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Curiosità

La timeline dell'editoria

di Giovanni Peresson notizia del 30 marzo 2018

Attenzione, controllare i dati.

Per Tempo di libri 2018, nell’Area digitale abbiamo realizzato un’infografica che illustrava i processi di trasformazione che ha attraversato il settore dell’editoria «Da Gutenberg a Zuckerberg» (con i testi che ho curato insieme a Cristina Mussinelli e l’infografica – 21 mt lineari per 3 mt di altezza – di zampediverse).
 
Nella sezione Presentazioni potete scaricare l’immagine completa dell’infografica in alta risoluzione che faceva da fondale alle sezioni della mostra in cui era articolata quest’area denominata, appunto, «Da Gutenberg a Zuckerberg»: la stampa tradizionale con tanto di torchi (a cura del Museo della stampa e stampa d’arte a Lodi) ma anche di una stampante di print-on-demand; un’esposizione delle edizioni Pulcinoelefante  (a testimonianza di come forme tradizionali di stampa convivono con quelle digitali); una mostra di libri di antiquariato curata da Aldus Club; un’esposizione di lettori e-reader provenienti dalle collezioni di Gino Roncaglia e di Nicola Cavalli, fino agli attuali Tolino di Ibs; per concludersi con le nuove frontiere tecnologiche del futuro editoriale (la realtà virtuale di ArtGlass, le «docce sonore» di Audible).

Quali sono i concetti che abbiamo voluto mettere al centro della narrazione? Innanzitutto il fatto che l’innovazione tecnologica (dalla stampa a caratteri mobili di Gutenberg allo schermo dell’e-reader) non è di per sé un’innovazione editoriale. Gutenberg inventa una tecnologia; anzi, mette insieme un mix di tecnologie già note e utilizzate: la fusione e l’incisione dei metalli, il torchio per la spremitura dell’uva in uso nella campagne renane, la nuova «chimica» dell’inchiostro per stampa. Ma non inventa l’editoria: il formato grafico della sua Bibbia a 42 righe non è dissimile dai codici manoscritti.
 
Sarà solo successivamente che alcuni personaggi (Aldo Manuzio in primo luogo) «inventeranno» l’editoria e nuovi formati editoriali che prima non esistevano: i «libri portatiti», il libro illustrato, e poi progressivamente altri format. Saranno loro a guardare in modio diverso il mercato iniziando a concepirlo come «globale»: il Corano stampato a Venezia con l’idea di venderlo poi nell’impero Ottomano dai Paganini; il best seller di Galileo che, stampato in poche centinaia di copie a Padova, troviamo poco dopo nelle principali capitali europee e tre anni più tardi in traduzione cinese.
 
Il salto tecnologico obbliga l’editore a pensare in modo nuovo ai prodotti che con le tecnologie si possono realizzare, per rispondere a domande di cultura, informazione, svago, aggiornamento professionale provenienti dal pubblico. In fondo il limite dell’e-book, il suo arrestarsi nella crescita, sta proprio in questo: quali format, quali progetti editoriali le tecnologie legate al digitale mi permettono di offrire (in maniera economicamente sostenibile)? Il digitale, quale valore aggiunto può offrire al lettore rispetto ai formati tradizionali? (si veda questo articolo a titolo di solo esempio tra i molti casi monitorati dal Giornale della libreria). In fondo l’e-book deve ancora tutto il suo paratesto (frontespizio, colophon, indice, ecc.) a ciò che Aldo Manuzio aveva «inventato» a Venezia oltre cinque secoli fa.
 
Altro aspetto rilevante è quello legato alla capacità di trasferire al mondo dell’«editoria» ciò che proviene da altri mondi tecnologici: da quello del metallo, della siderurgia e dell’incisione (da cui in buona sostanza proviene l’invenzione della stampa a caratteri mobili) ai «garage» della Silicon Valley.


Da Gutenberg a Zuckerberg: LA TIMELINE DELL'EDITORIA
 
 
1450 
Da dove viene la stampa

«Il vero contenuto di tecnicità [della stampa] è nel saper lavorare a mano l’acciaio in dimensioni ridottissime conservando le peculiarità stilistiche di ciascun carattere. Questo è il nucleo e il segreto dell’arte della stampa, che, da questo punto di vista, appartiene per intero alle arti del metallo […] La stampa viene letteralmente da un altro mondo, quello degli artisti del metallo – orefici, incisori, fonditori – e da un altro ambiente geografico e culturale; non la Toscana umanistica dei grandi amanuensi […] ma dal centro dell’Europa tedesca, tra Renania e Alsazia». (Gian Arturo Ferrari, Libro, Torino, Bollati-Boringhieri, 2014, pp. 71-72)

1452–1455 
L’invenzione della tecnologia: la Bibbia di Gutenberg a 42 righe

Johannes Gutenberg (Magonza, 1390-1403 (?) – 1468) viene dal mondo dell’incisione orafa. Da tempo esistevano tecniche di stampa a caratteri fissi. L’innovazione tecnologica di Gutenberg consiste nel separare le 26 lettere utilizzandole singolarmente: scomponendo la pagina per riutilizzarle successivamente, razionalizzando il processo industriale applicando «tecnologie» orafe, quella della spremitura del vino (il torchio). Nel 1452 (?) viene avviata la stampa di un testo a due colonne di 42 righe: la Bibbia delle 42 righe. La stampa (parziale) delle prime copie (1.282 pagine) venne presentata nel 1455 alla Fiera di Francoforte.



1455 – 1461
Al di qua delle Alpi: il trionfo del design. La Bibbia di Borso d’Este

In Italia, a Ferrara, quasi negli stessi anni in cui Gutenberg inventa la nuova tecnologia di stampa, Borso d’Este mette al lavoro per 6 anni una squadra di artisti, che realizza su pergamena, in due volumi e in un solo esemplare, una delle più mature espressioni della miniatura rinascimentale.

1455–1500 
La diffusione della tecnologia di stampa

Nell’arco dei primi 50 anni si sviluppa con incredibile velocità. La troviamo nel 1500 (50 anni dopo) in almeno 271 città. Quelle che stampano più di 500 titoli sono almeno 14.


1494–1515
Aldo Manuzio e l’invenzione dell’editoria


Sarà Aldo Manuzio (Bassiano 1449-1452 (?) - Venezia 1515) a inventare – partendo dalla tecnologia di Gutenberg - la «moderna» editoria. Manuzio è già «editore» 50 anni dopo l’invenzione della tecnologia. Individua il pubblico, sceglie quali testi stampare, gli dà veste grafica, li stampa, li pone in commercio per trarne un utile economico. È il concetto che ancora oggi definisce l’editore. Introduce sistematicamente innovazioni che coprono tutti gli aspetti del libro: dal formato ai caratteri, dal frontespizio al colophon, definendo il modo di presentare al lettore il contenuto del libro, che nessuno ha mai più posto in discussione (neppure con gli e-book).

  • 30 prime edizioni di classici (prima disponibili solo manoscritti)
  • 8 autori italiani (Petrarca, Dante, Boccaccio, ecc.)
  • 150 edizioni complessive con tirature di 1.000 o 2.000 copie
1499
L’invenzione del libro illustrato e di nuovi format editoriali

L’invenzione della tecnologia porta con sé l’«invenzione» di nuovi format editoriali. I «fogli volanti stampati» del libraio-tipografo di Norimberga Hans Hut, i «libri portatili» in ottavo di Manuzio. Nel 1499 da alle stampe l’Hypnerotomachia Poliphili (l’Amoroso combattimento onirico di Polifilo») con 169 illustrazioni xilografiche: è ritenuto il più bell’incunabolo (forse il più bel libro a stampa in assoluto) mai realizzato.

Le immagini traggono dalla nuova tecnologia un vantaggio incommensurabile. In epoche di scoperte geografiche e scientifiche l’immagine diventa cartografia, mappa astronomica, sezioni anatomiche, progetti di nuove macchine e progetti ingegneristici.

1490–1559
Libri, censura, commercio internazionale

Già 50 anni dopo l’invenzione della nuova tecnologia di stampa si assiste alla creazione delle prime commissioni censorie. Sarà poi nel XVI secolo Carlo V, come conseguenza del diffondersi del protestantesimo, a ordinare la censura preventiva dei libri. È del 1523 la sua proibizione di dare alle stampe gli scritti di Martin Lutero. Nel 1524 altrettanto farà Clemente VII. Nelle università iniziano a essere redatte liste di libri proibiti. Nel 1559 papa Paolo VI (Gian Pietro Carafa), dieci anni dopo il Concilio di Trento, istituisce l’Index librorumprohibitorum. Verrà soppresso dalla Congregazione per la dottrina delle fede solo nel 4 febbraio 1966 sotto Giovanni XXIII. 

L’Index è suddiviso in tre parti:
  • Autori non cattolici di cui si proibiscono tutte le opere (Niccolò Machiavelli è tra questi);
  • Singole opere proibite di scrittori non condannati (126 titoli di 117 autori);
  • 332 titoli anonimi e molte Bibbie: tutte quelle stampate in lingue diverse dal latino.
Nel 1539 Enrico VIII vieta l’importazione di libri inglesi ma stampati all’estero. Un decreto successivo stabilisce che l’attività di stampa deve essere svolta solo a Londra, Oxford e Cambridge. Nel 1558 Filippo II di Spagna vieta l’importazione di libri stampati fuori dal paese e privi di espressa licenza del Consiglio reale. La pena per chi non si attiene va dalla confisca dei beni alla pena di morte.

1596
Cartografia

Jan Huygen van Linschoten realizza nel 1596 l’Itinerario, il primo esempio di cartografia moderna. Navigatori, mercanti che andavano affermandosi sulla scena del mondo, avevano bisogno di nuovi strumenti (e in un numero dei copie ben maggiore rispetto al passato) per muoversi in territori e spazi che andavano via via allargandosi.

1610
Il mondo che cambia: il bestseller scientifico

A Venezia il tipografo Baglioni pubblica, in 550 copie, il Sidereus Nuncius di Galileo Galilei: 56 pagine che cambieranno il mondo. Il saggio, che rivela le scoperte astronomiche fatte con il cannocchiale da Galilei, diventa un best seller. 15 giorni dopo una copia è venduta a Firenze, un ordine arriva da Londra, da Augusta, da Roma, e Napoli. Il 30 di aprile, copie di una ristampa sono a Colonia, Parigi, Praga. La prima edizione viene esaurita in pochissimi giorni (tanto che a Francoforte ne esce una pirata). Nel 1613 abbiamo una edizione in cinese.

XVII secolo
La produzione scientifica e universitaria

Nelle loro tipografie dell’Aia, Utrecht e Amsterdam gli Elzevier pubblicano edizioni di classici in piccolo formato da mettere a disposizione di un pubblico borgese, attivo nelle nuove professioni, e per gli studenti delle università.


 
1751-1772 
L’Encyclopédie

L’idea di tradurre in francese la Cyclopaedia or Universal Dictionary of Art and Scienze, porta Denis Diderot a ideare un progetto editoriale e imprenditoriale ben più ambizioso: disporre in un unico scaffale tutto il nuovo sapere umano. Dietro c’è l’idea di una nuova rappresentazione del mondo, la fiducia nel progresso e nella «ragione» propria delle nuove classi commerciali, mercantili, imprenditoriali e borghesi. Nel 1750 il progetto è pronto. Prevede 8 volumi di testi e 2 di illustrazioni. Il ventottesimo, e ultimo, uscirà – con il dilatarsi del progetto culturale, editoriale e commerciale - nel 1772: 17 volumi contenenti 72.000 voci, e 11 volumi di immagini. L’opera è un «successo culturale» (cambierà il mondo e la geografia d’Europa!), ed economico. 4.000 copie stampate, 280 lire francesi per i primi volumi, 1.000 per gli ultimi. I ricavi saranno alla fine il doppio dell’investimento iniziale. Un terzo delle copie viene venduto all’estero (oltre a quelle non autorizzate: una a Lucca e una a Livorno). Altre sono svizzere in piccoli volumi di solo testo stampate in 36 mila copie. Alla vigilia della Rivoluzione erano state vendute 24.000 collezioni, quasi la metà in Francia.

1814 –1886
L’editoria industriale

Il torchio, con due addetti, può stampare 250 facciate l’ora. In una giornata di 10 ore sono 2.500 facciate: 1.250 pagine. La scarsa velocità viene superata dalla meccanizzazione del processo: la pressione manuale da quella meccanica. Friedrixch König e Adreas Bauer realizzano una macchina a fogli per il «Times» che arriva a stampare fino a 3.000 fogli all’ora. Macchina che resta la più usata per la stampa di libri fino al ‘900. Il passo successivo è la rotativa: il foglio passa tra due cilindri inchiostrati. Avrà però bisogno dell’industrializzazione della produzione della carta e degli inchiostri. L’industrializzazione del processo di legatura completa il processo insieme all’invenzione della linotype che fonde non più il singolo carattere, ma l’intera riga composta (1886-1890).

1851-1935
Innovazione, romanzi, nuovi generi e nuovi formati

L’800 del romanzo borghese

Il romanzo borghese - e quello «storico» prima: Ivanhoe di Walter Scott (1820), e quello «horror» Frankenstein, o il moderno Prometeo di Mary Shelley (1816-1817) - si declina nelle sue grandi varianti geografiche, assume venature più popolari, incrocia le rotative della stampa quotidiana: diventa «romanzo d’appendice uscendo a episodi settimanali. L’800 è il secolo del romanzo e del grande romanzo borghese: Alessandro Manzoni (I promessi sposi, 1825-1827),
Stendhal (Il rosso e il nero, 1830), Honoré de Balzac (La Comédie humaine: 1831-1841), Victore Hugo (Les Misérables, 1862), Lev Nikolàevic Tolstòj (Guerra e pace 1863-1869), Fëdor Michajlovic Dostoevskij (Delitto e castigo, 1866, I demoni, 1870, I fratelli Karamazov, 1879).


1851 – Le edizioni ferroviarie

Un nuovo pubblico di lettori, una diversa organizzazione del tempo creata dalla rivoluzione dei trasporti, le innovazioni tecnologiche che abbassano i prezzi di vendita dei libri portano allo sviluppo di nuovi format editoriali. Louis Hachette nel 1851 acquisisce il monopolio della vendita di libri nelle stazioni e nel 1853 lancia la collana Bibliothèque des chemins de fer. 


1867 – Le collane universali

Nel 1867 nasce la Reclam Universal bibliothek, che (venduta anche attraverso distributori automatici nelle stazioni ferroviarie) raggiunse i 5.000 titoli nel 1908. Classici, piccolo formato, prezzi popolari. Su questa via anche la Tauchnitz Collection of British and American Authors (1841) con 5.000 titoli e 40 milioni di copie vendute al 1937; la Everyman’s Library; in Italia la BUR (1949).

1935 – I tascabili

Alle collane universali di classici, se ne affiancano altre che uniscono la novità di un libro di un autore contemporaneo, il formato tascabile, il prezzo contenuto, le alte tirature, e la distribuzione che rivoluzionano il mercato – in un mix di tecnologie di stampa e confezionamento sempre più rapide ed economiche. La Penguin «inventa» i tascabili. Un formato editoriale per un nuovo pubblico di lettori di massa. Romanzi di buona qualità in edizione economica, copertina non rigida venduti a 6 pence (il prezzo di un pacchetto di sigarette). Altrettanto faranno in Italia la Medusa (1933) e gli Oscar Mondadori (1965, a 350 lire). In Germania la Albatros. Negli Stati Uniti Simon&Schuster con i Pocket Books.

1970
Nasce l’ISBN: International Standard Book Number

Nel 1970 nasce l’ISBN: un numero che identifica a livello internazionale, in modo univoco e persistente, un titolo o una edizione di un titolo di un determinato editore per ciascun Paese. Questa codifica permette così, all’alba dell’informatizzazione diffusa, la gestione attraverso i sistemi di teleodering di tutte le funzioni logistiche, amministrative, di ricerca bibliografica e distributiva del libro. Il libro – un oggetto difficile da «rompere» nella manipolazione distributiva – e unico prodotto di massa, già dotato di un codice alfanumerico univoco e persistente, favorirà la nascita e lo sviluppo dell’eCommerce librario. Grazie all’ISBN le nascenti piattaforme di eCommerce avevano a loro disposizione alcuni milioni di prodotti, facili da spedire a un pubblico di acquirenti relativamente ampio e con un codice di identificazione certo, che riduceva errori e costi di gestione.

1980
I CD-ROM. I primi prodotti editoriali digitali

Sony e Philips lanciano negli Ottanta sul mercato i primi lettori di dischi ottici. Contemporaneamente si sviluppa il mercato dei cd-rom che rappresentò un passaggio fondamentale nella diffusione e nello sviluppo dell’«editoria elettronica». Grazie all’elevata capacità di memoria (650 Mb; i floppy disc arrivavano a 2 Mb) i cd-rom diventano il supporto ideale per la distribuzione di massa di contenuti editoriali, accessibili velocemente attraverso i primi personal computer. Tre i principali i settori editoriali che ne traggono il maggior beneficio:
  • quello delle opere di reference e delle enciclopedie dove Encarta realizzata da Microsoft (quindi non da un editore tradizionale) mette in crisi le classiche enciclopedie cartacee;
  • quello dei corsi di formazione;
  • quello professionale dove avvocati, commercialisti, notai avevano necessità di accedere velocemente a vaste banche (Internet ancora non esisteva e l’aggiornamento avveniva per posta con l’invio del cd-rom con la nuova normativa).
Con la nascita di Internet e del Web il mercato dei cd-rom in pochi anni subisce un drastico e definitivo ridimensionamento.

1995
La stampa digitale

In questi anni si assiste anche alla diffusione del desk top publishing che rende digitale tutto il percorso di lavorazione (e archiviazione) dei testi, anche se la stampa resta su carta. Nel 1995 nascono i primi sistemi di stampa digitale che inglobano nel processo di riproduzione anche il «treno» di rilegatura e confezionamento.
Diventa possibile il recupero di quelle opere presenti in catalogo ma non più disponibili per la vendita. Lo sviluppo progressivo dei software di gestione permetterà la stampa in formati analoghi a quelli dell’edizione originale, l’uso del colore, la personalizzazione della copia, l’aggiornamento rapido di parti dell’opera.

1998
Nasce l’e-book

La NuvoMedia, un’azienda californiana, lancia, a 499 dollari nella catena Barnes & Nobles, il Rocket ebook, il primo dispositivo di lettura di libri elettronici con una capacità di conservare 4 mila pagine (circa 10 libri) e una batteria di 20 (o 45) ore. È il primo dispositivo orientato alla lettura di un libro. Seguirà poi il SoftBook. Assieme venderanno circa 50.000 dispositivi.
Il formato della pagina degli e-book è simile a quello dei libri, ma i device mettono a disposizione del lettore funzioni come la ricerca lessicale, l’ingrandimento dei caratteri, la sottolineatura, ecc. Con gli e-reader i lettori possono, in qualunque momento, collegarsi a store on-line da cui comprare gli e-book, con il vantaggio di portare con sé una biblioteca di libri elettronici che pesa pochi “grammi”, avendo un’esperienza di lettura analoga a quella della pagina di un libro di carta.
L’e-book è un nuovo canale di distribuzione che utilizza non più i punti vendita fisici per gli acquisti, ma la rete.
I nuovi prodotti – che non siano la replica della pagina del libro - dovranno però ancora attendere.

2007
Kindle

Il primo dispositivo di lettura che si è affermato sul mercato globale è l’Amazon Kindle. Un lettore e-ink direttamente collegato con lo store di e-book di Amazon grazie alla connettività 3G. L’integrazione tra lo store e il Kindle in un ecosistema distributivo, facile per l’utente da utilizzare, ha permesso ad Amazon di diventare il leader del mercato degli e-Reader.
Sulla scia di questo successo, nel 2010 Barnes & Noble – allora la maggior catena libraia degli Stati Uniti – lancia Nook; nello stesso anno in Canada esce il Kobo e-Reader e in Italia iBS.it propone nel 2011 Leggo e nel 2015 Tolino.

2000 – 2018
I tablet e gli smartphone

Con il lancio dell’iPhone nel 2007, dell’Apple store nel 2008, dell’iPad e dell’iBooks store nel 2010 si aprono per il mondo dei contenuti nuove opportunità di distribuzione di prodotti digitali, che si affiancano a quelle nate con gli e-reader. Device multifunzione, con schermi a colori, grazie alle potenzialità dei loro sistemi operativi permettono di creare nuovi prodotti editoriali multimediali e interattivi per un lettore sempre più abituato ad accedere, in mobilità, a una crescente quantità di contenuti e servizi. Il mondo delle app per bambini, di quelle destinate a un pubblico professionale o al mondo educativo sono solo alcune delle possibili traiettorie di sviluppo dell’editoria.

Le piattaforme editoriali online

Con la diffusione di Internet, i grandi gruppi internazionali – Penguin, Pearson, Springer, Wolters Kluwer, Elsevier, Bertelsmann, MacMillan, Thomson-Reuters, McGraw Hill – mettono in pratica il cambiamento di paradigma a cui il digitale spinge l’editore: non più solo produttore di una manufatto fisico (il libro), ma anche distributore di contenuti granulari, arricchiti, aggiornati, adattati, consultabili dai device più diversi. Spesso con modalità non più di vendita ma di abbonamento.

L'autore: Giovanni Peresson

Mi sono sempre occupato di questo mondo. Di editori piccoli e grandi, di libri, di librerie, e di lettori. Spesso anche di quello che stava ai loro confini e a volte anche molto oltre. Di relazioni tra imprese come tra clienti: di chi dava valore a cosa. Di come i valori cambiavano in questi scambi. Perché e come si compra. Perché si entra proprio in quel negozio e si compra proprio quel libro. Del modo e dei luoghi del leggere. Se quello di oggi è ancora «leggere». Di come le liturgie cambiano rimanendo uguali, di come rimanendo uguali sono cambiate. Ormai ho raggiunto l'età per voltarmi indietro e vedere cosa è mutato. Cosa fare da grande non l'ho ancora perfettamente deciso. Diciamo che ho qualche idea. Viaggiare, ma forse non è il viaggio che mi interessa. Intanto continuo a dirigere l'Ufficio studi dell'Associazione editori pensando che il Giornale della libreria ne sia parte, perché credo sempre meno nei numeri e più alle storie che si possono raccontare dalle pagine di un periodico e nell'antropologia dei comportamenti che si possono osservare.

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