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Mercato

L’industria creativa cinese vale 5 mila miliardi di yuan

di Alessandra Rotondo notizia del 12 luglio 2017

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Secondo i risultati di uno studio recentemente condiviso dall’Istituto cinese di ricerca sulla stampa e l'editoria, il valore delle industrie creative del Paese ha superato i 5 mila miliardi di yuan (più di 640 miliardi di euro), arrivando a coprire il 7,3% del Pil nazionale e impiegando il 9,2% dei lavoratori che risiedono nelle aree urbane.

La quota dell’«industria del copyright» ha acquisito gradualmente peso nel contesto dell’economia del Paese, in particolare grazie all’esportazione, «vero motore espansivo del settore» secondo la ricerca. Se, infatti, dal 2005 al 2015 la quota dell’esportazione ha fluttuato, passando nel complesso dal 15,4 all’11,6%, dal 2015 al 2016 il giro d’affari dell’export «culturale» è quasi raddoppiato, superando i 230 miliardi di euro.

In particolare, va restringendosi il divario tra l’industria creativa cinese e quella statunitense. Nel 2006, la quota del PIL cinese coperta dall’industria del copyright era del 6,4%: di quasi 5 punti inferiore rispetto a quella statunitense. Nove anni dopo la differenza scende a 4,4 punti. «L’industria culturale – commenta il “China Publishers Magazine” – potrebbe rappresentare la nuova energia cinetica della crescita economica cinese».

Un’altra osservazione interessante viene suscitata  dal rapporto China Network Copyright Industry Development 2017, prodotto dal Network Copyright Industry Research Center. Questo studio si concentra, in particolare, sulla «network industry» cinese, descritta come il settore dei videogiochi, dei contenuti, dei video, della musica e della pubblicità online. Nel 2016, secondo le rilevazioni del Centro, l’industria cinese del copyright network based ha superato la soglia dei 500 miliardi di yuan (circa 64 miliardi di euro), con un tasso di crescita rispetto all’anno precedente del 31,3%.

«Allo stesso tempo – scrive sempre il “China Publishers Magazine” – aumenta costantemente la tutela del diritto d’autore in Cina». E anche la cultura dei contenuti a pagamento, evidentemente.  Nel 2016, la fruizione user paid ha trovato un nuovo e più solido sostegno tra gli utenti, soprattutto per quanto riguarda i video e la letteratura. Spingendo di conseguenza i publisher a ripensare i modelli di business, spostandosi dalle soluzioni che individuano nelle inserzioni pubblicitarie l’unica fonte di sostentamento a quelle che contemplano, in tutto o in parte, la disponibilità dell'utente a pagare per ciò che fruisce.

L'autore: Alessandra Rotondo

Editor presso la redazione del Giornale della libreria. Mi sono laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, poi ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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