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Lettura

Perché negli Usa cala la lettura di e-book?

di Camilla Pelizzoli notizia del 22 giugno 2016

Attenzione, controllare i dati.

Come abbiamo già riportato più volte, il mercato statunitense sembra aver raggiunto un momento di stagnazione per quanto riguarda il libro digitale. Ma quali sono i motivi che hanno portato i lettori ad allontanarsi, almeno apparentemente, da questa tecnologia (sia che si tratti di un calo «fisiologico» del business, sia di un effettivo – per quanto improbabile – disamoramento dei lettori)?

Alcune risposte potrebbero arrivare dall’ultimo sondaggio effettuato dal Codex Group, che ha analizzato il comportamento di circa 5 mila acquirenti di libri, sia cartacei che digitali, qualunque fosse il loro canale d’acquisto e comprendendo anche gli autori self-published (andando quindi  a considerare anche dei settori che i report dell’American Publishers Association non riportano nelle loro stime).

Il dato generale raccolto da Codex indica che la quota di e-book comprati sul totale è calata dal 35,9% (aprile 2015) al 32,4% (aprile di quest’anno). Le famiglie in possesso di almeno un e-reader sono il 34%, e rimangono tra le più attive nel consumo di e-book, tanto che hanno acquistato il 59% degli e-book comprati da chi ha risposto al sondaggio nel corso del mese precedente all’intervista. Inoltre, i reader sono stati i device più utilizzati per la lettura, mentre i tablet e gli smartphone – che pure li surclassano per penetrazione nei nuclei famigliari – hanno percentuali d’uso per la lettura molto più basse (rispettivamente il 28% e il 12%).
Proprio queste numeri possono dare i primi indizi sui motivi per cui la lettura digitale sta in parte calando, come ha sottolineato anche Peter Hildick-Smith, presidente di Codex. Il mercato degli e-reader, dopo i picchi dovuti all’uscita dei primi device dedicati, è diventato meno competitivo (anche perché, benché i dati positivi non manchino, è innegabile che le nuove generazioni non sembrino molto interessate a questi strumenti): i vecchi modelli stanno cominciando a essere ritirati dal mercato, ma quelli nuovi non sembrano aver ancora attirato il pubblico, che spesso – a causa dei prezzi a volte piuttosto alti, dei progressi tecnologici ancora poco apprezzabili o del possesso di un altro device – non è portato a cedere al desiderio e procedere con l’acquisto. Dunque si crea una mancanza di ricambio, che erode la percentuale dei maggiori acquirenti, e dunque inevitabilmente incide sugli acquisti totali di e-book.

Ma perché, se gli ultimi e-reader non sembrano convincere i lettori digitali, questi ultimi non passano ai tablet e agli smartphone? Sempre secondo Hildick-Smith, le motivazioni sarebbero principalmente due. In primo luogo, perché il device elettronico non è fondamentale per leggere, al contrario di quanto accade per ascoltare musica o vedere video, e soprattutto al momento non offre un’esperienza di tale qualità e/o diversità rispetto alla carta stampata – in particolare per quanto riguarda i contenuti di una certa lunghezza – da imporsi come alternativa valida per i lettori statunitensi (nonostante i punti a favore, come i prezzi più bassi degli e-book e la portabilità).

In secondo luogo, un nuovo fenomeno starebbe colpendo i consumatori: la «digital fatigue» (letteralmente «affaticamento digitale»). Il 25% degli intervistati, nonostante passino quasi cinque ore al giorno in media di fronte agli schermi, hanno espresso il desiderio di passare meno tempo impiegando device elettronici. Tornando, per quanto riguarda la lettura, alla carta stampata: in particolare, colpisce che tra questi ci sia un’altissima percentuali di giovani lettori (18-24 anni), per cui paradossalmente coloro che più di tutti si possono definire screen users sono anche i maggiori compratori di libri di carta (la quota da loro acquistata sul totale di libri comprati dagli intervistati è dell’83%).

Dobbiamo dunque credere che questo sia un punto morto per gli e-book? Ovviamente no. Piuttosto, si tratta di un campanello di allarme per chi produce hardware dedicato – realtà industriali come E Ink, che infatti sta cercando di evolversi – e per chi produce libri digitali – e non è un caso che Hachette stia esplorando le possibilità che comprendono e vanno oltre l’e-book, come le app. È necessario, insomma, che il libro digitale si evolva e diventi qualcosa di più della copia in bit di un libro.

L'autore: Camilla Pelizzoli

Laureata in Lettere moderne (con indirizzo critico-editoriale), ho frequentato il Master in editoria. Mi interessa la «vita segreta» che precede la pubblicazione di un libro – di carta o digitale – e mi incuriosiscono le nuove forme di narrazione, le dinamiche delle nicchie editoriali e il mondo dei blog (in particolare quelli letterari).

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