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Mercato

Il mercato della manualistica sugli animali

di Giovanni Peresson notizia del 15 maggio 2018

Attenzione, controllare i dati.

60,5 milioni di animali vivono nelle famiglie italiane (fonte: Assalco-Zoomarket 2017). Il 58% delle famiglie «ha un solo pet», ma il 14% ne ha 4 o più. Vivono tra noi 29,9 milioni di pesciolini, 12,9 milioni di uccellini, 7,5 milioni di gatti,  6,9 milioni di cani, 1,4 milioni di rettili e 1,8 milioni di altri graziosi animali. A fronte di questi numeri, però, ogni anno vengono venduti nei canali trade circa 170-160 mila copie di libri di manualistica su questi animali da compagnia. Anche se dal dato mancano le vendite di manuali che passano attraverso la Gdo e da tutti quei canali alternativi (e complementari) alle librerie e altri store online –  come i pet shop, gli ambulatori veterinari, i negozi che vendono animali –, emerge netta la differenza rispetto al mercato degli altri settori editoriali, e in particolare rispetto agli altri mercati del mondo manualistica. La «sproporzione» tra i due valori è evidente.
 
Ben 3 famiglie su 10 accolgono un animale in casa, soprattutto cani (63,3%) e gatti (38,7%). Un rapporto che giustifica sicuramente l’esistenza delle ampie agevolazioni fiscali previste per i possessori di animali domestici ma che, invece, non vengono neppure lontanamente immaginate per l’acquisto di libri.
 
A questo proposito, quello della manualistica sugli animali è un settore  il cui peso (a copie o a valore) non incide molto di più dello 0,2%-0,3% rispetto al mercato trade nel suo complesso. Ma anche rapportato solo alla manualistica vale l’1,7% a copie, e l’1,5% a valore. Uno dei tanti mercati che, tutti assieme, compongono poi il mercato complessivo del libro in Italia. Tanti mercati i cui segni positivi di alcuni compensano i segni negativi di altri, facendo più o meno crescere (o decrescere come in questo caso) il segno più complessivo.
 
Difatti, il settore della manualistica sugli animali (in cui vengono quindi esclusi i libri sulle storie di animali per bambini e ragazzi, la saggistica, i libri illustrati o fotografici) ha svolto in questi anni, come si vede dalla presentazione fatta a Tempo di libri, una funzione negativa rispetto alla crescita. Valeva 271 mila copie nel 2011, e scende a 158 mila nel 2017. Valeva 3,8 milioni di euro a copertina, scende, nello stesso arco di anni, a 2,2 milioni. Anche rispetto alla stessa manualistica, fa registrare performance peggiori: -4,2% rispetto a un -2,0%.


Ovviamente, come mostra il grafico di seguito, non tutti i segmenti si sono poi mossi poi nello stesso modo. Mentre si sono contratti quelli su gatti e cani, ne sono nati di nuovi tanto che vediamo crescere tra 2012 e 2017 quelli sugli altri animali (più o meno esotici): dal 24% al 26% a copie; dal 26 al 29% a valore. Dietro ovviamente ci sono fenomeni di costume, di moda che guidano questi processi.


Paradossalmente il segmento si rivela in tutta la sua limitatezza rispetto alla potenzialità della domanda (60,5 milioni di animali presenti nelle famiglie italiane): esiste una serie di strumenti editoriali in grado di fornire delle informazioni, delle notizie, delle soluzioni a problemi pratici e quotidiani che però non vengono usati da chi possiede un animale. E che gli animali domestici generano un indotto di consumi che non tocca affatto i libri e la manualistica lo dimostra anche una recente indagine condotta da Idealo. Questo perché –  volendo semplificare – i concetti di «lettura» e di «libro» coincidono con altri prodotti e generi: la narrativa e i romanzi.

Un discorso non molto diverso lo potremmo fare per le guide di viaggio e per la manualistica in genere. Certo, una parte crescente di questa informazione passa oggi attraverso la consultazione di siti web, community di appassionati, blog, ecc. Ma dietro scorgiamo anche l’abitudine di narrare la lettura e l’offerta– sempre e solo – coincidente con quella della narrativa: un’abitudine che finisce per far scomparire dall’orizzonte del potenziale lettore la ricchezza e l’articolazione dell’intera offerta editoriale. E delle dimensioni autoriali a essa connesse.

L'autore: Giovanni Peresson

Mi sono sempre occupato di questo mondo. Di editori piccoli e grandi, di libri, di librerie, e di lettori. Spesso anche di quello che stava ai loro confini e a volte anche molto oltre. Di relazioni tra imprese come tra clienti: di chi dava valore a cosa. Di come i valori cambiavano in questi scambi. Perché e come si compra. Perché si entra proprio in quel negozio e si compra proprio quel libro. Del modo e dei luoghi del leggere. Se quello di oggi è ancora «leggere». Di come le liturgie cambiano rimanendo uguali, di come rimanendo uguali sono cambiate. Ormai ho raggiunto l'età per voltarmi indietro e vedere cosa è mutato. Cosa fare da grande non l'ho ancora perfettamente deciso. Diciamo che ho qualche idea. Viaggiare, ma forse non è il viaggio che mi interessa. Intanto continuo a dirigere l'Ufficio studi dell'Associazione editori pensando che il Giornale della libreria ne sia parte, perché credo sempre meno nei numeri e più alle storie che si possono raccontare dalle pagine di un periodico e nell'antropologia dei comportamenti che si possono osservare.

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