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Mercato

Il mercato della narrativa fantasy

di Giovanni Peresson notizia del 24 aprile 2018

Attenzione, controllare i dati.

Uno dei mercati che compongono il grande e variopinto mondo del libro è quello del fantasy. Un mercato fatto di tanti mercati era appunto il titolo della striscia di incontri che ha scandito le giornate di Tempo di libri di quest’anno e quelle dello scorso anno. Tanti mercati – ma (spesso) anche tanti autori – in cui gli aumenti di alcuni compensano i segni negativi di altri o fanno più o meno crescere l’andamento complessivo.

Rinviando alle slide della presentazione, la narrativa fantasy registra, rispetto all’andamento delle vendite complessive dei canali trade, la curva rappresentata nel grafico. Un andamento leggermente positivo fino al 2014 quando fa registrare un +7,9% a valore rispetto al -3,7% complessivo, per restare in area negativa negli anni successivi mentre il mercato si riprendeva. Nel 2017 mostra solo un timido +0,2% rispetto al +2,5% complessivo.

Una crescita, quella del 2014, legata al successo di Cassandra Clare di cui uscì a luglio per Mondadori The Mortal Instrument: Shadowhunters - Città del fuoco celeste (City of Heavenly Fire) sesto titolo della serie della saga fantasy-metropolitana che aveva preso il via nel 2007.  Cassandra Clare nel 2013 aveva venduto (con sedici  titoli tra hardcover, e paperback) circa 132 mila copie (il 15% delle vendite del genere dei Top 5), nel 2014 raddoppia le vendite (289 mila copie,  il 30% dei Top 5, con un + 118,6% sull’anno precedente).
Un genere che – nel perimetro monitorato da Nielsen – vale nel 2017 l’1,6% del mercato trade a valore, ma ben il 4,9% della narrativa a valore (il 5,1% nel 2016) e il 4,6% della narrativa a volume  (il 4,9% nel 2016).
Un segmento innanzitutto fortemente concentrato. Nel 2012 i Top 5 rappresentavano il 49,4% di tutte le copie vendute del fantasy nei canali trade e il 40,4% nel 2017 (riflettendo in questo calo una dinamica complessiva e trasversale a tutti i mercati dei  best seller).
Un segmento inoltre pressoché completamente orientato ad autorialità straniere. Solo Licia Troisi compare tra i Top 5 in questi anni, e gli autori italiani rappresentano il 7,0% delle vendite tanto a volume quanto a valore.


In realtà il fantasy si presta anche a un’altra lettura tenendo presente che i numeri di qualche anno prima, oggi appaiono molto più appannati rispetto al passato (ma ricordiamoci che mancano sempre i dati di Amazon e delle vendite in occasione di fiere e di festival a tema). Una lettura che nasce sostanzialmente da una domanda legata al processo di sdoganamento del genere: letterario, ma anche di natura politica. Si pensi alla collocazione di Tolkien  negli anni Sessanta nella mappa delle letture delle generazioni più giovani e dove si viene a collocare oggi.


Credo che l’incrocio tra la fascia dei  lettori di oggi (il 50,0% ha meno di 24 anni) che ne decreta il successo, le dimensioni a seconda degli anni e i bisogni di lettura legati alle vicende dei personaggi che animano questi mondi narrativi siano ben colti da uno studio  appena pubblicato di Alessandro Dal Lago (Eroi e mostri. Il fantasy come macchina mitologica, Il Mulino, 2017): per i giovani (young adult?) di oggi (con il contesto sociale, occupazionale, professionale, ecc. in cui sono inseriti) «il mondo fantastico diviene modello di quello reale – nel doppio senso di una copia più vera e miglior dell’originale. A me sembra evidente come i mondi narrativi di Tolkien e Lewis [ma anche di George Martin, Suzanne Collins, e pure di J.K. Rowling all’estremo, aggiungerei io]  non siano soltanto “storie per ragazzi”, ma favole per adulti che rispondono a una profonda esigenza di sostituzione del mondo reale, cioè moderno, che entrambi [Tolkien e Lewis] dicevano di non amare». Una mitologia – continua Dal Lago riferendosi a quella di Tolkien «casta e rassicurante. Sessualità e gore non vi svolgono alcun ruolo. Gli amori incestuosi [...] sono del tutto assenti. D’altra parte i cattivi sono così cattivi […] da costituire dei babau cosmici, che nessun lettore adulto, anche se crede nel male radicale, può prendere sul serio. Ed ecco allora perché, dagli anni Sessanta in poi, la mitologia tolkeniana [e le altre mitologie che ne vengono clonate con abbondante ricorso a sangue e sesso] è così popolare tra i giovani: perché ci racconta un mondo di sogno [o quanto meno del possibile: anche qui da Harry Potter a Katniss Everdeen] che si erge contro le brutture di quello reale». Con gli strumenti della magia, o delle frecce di Katniss.

L'autore: Giovanni Peresson

Mi sono sempre occupato di questo mondo. Di editori piccoli e grandi, di libri, di librerie, e di lettori. Spesso anche di quello che stava ai loro confini e a volte anche molto oltre. Di relazioni tra imprese come tra clienti: di chi dava valore a cosa. Di come i valori cambiavano in questi scambi. Perché e come si compra. Perché si entra proprio in quel negozio e si compra proprio quel libro. Del modo e dei luoghi del leggere. Se quello di oggi è ancora «leggere». Di come le liturgie cambiano rimanendo uguali, di come rimanendo uguali sono cambiate. Ormai ho raggiunto l'età per voltarmi indietro e vedere cosa è mutato. Cosa fare da grande non l'ho ancora perfettamente deciso. Diciamo che ho qualche idea. Viaggiare, ma forse non è il viaggio che mi interessa. Intanto continuo a dirigere l'Ufficio studi dell'Associazione editori pensando che il Giornale della libreria ne sia parte, perché credo sempre meno nei numeri e più alle storie che si possono raccontare dalle pagine di un periodico e nell'antropologia dei comportamenti che si possono osservare.

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