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Perché l’editoria italiana piace sempre di più all’estero?

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Giovedì 6 dicembre
ore 16.30-17.20
Più libri più liberi, Sala Aldus
Perché l'editoria italiana piace sempre di più all'estero?
A cura di Aie, in collaborazione con Aldus


Nel 2018 esce confermato il processo di internazionalizzazione dell’editoria italiana, il suo guardare, con i suoi libri e i suoi autori, ai colleghi e ai mercati stranieri. Ancora un +9,0% nella vendita di diritti (+10,6% nel 2017), e un +0,7% nell’acquisto (-2,7% nel 2017). Si vende e si compra con andamenti non sempre lineari da un anno all’altro, ma il trend di lungo periodo (ormai dal 2001) è chiaro. Gli editori italiani e i responsabili diritti, gli agenti letterari, gli scout, gli autori (non necessariamente di narrativa), i traduttori, gli illustratori costituiscono una parte importante della piattaforma che permette tutto ciò. A cui si aggiungono i rights centre delle fiere e dei saloni – anche quelli non specializzati e aperti al pubblico – gli inviti delle fiere internazionali all’editoria italiana a essere Paese «ospite d’onore», gli stand «Italia» curati dall’Aie. È come se si vendesse l’11% della produzione editoriale complessiva di novità dello stesso anno. Il divario lo si coglie quando si osserva che nel 2001 era solo il 3,2% dei titoli pubblicati a trovare interesse da parte delle case editrici straniere.

L’incontro è stato l’occasione per presentare i dati 2018 dell’Osservatorio Aie sull’import-export di diritti da parte degli editori italiani e fare il punto su alcuni temi legati all’internazionalizzazione del settore.

Hanno partecipato Pablo De La Vega (Base Tres, Messico – agente letterario), Carmen Prestia (Alferj e Prestia – agente letterario), Stefano Salis (Il Sole 24 Ore)

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