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Il diario di Anne (e Otto?) Frank: nuova disputa sul diritto d’autore

di Camilla Pelizzoli notizia del 1 dicembre 2015

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Il diario di Anne Frank e il copyright. Non è forse l’associazione più immediata, ma tutto assume chiarezza nel momento in cui si sottolinea che la giovane Anne è morta a Bergen-Belsen settant’anni fa, e che quindi la sua – tristemente – unica opera, il celeberrimo diario, sta per diventare ufficialmente un’opera di pubblico dominio. Si tratta di un’occasione diversa da quelle che solitamente si trovano ad affrontare gli editori, non solo per i numeri che potrebbe smuovere (basti pensare a quel che è successo quest’anno, con Il piccolo principe passato in pubblico dominio) ma, soprattutto, per la valenza storica della testimonianza. E quando si parla di un’eredità tanto grande, in termini etici ed economici, le vertenze legali sembrano non mancare mai; la storia di Anne, per quanto particolare, non fa eccezione.
È notizia di questi giorni, infatti, che la Anne Frank Fonds, fondazione svizzera che gestisce i diritti d’autore del diario (fondata da Otto Frank, padre di Anne, nel 1963), sta dando notizia agli editori che Otto è da considerarsi legalmente e a tutti gli effetti co-autore del diario, in quanto l’opera, per come la conosciamo oggi, non sarebbe esistita senza il suo lavoro editoriale sul testo, riunito e in certi casi assemblato a partire da vari quaderni e fogli della figlia. L’affermazione viene fatta anche sulla base di studi portati avanti dagli svariati esperti di diritto che la fondazione ha chiamato nel corso degli ultimi anni per analizzare la questione; segno che la fondazione potrebbe anche essere pronta ad affrontare il giudizio di una corte, se qualcuno decidesse di portare in tribunale i propri dubbi sulla legittimità dell’operazione.
Non sono pochi a considerare questa presa di posizione come una scontata mossa commerciale – benché ci sia da sottolineare che la stessa nascita della fondazione sia dovuta al desiderio di Otto Frank, morto nel 1980, di utilizzare le roylaties del diario per aiutare una serie di associazioni benefiche, e che pare che le cifre donate in anni recenti abbiano raggiunto il milione e mezzo di dollari l’anno.
Molti, comunque, sono più preoccupati per il fatto che l’associazione sembra andare contro a ciò che ha sostenuto per anni, insieme all’Anne Frank House Museum, ovvero che Anne è l’unica autrice del diario; senza contare che proprio l’House Museum stava approntando un’edizione anastatica che contava di mettere a disposizione on line per chiunque volesse consultarla; un lavoro che ha impegnato i ricercatori addetti al progetto per cinque anni e non è ancora concluso. Maatje Mostart, portavoce del Museo (che possiede, tra l’altro, gli scritti originali da Anne, lasciati da Otto allo Stato olandese), ha affermato che ogni pubblicazione sarà effettuata entro i limiti della legalità, ma che da parte del Museo l’unica autrice è Anne, e né Otto Frank, né alcuna altra persona è co-autore del testo. Affermazione non eccessiva, se si pensa che in effetti esiste una seconda persona che a questo punto può candidarsi come co-autore: Mirjam Pressler, che ha rivisto ed editato, aggiungendo ulteriore materiale dai diari di Anne nel 1991, dando vita a un’edizione «definitiva». I diritti della Pressler sono già stati accettati come validi e trasferiti alla Anne Frank Fonds. Questo prolungherebbe ulteriormente il copyright dei diari, dato che l’autrice è ancora in vita.
Comunque si risolverà questo dibattito, rimane piuttosto importante ragionare sui temi che lo caratterizzano profondamente. Il diritto d’autore scade per motivi ben precisi, per una valenza sociale insindacabilmente giusta, ovvero la possibilità per materiali d’importante valenza culturale di circolare liberamente e di essere consultabile da chiunque (dopo un giusto periodo di protezione necessario per il rispetto del lavoro creativo dell’autore). D’altro canto, ci sono contenuti sensibili che molti sentono come bisognosi di ulteriore protezione, come in questo caso.
Oppure, passando ad argomentazione di segno opposto, si sente la necessità di proteggere la società da determinate idee, come nel caso – molto più complesso – del Mein Kampf di Hitler, che dovrebbe divenire di dominio pubblico proprio alla fine di questo 2015. Senz’altro casi tanto eclatanti non potranno che fornire le basi per future dispute e, soprattutto, porranno nuovi punti di riflessione per tutta la filiera editoriale (dall’editore, all’esperto di diritto d’autore, al lettore attento), che dovrà ragionare approfonditamente su questi argomenti così sensibili.

L'autore: Camilla Pelizzoli

Editor presso la redazione del Giornale della libreria. Laureata in Lettere moderne (con indirizzo critico-editoriale), ho frequentato il Master in editoria. Mi interessa la «vita segreta» che precede la pubblicazione di un libro – di carta o digitale – e mi incuriosiscono le nuove forme di narrazione, le dinamiche delle nicchie editoriali e il mondo dei blog (in particolare quelli letterari).

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