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Librerie

Parigi: in sedici anni il numero delle librerie è diminuito del 27%

di Antonio Lolli notizia del 28 gennaio 2020

Attenzione, controllare i dati.

Anche le librerie di Parigi sono in affanno, sia in termini di numero di esercizi, sia in termini di quota di mercato. A renderlo noto è il Centre Régional d’Observation du Commerce, de l’Industrie et des Services (Crocis) in uno studio pubblicato qualche giorno fa sull’evoluzione e sulla distribuzione delle librerie nell’Île de France, la Regione di Parigi. Un’area – è quasi superfluo ricordarlo – di primaria importanza per l’intera Francia dal punto di vista politico, economico e culturale. Questo vale anche per il settore librario, visto che un quarto delle librerie francesi si trovano proprio nell’Île de France.

Sono 935 le librerie complessivamente presenti nella Regione nel 2018 e 703 quelle presenti nella sola città di Parigi (circa il 75% del totale della Regione). Se si confronta quest’ultimo dato con quello relativo al 2002 il risultato è subito chiaro: sedici anni fa erano 958 le librerie della Capitale francese. Un dato che corrisponde a una riduzione del -27% del numerodi esercizi dal 2002 al 2018.

Le aree con la densità maggiore di librerie sono quelle più centrali della città, in particolare il V e il VI arrondissement, in cui hanno sede alcune delle principali università e dei più importanti centri di ricerca – come la Sorbona, l’École polytechnique e il Collège de France. Sono oltre 100 le librerie presenti in ciascuno dei due arrondissement. Più ci si allontana dal centro più si riduce la densità delle librerie, fino ad arrivare alle aree più esterne e periferiche in cui ha sede solo una minima parte delle librerie della Regione.

La situazione delicata per le librerie evidentemente non è circoscritta alla sola Parigi. Confrontando la quota delle vendite effettuate nelle librerie fisiche in Francia rispetto al totale, possiamo osservare un calo a livello nazionale dal 47% del 2001 al 39% di oggi.




In Francia dal 1981 è in vigore la legge Lang – dal nome dell’allora ministro della cultura Jack Lang – che limita lo sconto applicabile sul prezzo di copertina al 5%. La norma era nata per proteggere le librerie, soprattutto quelle più piccole, dalla concorrenza delle altre realtà economicamente più forti, che in assenza della legge sarebbero state in grado di applicare sconti ben maggiori sui titoli in vendita.  Lo studio sottolinea che «se da un lato la norma ha protetto la libreria, permettendo  che restasse il primo canale scelto dai lettori per l’acquisto dei libri, dall’altro ha privato i librai di qualsiasi spazio di manovra sui prezzi dei libri presenti sui propri scaffali».

La situazione francese trova delle similitudini anche in altri Paesi in cui siamo in presenza di una regolamentazione stringente dei prezzi. In un articolo pubblicato su «El Pais» all’inizio del mese di gennaio, a Madrid hanno chiuso i battenti 209 librerie dal 2000 a oggi e hanno aperto solo 108 nuove realtà. In altri termini:  101 librerie in meno in vent’anni.
In Germania uno studio dell’Università di Gießen mostra come il numero delle librerie fisiche sia  sceso di 3.100 unità dalle 7.600 del 2000 alle 4.500 del 2018.

In Italia Istat tra 2012 e 2017 indica un saldo negativo (chiusure + aperture) di 245 esercizi commerciali (da 3.544 a 3.299; andamento degli esercizi commerciali con codice ATECO  4761: commercio al dettaglio di libri in esercizi specializzati). L’Ufficio studi di Aie basandosi sull’anagrafica fornitori  propone un saldo negativo più accentuato: meno 334 librerie tra 2010 e 2018.
È certamente vero che non è sempre facile definire cosa intendiamo per libreria: dovrebbe essere «un esercizio commerciale specializzato nella vendita di libri nuovi, caratterizzato da ampiezza e profondità di assortimento (generi, marchi editoriali, fasce di prezzo), dal servizio al cliente, eventuali presentazioni al pubblico, professionalità nella gestione. E la cosa diventa più ardua nei confronti internazionali dove l’Italia sembrerebbe uscire meglio dal confronto. Quello che si può dire è che le chiusure avvengono anche in Paesi dove la regolamentazione del prezzo è più stringente della nostra, e sono il prodotto di un insieme di fattori. Certamente il cambiamento dell’ecosistema distributivo portato dagli store online e dai mutati modi con cui il lettore e cliente si informa e confronta i servizi e i prezzi. La libreria da tempo non è più lo showroom in cui si entra per vedere le novità in uscita. Ci sono poi i passaggi generazionali, ma soprattutto il cambiamento del mercato immobiliare con distorsioni più accentuate nelle città con forti flussi turistici.
Proprio un confronto internazionale mostra come la realtà sia ben più complessa di quanto la «narrazione» dei media ci propone.


L'autore: Antonio Lolli

Editor presso la redazione del Giornale della libreria. Dopo la laurea in Ingegneria e l’esperienza di ricerca in ambito accademico svolta presso l’università di Bologna, seguo il mondo editoriale nelle sue diverse sfaccettature, con particolare interesse per il confronto tra le realtà dei diversi Paesi del mondo e per le ultime novità dal punto di vista produttivo e tecnologico.

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