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Innovazione

E-reader: dalla preistoria al futuro

di Gregorio Pellegrino notizia del 26 March 2018

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Non poteva esserci set migliore dell’area «Da Gutenberg a Zuckerberg» della recente edizione di Tempo di Libri per ospitare l’incontro «E-book e e-reader: dalla preistoria al futuro della lettura digitale» che mi ha visto relatore assieme a Gino Roncaglia (Università della Tuscia) e Fabrizio Venerandi (Quintadicopertina), con la moderazione di Cristina Mussinelli (Aie). Una tavola rotonda in cui ci si è potuti confrontare sul tema della lettura digitale, dalla nascita alle evoluzioni future degli standard.
 
Per parlare di digitale in termini evolutivi è stato necessario partire dal confronto col cartaceo. Come ha ricordato Roncaglia, «per secoli l’oggetto libro e il suo contenuto (il testo) sono stati inscindibili», tanto che il supporto (la carta, le pagine, la copertina) ha influenzato il modo di scrivere e il rapporto tra lettore e contenuto. «Con l’avvento dell’editoria digitale, coi primi personal computer degli anni Ottanta, il contenuto ha iniziato ad avere forme diverse»: era possibile leggere un testo semplicemente scorrendolo su uno schermo, leggendolo in caratteri verdi su sfondo nero. Si andavano così a scoprire nuove forme di narrazione e di scrittura: non più basate sul susseguirsi delle pagine, ma sullo scorrere del testo e sulla possibilità di saltare da un contenuto all’altro (ipertesto).
 
Cambia così il contenuto, amplificando le possibilità di espressione e di scrittura, come ha dimostrato Venerandi  prendendo come esempio proprio un suo libro, Poesie elettroniche. Si tratta di una raccolta di poesie digitali. Il loro testo è interattivo e varia, per esempio, a seconda dell’interazione dell’utente, dell’ora del giorno in cui lo si apre, del tempo passato a leggerlo. Questo testo è stato realizzato in formato ePub3 e il suo contenuto è fortemente influenzato dal formato digitale utilizzato: può esistere solo in digitale ed essere letto attraverso applicazioni di lettura che supportano JavaScript; la stessa esperienza utente non si potrebbe ottenere con un supporto cartaceo.
 
Sempre in questa edizione di Tempo di Libri è stato riservato uno spazio espositivo con alcuni e-reader che hanno fatto la storia della lettura in digitale (dalle collezioni private di Gino Roncaglia e di Nicola Cavalli di Ledizioni). Si nota come nell’evoluzione degli e-reader i produttori di hardware hanno cercato di tener fede all’esperienza di lettura nel cartaceo: pagine digitali che si sfogliano, dimensioni simili al formato di un libro, testo in bianco e nero, e così via. Questi dispositivi hanno però forti limitazioni rispetto a tutto ciò che è paratesto (annotazioni, marginalia, sottolineature, evidenziazioni, schemi, ecc.): questo li rende molto comodi per la lettura di narrativa, ma difficili da utilizzare per la saggistica, la scolastica e i testi universitari.
 
Anche i formati digitali (in particolare ePub e mobi) in origine sono stati creati avendo come riferimento la lettura cartacea, con tutte le limitazioni però connesse a questo tipo di approccio.
 
Grazie alla versione 3 dell’ePub, l’IDPF (International Digital Publishing Forum, organizzazione internazionale che definisce gli standard di produzione per gli e-book) ha creato le basi per realizzare prodotti altamente interattivi e multimediali, che espandono potenzialmente tutto ciò che è lettura digitale.

L’adozione da parte degli editori non è stata ampia ovunque come ci si poteva aspettare, tranne in alcuni Paesi dove l’ePub3 è diventato uno standard, come nel caso delle pubblicazioni scolastiche in Corea e dei manga in Giappone. Perché altrove non è accaduto? Principalmente per tre motivi:
  • l’ePub2 (formato che permette di creare e-book soltanto di testo e immagini) viene considerato già un buon formato, sufficiente a soddisfare le necessità della maggior parte dei testi di narrativa, che al massimo contengono qualche immagine. In realtà i vantaggi dati dall’ePub3 non si limitano alla possibilità di multimedialità (audio, video), ma anche in termini di miglioramento della qualità tipografica e di nuove funzionalità per l’accessibilità;
  • l’adozione delle specifiche dell’ePub3 da parte delle applicazioni di lettura è stata a macchia di leopardo;
  • nonostante tutti gli editori producano e-book partendo da un file ePub di base, Amazon continua a convertirli in un altro formato proprietario, che però non supporta l’interattività che invece permette l’ePub3.
 
L’adozione dell’ePub3 porterebbe vantaggi a ogni settore editoriale, e soprattutto alcuni mercati specifici potrebbero trarre grandi benefici dalla multimedialità, dall’interattività e dalla gestione di formule matematiche e grafici complessi. Si pensi alla manualistica, all’editoria professionale, alla scolastica e all’universitario; settori che spesso hanno preferito optare per una soluzione alternativa, realizzando apposite piattaforme web.
 
Con l’ingresso dell’IDPF nel W3C (World Wide Web Consortium, l’ente che definisce gli standard per la realizzazione di siti web), una delle prime attività a cui si è iniziato a lavorare è quella della definizione di uno standard per le web publication, pubblicazioni digitali che possono essere fruite sia online che offline. L’Associazione Italiana Editori è parte attiva del W3C attraverso la mia partecipazione al Publishing Working Group (che si occupa specificamente di web publication) e a quella di Cristina Mussinelli al Publishing Business Group (che rappresenta nel W3C gli interessi del mondo editoriale).
 
Essere membri del W3C rappresenta una grande opportunità per gli editori: l’industria editoriale impegnata nei tavoli di lavoro può confrontarsi con gli altri working group che sviluppano parallelamente gli standard per il web (HTML, CSS, ecc.) così da indirizzare alcuni sviluppi verso il beneficio di entrambi (un esempio sono i capilettera, da poco diventati standard nei CSS su pressione degli editori). Gli editori hanno così anche l’occasione  di parlare direttamente con gli sviluppatori dei browser che dovrebbero, almeno in parte, permettere la lettura delle web publication.
 
Lavorando alla prima bozza di specifiche sono emerse alcune domande stimolanti per posizionare le pubblicazioni all’interno del mondo web a cui, durante il breve incontro a Tempo di Libri, si è cercato di dare qualche abbozzo di risposta:
 
  • Che cos’è una pubblicazione digitale e qual è la differenza con un sito web?
Possiamo astrarre il concetto di pubblicazione fino ad arrivare a un insieme di risorse curate da un autore o editore, ma rimangono altri interrogativi: una pubblicazione digitale può cambiare nel tempo? Le risorse devono avere un ordine di lettura predefinito?
 
  • I browser sono un buono strumento per la lettura?
Possono esserlo se riescono a far focalizzare il lettore sul contenuto, senza distrazioni e se permettono alcune funzionalità fondamentali per la lettura digitale: inserimento di note, evidenziazione, segnalibri, ecc. Microsoft ha recentemente abilitato il proprio browser Edge alla lettura di file ePub.
 
  • Le specifiche che si stanno componendo rispondono a reali esigenze dei lettori e degli editori?
Le ultime versioni di ePub3 (in particolare la 3.1) si sono focalizzata sullo standardizzare alcune esigenze dei produttori di contenuti, rendendo forse il lavoro fin troppo complesso. Nella creazione delle nuove specifiche per le web publication si è deciso di focalizzarsi su alcuni aspetti principali, partendo da una serie di casi specifici e prevedendo alcune implementazioni tipo, come previsto dalle regole del W3C.

 
La discussione non si è esaurita con l’appuntamento in fiera: coloro che fossero interessati a farne parte possono prendere parte ai Working Group del W3C e alle discussioni su Twitter con l’hashtag #eprdctn.

L'autore: Gregorio Pellegrino

Laureato in ingegneria informatica, mi occupo di editoria digitale, nuovi media e web come consulente (e docente) per aziende editoriali. Sono responsabile tecnico della Fondazione LIA - Libri Italiani Accessibili per la quale svolgo attività di consulenza e formazione per organizzazioni nazionali e internazionali che vogliono cambiare i processi produttivi per mettere al centro l'accessibilità.

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