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Numeri anno 2017

Dicembre 2017

rivista: Giornale della Libreria

Un editore su quattro, in Italia, è un piccolo editore. Un terzo dei titoli che entrano nei canali di vendita è pubblicato da piccole e medie case editrici. La quota di mercato della piccola e media editoria sta progressivamente crescendo: valeva il 31% nel 2013, sale al 32% nel 2015, al 35% nel 2016, e quest’anno tocca il 39%. Numeri e percentuali che si traducono visivamente nelle classifiche di vendita in cui per settimane campeggiano autori e titoli pubblicati da piccole case editrici. La piccola e media editoria italiana è diventata più che in altri mercati (ma non abbiamo dati in merito per un confronto con altri Paesi) una parte centrale del sistema industriale che compone la nostra filiera. Solo da noi la piccola e media editoria ha una narrazione e un vissuto così forte. Quanto sia stato merito del Palazzo dei congressi darle una riconoscibilità e una visibilità (verso il pubblico, le librerie e i giornali) è difficile, se non impossibile, da definire. Certamente Più libri più liberi ha fatto, in questi anni, da incubatore culturale e imprenditoriale, favorendo i processi di innovazione editoriale e tecnologica e accentuando lo sviluppo di modelli vincenti di marketing e comunicazione. Un luogo in cui, grazie alle condizioni ambientali e relazionali esistenti, ha potuto sussistere (si pensi agli anni drammatici tra il 2010 e il 2014) e addirittura evolvere un sistema culturale, imprenditoriale e editoriale. Certamente ha dato alla piccola e media editoria la consapevolezza di essere un sistema d’impresa, che sul mercato riesce a competere. Una consapevolezza che si innerva nella passione culturale che la attraversa, che si traduce nelle potenzialità e nelle energie che esprime.

Ottobre 2017

rivista: Giornale della Libreria

Sì, dagli anni di recessione siamo definitivamente usciti. Quello del 2015 non era stato un segno «più» occasionale (+0,5% del totale mercato), anzi lo troviamo confermato (e più che raddoppiato) nel 2016 con i canali trade (e la «varia») al +1,8%. Da quegli anni usciamo sicuramente più internazionali, con una maggiore capacità di proporre e vendere diritti degli autori italiani sui mercati stranieri (non più solo per bambini e ragazzi, ma anche di narrativa: il 36% dei titoli venduti; nel 2007 erano il 30%) e di realizzare coedizioni internazionali (soprattutto nel settore arte e bambini, che assieme rappresentano il 76% del totale). E usciamo anche con una rinnovata consapevolezza delle nostre eccellenze: nelle pagine di questo numero parleremo della ripresa dell’editoria d’arte, della crescita di una narrativa «di genere» che convince l’estero senza ricorrere a stereotipi tricolore, dell’inossidabile tenuta del mercato bambini e ragazzi. Resta, anzi si aggrava, quello che è il vero problema strutturale della nostra editoria (e del nostro Paese): un comparto industriale che vede progressivamente calare il numero di persone che si dichiarano lettori di libri. Dal 2010 ne abbiamo persi 3,1 milioni. Tra 2015 e 2016 il calo è stato del -3,1%: altri 700 mila lettori in meno.

Luglio-Agosto 2017

rivista: Giornale della Libreria

Prima vennero i saloni e le fiere del libro. Torino e Napoli con la sua Galassia Gutenberg. Poi fu la volta dei festival. Il primo Salone di Torino è del 1987, Napoli è del 1990. Festivaletteratura di Mantova e Chiaroscuro di Asti sono rispettivamente del 1997 e del 1996. Quasi dieci anni intercorrono tra i due generi di eventi: saloni e fiere del libro, i festival letterari (ma non solo letterari) a cui è dedicato questo numero estivo del «Giornale della libreria». [...] Assistiamo a un doppio percorso nellospazio di curvatura delle manifestazioni. Da un lato il mixare libro/lettura (e presentazioni e autori e librerie del festival) ad altre forme di consumo culturale: teatro, danza, performance d’arte, mostre e poi gastronomia (cibi e vini). Dall’altro la presa in prestito della formula da quotidiani e periodici: il festival di Internazionale e quello itinerante della Repubblica delle idee ne rappresentano i casi più noti. I festival – ed è l’altro aspetto che emerge dalle pagine di questo numero, pur con i pochi dati disponibili – intercettano più di saloni e fiere un pubblico di deboli lettori o di non lettori. E pongono sul tavolo la necessità di riflettere sull’investimento in manifestazioni e quello in infrastrutture per la lettura: biblioteche, librerie. Fascinati da un autore o da un tema che si è ascoltato e vissuto in un festival si torna spesso (troppo spesso) in città e paesi privi di biblioteche o di librerie. Un altro aspetto importante portato in luce da queste pagine è la capacità dell’editoria (la prima industria culturale del Paese) di rappresentare il «primo anello della catena del valore» di molte altre industrie culturali. Con i festival la connessione diventa evidente rispetto al turismo culturale e al suo indotto. Anche questo fa di un’industria culturale una moderna industria culturale, che favorisce tutti i processi di innovazione. Ma che allo stesso tempo pone la domanda su dove e come investire. E a partire da quali dati disponibili.

Maggio 2017

rivista: Giornale della Libreria

pagine: 22

«Anche quest’anno l’industria editoriale italiana offre al pubblico, che con occhio attento si aggira per i viali della Fiera di Milano, un ampio panorama della sua più recente e significativa produzione». Così scriveva nell’aprile del 1956 Antonio Vallardi, allora presidente dell’Aie, nel portare il saluto degli editori alla trentaquattresima edizione della Fiera(Campionaria) di Milano. E così continuava: «La manifestazione milanese vuole essere non soltanto un grande mercato nel quale confluiscono [editori e professionisti] da tutto ilPaese e da tutto il mondo, ma anche una rassegna sintetica delle forze creative dei vari popoli. È per questo che la presenza del libro [nel Viale dell’Editoria], accanto ai beni di utilità immediata e agli strumenti e le macchine per la produzione […] assume un particolare significato. Le conquiste della tecnica [negli anni che annunciavano il successivo boom economico nel nostro Paese] assicurano forme di vita sempre più evolute. […] Compito del libro è di far sì che l’elevazione culturale si accompagni alla prosperità materiale».

Marzo 2017

rivista: Giornale della Libreria

«Un mistero attraversa le pagine di questo numero del Gdl. Un mistero italiano. Ma un mistero che riguarda anche molti editori di altri Paesi, in Europa e fuori. Perché l’editoria per bambini e ragazzi con tinua a crescere? E continua a crescere a ritmi e con numeri così importanti? +5,3% in Italia, +4,5% in Francia, +3,0% in Uk, +2,9% in Svezia, + 13,6% in Norvegia... Una crescita che traina interi settori editoriali, attenuando spesso le performance meno positive di altri. Fa crescere il valore dei segni più, cancella i segni meno. Nonostante la denatalità che attraversa l’Italia e l’invecchiamento – sebbene meno accentuato – che molti altri Paesi europei manifestano».

Gennaio 2017

rivista: Giornale della Libreria

pagine: 20

«La distribuzione è da vent’anni che cambia continuamente sotto i nostri occhi. Il lavoro di editore resta quello di fare scouting, editing, selezionare e quindi offrire una qualità editoriale media mente migliore ai propri lettori. […] permette[rgli] di scegliere tra titoli che hanno un senso dato dal progetto editoriale, dalla casa editrice, dalla collana, dalla copertina, da come il libro ti invita ad essere letto. Tutte cose che resteranno anche quando i libri di carta non ci saranno più. Il gusto dell’editore resta un punto di riferimento per quella categoria di persone che chiamiamo lettori». Così diceva Stefano Mauri in un’intervista di anni fa.È la distribuzione che in questi vent’anni continuamente e rapidamente è cambiata sotto i nostri occhi. Negli aspetti più tecnologici e attinenti alla logistica distributiva e informativa, nella promozione e nella trasformazione (questa sì veramente epocale) dei canali di vendita [...].

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