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Mercato

Graphic novel. Un’impresa da eroi

di Giovanni Peresson notizia del 10 aprile 2018

Attenzione, controllare i dati.

Il mercato è fatto da tanti mercati. Gli aumenti di alcuni compensano i segni negativi di altri o fanno crescere il segno positivo più complessivo. A loro volta i segmenti di mercato sono fatti da molti altri sotto-segmenti, costituiti da autori e da titoli capaci di cambiare in un senso o nell’altro non solo l’andamento del settore, ma anche quello del mercato complessivo.
Il graphic novel (esclusi i libri a fumetti e il graphic novel per bambini) è uno di questi, e ad esso a Tempo di libri è stato dedicato un incontro (a cura di Nielsen) per esaminarne l’andamento.  Rinviando alle slide della presentazione, i dati relativi al quadro complessivo degli ultimi sei anni si prestano ad alcune considerazioni.

La prima è il peso in termini di quota di mercato che il settore è venuto ad assumere.  Nel 2012 (escludendo Amazon e Gdo) rappresentava lo 0,3% delle copie vendute e altrettanto a valore. Lo scorso anno lo 0,7% a copie e lo 0,8% a valore. Tendendo presente che – oltre ai canali non rappresentati da Nielsen – restano escluse le vendite fatte in occasione di fiere e festival di settore (dove diversi mercati si sono attrezzati e organizzati per rendere più efficiente la loro presenza), e quelle nelle fumetterie . Soprattutto vediamo crescere il mercato dell’80,6% negli ultimi sei anni a copie e ben del 93,0% a valore.

Se osserviamo i dati, vediamo soprattutto che quello del graphic novel è stato uno dei segmenti che è andato sempre in controtendenza rispetto alla media del settore: sia a valore, ma soprattutto a copie. Anzi, la crescita di questo mercato consiste soprattutto in un allargamento del mercato in termini di copie. Sia pur sottodimensionato siamo passati da 279 mila copie vendute nel 2012 a 504 mila nel 2017.



Le ragioni di questa crescita – su cui più volte siamo tornati su queste pagine del Gdl – sta nella capacità delle case editrici di far crescere la dimensione autoriale, nella promozione, nella capacità del genere di confrontarsi ormai con il linguaggio narrativo vero e proprio. Tanto che pesa – nonostante non abbiamo dati sulle vendite dirette in occasione di eventi fieristici, o su Amazon – sulla fiction (italiana e straniera) il 2,2% a valore (probabilmente sfiorerebbe il 4% considerando le vendite aggiuntive).

Si è assistito – e sono anche le classifiche a indicarcelo – a una progressiva «concentrazione» del mercato (anche se è naturalmente improprio definirla così): nel 2012 l’1% degli editori rappresentava circa il 27% del mercato. Cinque anni dopo, questa percentuale sfiora il 45%. E questo lo si vede bene con la «mediona» che rappresenta il calo della tiratura media. Nel 2012, quando venivano pubblicati e distribuiti poco più di 3 mila titoli, era di 91 copie; oggi (con più di un raddoppio di titoli immessi sul mercato) si è scesi a 68!

Ma i dati mostrano una novità di grande interesse lin grado di favorire l'internazionalizzazione del settore. Gli autori italiani crescono di più di quelli stranieri! Questi ultimi tra 2012 e 2017 fanno segnare un + 45,8% a copie e un +53,4% a valore. Quelli italiani – certamente condizionati dal fenomeno Zerocalcare segnano crescite a tre cifre: +124,8% e +143,6% a valore e una più che significativa crescita in termine di quota.
Un’indicazione importante e di estremo interesse in una logica di internazionalizzazione di tutto il settore.




Immagine di sfondo © Silvia Mansutti | Mohole

L'autore: Giovanni Peresson

Mi sono sempre occupato di questo mondo. Di editori piccoli e grandi, di libri, di librerie, e di lettori. Spesso anche di quello che stava ai loro confini e a volte anche molto oltre. Di relazioni tra imprese come tra clienti: di chi dava valore a cosa. Di come i valori cambiavano in questi scambi. Perché e come si compra. Perché si entra proprio in quel negozio e si compra proprio quel libro. Del modo e dei luoghi del leggere. Se quello di oggi è ancora «leggere». Di come le liturgie cambiano rimanendo uguali, di come rimanendo uguali sono cambiate. Ormai ho raggiunto l'età per voltarmi indietro e vedere cosa è mutato. Cosa fare da grande non l'ho ancora perfettamente deciso. Diciamo che ho qualche idea. Viaggiare, ma forse non è il viaggio che mi interessa. Intanto continuo a dirigere l'Ufficio studi dell'Associazione editori pensando che il Giornale della libreria ne sia parte, perché credo sempre meno nei numeri e più alle storie che si possono raccontare dalle pagine di un periodico e nell'antropologia dei comportamenti che si possono osservare.

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