono da tenere in conto nello sviluppo di contenuti e piattaforme per i lettori di oggi e domani, non solo per quanto riguarda l’ambito giornalistico, ma anche quello editoriale in genere.

L'autore: Camilla Pelizzoli

Laureata in Lettere moderne (con indirizzo critico-editoriale), ho frequentato il Master in editoria. Mi interessa la «vita segreta» che precede la pubblicazione di un libro – di carta o digitale – e mi incuriosiscono le nuove forme di narrazione, le dinamiche delle nicchie editoriali e il mondo dei blog (in particolare quelli letterari).

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