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Editori

Sulla corteccia del libro. La variabile illustrativa

di Giovanni Baule notizia del 1 febbraio 2017

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«Così come una traduzione, la copertina può essere fedele al libro oppure sviante. In teoria, come la traduzione, dovrebbe servire al testo... Comunque vada impone un rapporto intimo tra l'autore e l'immagine.»
Jhumpa Lahiri, Il vestito dei testi


Erede storica delle prime antiporte illustrate, la copertina con illustrazione introduce a quel mondo editoriale dove la traduzione visiva si fa, decisamente, interpretazione. Per un certo tempo, alcuni decenni, l'illustrazione è stata spesso vissuta come un lascito ottocentesco di travisate memorie visuali, come un insieme di iconografie infantili, mitografie antiquarie che l'età di un'arte, supposta desueta, avrebbe definitivamente archiviato; un'arte che, tuttavia, non ci ha mai abbandonato.
 
Oggi, proprio mentre l'oggetto libro conferma la propria rilevanza nell'articolato sistema dove cartaceo e digitale convivono, anche la copertina in quanto tale, con qualunque declinazione grafico-visiva, ritrova il pieno riconoscimento delle proprie funzioni comunicative. E se la strada della «copertina fotografica» – a torto considerata la più facile – continua a essere praticata per via di una propria immediatezza comunicativa, col nuovo secolo il coraggio di art director e di editori ha liberato il fronte dell'illustrazione, segnando in pochi anni un decisivo mutamento di rotta. Alle spalle di questa riscoperta c'è l'opera di una galleria di autori di spessore che, anche nella nostra editoria, ha aperto la strada a un vero e proprio rilancio dell'illustrazione di copertina.

Il recente Cover Revolution una mostra e un incontro presso il Laboratorio Formentini per l'Editoria in occasione di BookCity Milano e un libro-catalogo (per Corraini Edizioni) – ha messo ulteriormente in chiaro il fenomeno della nuova illustrazione come chiave dell'identità di numerose case editrici, delineando una nuova stagione per la grafica editoriale. Il fenomeno dell'illustrazione dà così vita, nell'ultimo quindicennio, a un paesaggio ricco e variegato; rilancia un contratto comunicativo dove si giocano nuovi livelli di pertinenza, dove chi legge è partecipe di un complesso, intrigante esercizio interpretativo.
Lì, sulla soglia del testo, avamposto visivo dove le storie figurate addensano i propri colori prima di sciogliersi nella scrittura, l'illustrazione trova spazio su una tela di limitate proporzioni e di grandi effetti. Al necessario effetto di richiamo si accompagna il valore predittivo di immagini che anticipano il testo con una propria narrazione: il lettore inizia così a costruirsi una visione del racconto, un'anteprima visiva che poi accompagnerà l'esperienza della lettura, che è anche un continuo tradurre per immagini
 
L'illustrazione stabilisce un punto di vista netto, dichiarato; è una voce marcatamente autoriale che introduce all'autorialità del testo; rappresenta un livello sofisticato di «scrittura visiva». Differenti modalità di rappresentazione visiva elaborano il tema del contenuto in chiavi diverse, tramite un lavoro di contrazione (o di sintesi) e di estrazione (moltosimile alla sineddoche): insomma, si tratta di un drastico levare che restituisce un coloratissimo grumo di senso capace di aggiungersi al senso del testo. Riconosciamo tutto questo come una forma di traduzione visiva. Segni forti per forti gesti interpretativi, traduzioni visive talvolta estreme, altre volte apparentemente letterali, nel loro insieme configurano pienamente un nuovo volto dell’editoria.
A un primo sguardo, possiamo individuare alcuni, tra molti, dei modi che presiedono a questo processo illustrativo. Nell'illustrazione di copertina, la tecnica del «primo piano» potrebbe rimandare alla ritrattistica con il suo far parlare i volti dei protagonisti: ma quasi mai assume forme esplicite, procede piuttosto con quelle modalità ipotetiche, allusive, in nulla definitorie che il disegno può comportare.
Così è per il libro di Ester Viola dove gli intrecci delle relazioni quotidiane compongono un romanzo degli abbandoni (L'amore è eterno finché non risponde, Einaudi); quelle piccole storie evocano il linguaggio del fumetto ritrascritto dalla Pop Art, e così le illustra Jacquie Boyd. Si rifà ancora alla texture di un retino da stampa in versione Pop e a un profilo dal tratto essenziale la copertina per Allan Garganus (L'esca, Fandango); in questa forma si rappresenta  il destino che lega in forma di dipendenza i protagonisti della narrazione. Un tratto decisamente pittorico è invece quello adottato da Andrea Ventura per celare lo sguardo smarrito di Aldo Togliatti, testimone silenzioso  di un mondo irripetibile e di un'impossibile ripartenza – la nave, sullo sfondo, da coprotagonista –, nella sensibile ricostruzione di Massimo Cirri (Un'altra  parte del mondo, Feltrinelli).
In copertina, anche la figura totale riconsegna, nei modi dell'illustrazione, la presenza dei personaggi che abitano la narrazione. Qui i volti sono solo accennati o nascosti, contano di più il gesto o la postura o la posizione all'interno della composizione. Così una silhouette femminile dall'eleganza orientaleggiante incontra i fili sottili che impigliano la vita quando incontra le regole della burocrazia: è l'immagine di Haibeiren per il romanzo di Liu Zhenyun (Divorzio alla cinese, Bompiani). Oppure: il clima sospeso della vita, quando la guerra congela tutto, è anche una luce che illumina di taglio nell'episodio della saga dei Cazalet di Elizabeth Jane Howard (Il tempo dell'attesa, Fazi) con la copertina di Tom Purvis. Anche un disegno che sa d'infanzia e di gioco può raccontare la distanza di un mondo inafferrabile che solo il privilegio di uno sguardo leggero può rendere leggibile: è quello tratteggiato in copertina da Marco Cazzato per il libro di Giacomo Mazzariol (Mio fratello rincorre i dinosauri, Einaudi).
Ci sono poi illustrazioni di paesaggi che sono storie, contesti di vite narrate, scenari-specchio che interpretano e che al tempo stesso sono mondi interiori, stati dell'anima e di un'epoca. Riflette i momenti di passaggio, zone d'ombra e di sogni persi, tutto quanto prepara alla «piena» la scena in monocromia illustrata da Alessandro Gottardo per il testo di Andrea Cisi (La piena, Minimum fax). Un paesaggio ridipinto con i toni magrittiani della surrealtà è invece quello di Quint Buchholz per il testo di Jostein Gaarder (Il consolatore, Longanesi): dove il protagonista reinventa «la vita degli altri» introducendo le proprie storie nella vita di chi lo circonda. Onirico, in chiave psichedelica è invece il montaggio per la cartolina milanese degli anni Settanta di Roberto La Forgia, dove esaltazione e ribellione si fondono a ritmo jazz nel racconto testimonianza di Marco Pesatori (Il triangono del Sole, Feltrinelli).
Di frequente, le illustrazioni di copertina inquadrano piccole case da fiaba come privilegiati luoghi di affezione, veri microcosmi narrativi. È il caso del piccolo palcoscenico urbano di una Barcellona stravolta che attira inesorabilmente nelle proprie viscere, secondo il racconto di Pablo Tusset (Il meglio che possa capitare a una brioche, Feltrinelli) illustrato da F.E P. Design. C'è anche la casa del confino e delle letture, dove abitano i mostri della memoria e le colpe degli anni della dittatura cilena evocati nel testo di Marcela Serrano (Il giardino di Amelia, Feltrinelli) con illustrazione di Emiliano Ponzi. Infine, la casa può assumere la forma di uno spazio protetto dove, sotto le apparenze di vite perfette e idealizzate, si muovono imprevedibili destini fuori controllo, come nel libro di Jean Hanff Korelitz (Una famiglia felice, Piemme).
Talvolta il disegno vuole dichiararsi tale con un tracciato apparentemente improvvisato per diventare poi segno tagliente, incisivo. Una sagoma di spalle con tavola da surf – disegnata da Guido Scarabottolo – sfida l'oceano alla ricerca delle onde perfette, proprio come una filosofia letteraria di esplorazione: così è secondo William Finnegan (Giorni selvaggi, 66th and 2nd). Chi di noi si sente un animale diverso porta il volto dell'estraneità e dell'insofferenza di fronte a un mondo inspiegabile che ha perso i propri connotati: di questo scrive Michele Serra (Ognuno potrebbe, Feltrinelli) nel libro illustrato da Gipi (Gianni Pacinotti). Ci sono notazioni a margine come appunti visivi: sul quaderno del narratore si raccolgono le storie dei clienti di un vecchio locale e si misura il tessuto dell'esistenza di persone comuni: così Julia Binfield illustra Alain Mabanchou (Pezzi di vetro, 66th and 2nd).
Altre figure umane o antropomorfe, statiche o danzanti, attraversano le copertine illustrate: tramite diverse tipologie di segni, talvolta anche semplici pittogrammi, che lavorano in termini di essenzialità. Figure ritagliate a due dimensioni si dispongono sul campo da gioco: rappresentano l'ingresso di un nuovo compagno venuto da lontano nella vita di routine di un giovane liceale; le disegna Alessandro Damin per il racconto di Sebastiano Mondadori (L'anno dello straniero, Codice Edizioni). Per il libro di Paul Beatty (Lo schiavista, Fazi), è una texture infinita ad alludere al paradossale tentativo di ripristinare la segregazione e restituire identità a una comunità in disgregazione. Due figure ballano nell'aria nell'illustrazione di Geoff McFetridge: qui Pacifico racconta di un uomo costretto all'archivio dei ricordi e alla rassegna di un campionario umano per ricomporre il passato andato in pezzi (Ti ho dato un bacio mentre dormivi, Baldini e Castoldi)
È invisibile l'equilibrista che, con l'immagine di Superultraplus, danza sul vuoto tra le torri gemelle e attraversa la storia di una città in sospeso tra sogni e presagi: ne scrive Colum McCam (Questo bacio vada al mondo intero, Rizzoli). Un simbolo rovesciato è invece quello ritagliato in copertina per i racconti brevi di Chuck Palahniuk (Romance, Mondadori); dove la felicità è come un'ossessione incombente, nasconde le debolezze, le incrinature e le perversioni di una società disturbata.
 
L'illustrazione di copertina, nelle sue mille fonti e variazioni, non svela; ma, traducendo, anticipa e avvia un rapporto intimo col testo scritto.
 

L'autore: Giovanni Baule

Sono professore ordinario di Disegno industriale presso la Scuola del design. Esperto di comunicazioni visive, mi occupo di teoria e metodi del progetto di design della comunicazione. Promotore del centro Design della comunicazione per il territorio - DCxT coordino ricerche nell’ambito del Design dell’accesso comunicativo. Sono direttore scientifico della collana Design della comunicazione di FrancoAngeli Edizioni, membro del comitato scientifico di MuVi - International exhibition of video and moving image on synesthesia and visual music e scientific istitutional partner dell’International journal of McLuhan studies. Già membro del comitato scientifico del Museo dell’illustrazione di Ferrara, del comitato direttivo di ADI, sono membro onorario di AIAP - Associazione progettisti della comunicazione visiva.

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