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Fiere e saloni

Editori contro la censura alla Hong Kong Book Fair

di Camilla Pelizzoli notizia del 22 luglio 2016

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A sei mesi dalla scomparsa (e successivo ritorno) di cinque editori e librai di Hong Kong, l’inizio della ventisettesima Fiera del libro (21-26 luglio) ha riportato i temi relativi a censura e libertà d'espressione al centro dell’attenzione, sottolineando nuovamente le differenti posizioni del governo cinese e della Regione.

Molti editori di Hong Kong presenti in fiera, infatti, stanno mettendo in vendita libri censurati dalla Cina, titoli il cui commercio è assolutamente vietato sul continente. Il fatto in sé non è una novità – d’altronde, Hong Kong è da sempre il luogo in cui si potevano trovare pubblicazioni «dissidenti», e le sua fiera non è da meno  ma colpisce, appunto, il messaggio di resistenza che gli editori hanno deciso di mandare in questo modo al governo, alla luce anche del trattamento riservato agli editori prelevati dalla Cina e ben riassunti nella testimonianza di Lam-Wing Kee.

«Come editore, credo che non dobbiamo avere paura. Si perde, se si comincia ad aver paura» ha detto Kimmy Pang, a capo della casa editrice Subculture, presente alla fiera. Pur capendo le preoccupazioni dei colleghi, ha aggiunto che «se un libro viene vietato improvvisamente, dopo che l’autorità del continente l’ha decretato, l’intera catena editoriale può avere problemi, dall’autore all’editore, fino al distributore […] è particolarmente importante scrivere questi libri ora, altrimenti la gente non sarà informata in modo corretto». Una necessità che dev’essere sentita anche dai connazionali dell’entroterra, se è vero che, come ha riferito il libraio Paul Tang, la domanda di titoli censurati da parte dei lettori cinesi è in crescita.

Nel frattempo, il Consiglio per lo Sviluppo del Commercio (ovvero l’ente organizzatore) si è tenuto ufficialmente super partes, sottolineando attraverso il portavoce ufficiale che «la Fiera di Hong Kong provvede una piattaforma neutra per la vendita e la promozione che supporta il settore editoriale e la promozione culturale. Pur assicurandoci che i libri e i prodotti esibiti rispettino le leggi di Hong Kong, non siamo coinvolti nella scelta dei libri o dei servizi mostrati o venduti dagli editori». Tuttavia Benjamin Chau Kai-leung, direttore esecutivo del Consiglio ha esplicitamente detto che «Hong Kong è un posto libero e aperto… non importa di quali argomenti politici parlino i libri, possono essere venduti in Fiera».

Tra i libri censurati si notano in particolare i quattro volumi dedicati all’Opera completa di Zhao Ziyang (趙紫陽文集), pubblicato dalla Chinese University Press. Zhao è stato il primo ministro cinese dal 1980 al 1987, e segretario di partito per due anni (1987-89), e il titolo raccoglie più di duemila pagina di lettere e pensieri sui cambiamenti e le riforme che desiderava apportare al sistema politico del suo Paese (andando a toccare senz'altro anche la strage di piazza Tienanmen, cui si oppose, opinione che gli costò il confino agli arresti domiciliari).
Altri titoli venduti durante la fiera e impossibili da reperire nella Cina continentale sono, ad esempio, L’autodeterminazione di Hong Kong (香港自決) di Bruce Lam Hong Ching (Enrich Publishing, 2016), Racconti malati (有病童話) di Milk Choy (Kind of Culture, 2015) e l’Antologia di saggi di Ai Wei Wei (Great Mountain Culture, 2012).

L'autore: Camilla Pelizzoli

Laureata in Lettere moderne (con indirizzo critico-editoriale), ho frequentato il Master in editoria. Mi interessa la «vita segreta» che precede la pubblicazione di un libro – di carta o digitale – e mi incuriosiscono le nuove forme di narrazione, le dinamiche delle nicchie editoriali e il mondo dei blog (in particolare quelli letterari).

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