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Curiosità

Islanda. Il Jolabokaflod minacciato dagli smartphone?

di Alessandra Rotondo notizia del 22 ottobre 2018

Attenzione, controllare i dati.

Che gli islandesi intrattengano un rapporto peculiare con libri e letteratura è risaputo. «Siamo una nazione di cantastorie» racconta il romanziere Kristjan B. Jonasson. «Quando faceva freddo e buio non c’era altro da fare. Grazie alle poesie e alle saghe medievali siamo sempre stati circondati da storie. E dopo l’indipendenza dalla Danimarca, la letteratura ci ha aiutati a definire la nostra identità»· E c’è da credergli, almeno stando a un articolo della Bbc di qualche anno fa, nel quale si leggeva che un islandese su dieci pubblica un libro nel corso della sua vita.

Ma, oltre a scriverli, gli islandesi i libri li leggono anche. E li apprezzano pure come regali. Nel 2014, ciascuno di loro, in media, ne aveva comprati 2,1 da impacchettare e ne aveva trovati 1,2 sotto l’albero. Nello stesso anno, il settore editoriale aveva coperto l’1,5 del prodotto interno lordo del Paese.

La maggior parte dei libri, in Islanda, è pubblicata e venduta tra settembre e la fine di novembre, proprio in vista delle feste. Tanto che esiste persino una parola per indicare il fenomeno: Jolabokaflod, traducibile come «l’inondazione dei libri per Natale». Le nuove pubblicazioni vengono presentate nel Bokatidindi, un catalogo che gli editori distribuiscono gratis in tutte le case, dal quale gli islandesi scelgono che titoli regalare e quali chiedere in regalo.


L’usanza – che risalirebbe alla Seconda guerra mondiale, quando le restrizioni in vigore limitavano l’importazione di molti beni dall’estero ma non della carta – ha fatto dei libri i regali di Natale per eccellenza. Regali di pregio, peraltro: a essere scelte, infatti, sono di solito le edizioni più accurate, costose e rigorosamente cartacee. Mentre poco spazio è lasciato ai tascabili e ai prodotti digitali.

Questo, almeno, è quanto avveniva fino a qualche Natale fa. Un articolo uscito recentemente su Quartz rivela che, dal 2010 al 2017, le vendite di libri in Islanda sono diminuite del 43%. Lo scorso agosto, il sito d’informazione Iceland Monitor ha riportato un ulteriore calo del 5%. Secondo l’istituto di statistica del Paese, il numero di titoli pubblicati è in calo dal 2011, e neppure sul fronte della lettura c’è da star sereni. Un sondaggio ripreso recentemente dal Guardian, mostra che il 13,5% degli islandesi non ha letto alcun libro nel 2017 (era il 7% nel 2010). E ben il 42% non ne ha ricevuto neanche uno in regalo per Natale.

Le cause? La concorrenza di smartphone e contenuti digitali, probabilmente. Dal 2010 al 2016, il traffico dati in mobilità (generato dalla connessione Internet su smartphone e tablet) sarebbe aumentato del 38% in Islanda. E anche il mercato dell’e-book (che nel 2014 valeva l’1% del settore editoriale) pare stia crescendo a ritmi sostenuti.

L'autore: Alessandra Rotondo

Editor presso la redazione del Giornale della libreria. Mi sono laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, poi ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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