Il tuo browser non supporta JavaScript!
Mercato

Non è un social per adolescenti. In Usa Facebook perde il primato

di Alessandra Rotondo notizia del 4 giugno 2018

Attenzione, controllare i dati.

http://media.giornaledellalibreria.it/archivio/PI_2018.05.31_TeensTech_0-01.pngNegli Stati Uniti Facebook ha smesso di essere la piattaforma social più diffusa tra i giovani. A dirlo sono i dati di un nuovo sondaggio realizzato dal Pew Research Center tra marzo e aprile 2018, nell’ambito dell’osservatorio Teens, Social Media & Technology.

Secondo lo studio, il 51% degli adolescenti americani (13-17 anni) dichiara di usare il social network di Mark Zuckerberg: una percentuale significativamente più bassa rispetto a quelle che caratterizzano altre piattaforme, in particolare YouTube (85%), Instagram (72%) e Snapchat (69%).

L’analogo sondaggio condotto dal Pew tre anni fa mostrava numeri decisamente diversi: a fronte di un 71% di teen utenti di Facebook, nessun altro social network presentava maggioranze così schiaccianti. Instagram e Snapchat erano rispettivamente al 52% e al 41%, mentre Twitter e Tumblr coprivano quote minoritarie e grossomodo coincidenti con quelle attuali. YouTube, invece, non compariva come opzione tra le risposte esprimibili nel 2015.

Insomma, in pochi anni, tre piattaforme web diverse da Facebook hanno guadagnato una consistente maggioranza degli utenti in questa fascia d’età, ridisegnando un altare dei social decisamente politeista. Con qualche interessante stratificazione demografica. Sebbene, infatti, gli adolescenti tendano a scegliere i canali da popolare seguendo il richiamo dei coetanei (e quindi il solo elemento anagrafico), c’è una correlazione tra il reddito della famiglia di provenienza e l’utilizzo di Facebook non ignorabile. È il 70% degli adolescenti che vive in famiglie caratterizzate da redditi annui inferiori ai 30 mila dollari ad avere un profilo attivo sulla piattaforma, contro il 36% dei teen che provengono da famiglie con redditi superiori ai 75 mila dollari.

CLICCA SUI GRAFICI
PER INGRANDIRLI


Anche rispetto alla frequenza di utilizzo le caratteristiche demografiche hanno un loro peso: ancora una volta, gli adolescenti a reddito più basso indicano più frequentemente Facebook come la piattaforma online che utilizzano sovente (il 22% contro il 4% dei coetanei più abbienti). Né mancano le differenze legate al genere e all'etnia.
 
Le ragazze sono più propense dei ragazzi a dire che Snapchat è il social network che frequentano più spesso (42% vs 29%), mentre i ragazzi sono più inclini delle ragazze a identificare in YouTube la loro piattaforma preferita (39% vs 25%). E gli adolescenti bianchi (41%), più di quelli ispanici (29%) o neri (23%), considerano Snapchat il canale social che presidiano maggiormente. Per questi ultimi è invece Facebook (26% contro 7% dei bianchi).

Oltre alla marginalizzazione di Facebook nelle diete social-mediali degli adolescenti statunitensi, la ricerca del Pew Research Center rivela altri aspetti interessanti del loro rapporto con le tecnologie e della percezione dei paradigmi comunicativi abilitati dal digitale.

Il 95% dei teen intervistati dichiara di avere accesso a uno smartphone (era il 73% solo tre anni prima): una percentuale non influenzata dalla razza, dal genere e dal background socio economico.  Il panorama si fa più sfumato guardando alla possibilità di utilizzo di un computer domestico, che riguarda il 96% dei ragazzi appartenenti a famiglie con redditi annui superiori ai 75 mila dollari e il 75% di quelli con redditi inferiori ai 30 mila dollari. E sul rapporto con il computer pesa anche il livello d’istruzione dei genitori: l’uso, infatti, è più frequente tra i figli di laureati (94%) piuttosto che tra quelli di diplomati (78%).

In un contesto in cui l’utilizzo di Internet è definito come «quasi costante» dal 45% degli adolescenti (era il 24% nella rilevazione di soli tre anni fa) è importante capire come viene percepita e valorata questa presenza. Le opinioni non sono univoche. Un 45% degli adolescenti intervistati ritiene che i social media non abbiano effetti né positivi né negativi sulle persone della loro età, per un 31% gli effetti sono essenzialmente positivi mentre per un 24% essenzialmente negativi. Chi sostiene l’utilità di questi strumenti lo fa sottolineando le componenti relazionali e comunicative che sono in grado di agevolare.  

L'autore: Alessandra Rotondo

Editor presso la redazione del Giornale della libreria. Mi sono laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, poi ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

Guarda tutti gli articoli scritti da Alessandra Rotondo

Inserire il codice per il download.

Inserire il codice attivare il servizio.