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Librerie

Libreria Le Nuvole, un'italiana a Barcellona

di Alessandra Rotondo notizia del 9 novembre 2015

Attenzione, controllare i dati.

Le Nuvole è una graziosa libreria indipendente: espone e vende libri selezionati con cura da chi li ha letti, amati e sa anche consigliarli; tiene corsi e laboratori nel pomeriggio e incontri e piccoli eventi la sera; ospita una micro caffetteria al suo interno e si trova in un quartiere attraversato da fremiti culturali innovativi e sostenuto da solidi valori identitari tradizionali. Ha anche una bicicletta appesa al soffitto e una selezione di sedie confortevoli e spaiate, assecondando il costume degli ultimi anni.
Ma la particolarità più rilevante è che, nonostante sia una libreria italiana, peraltro abbastanza connotata, si trova a Barcellona. In Spagna, anzi in Catalogna, in un quartiere molto catalanista: quello di Gràcia.
Cecilia Ricciarelli, la proprietaria, ci ha raccontato com’è nato e come si sta evolvendo il suo progetto, restituendoci collateralmente uno sguardo insolito e peculiare sulla cultura, la letteratura e l’editoria italiana e sulle potenzialità commerciali che offrono.
Anche fuori dall’Italia.

Quando e come nasce la libreria Le Nuvole? Perché avete pensato di aprire una libreria italiana a Barcellona? Non che lì i dati sulla lettura siano più incoraggianti dei nostri…
Il progetto di aprire una libreria italiana a Barcellona nasce quattro anni fa insieme a un’amica. I conti «senza l’oste» che abbiamo fatto erano: a Barcellona il numero di italiani residenti è pari a quello di una cittadina italiana e in città non ci sono ancora librerie tricolori, pertanto una libreria italiana dovrebbe poter comodamente sopravvivere con la potenziale clientela locale. In un certo senso abbiamo sbagliato i conti: la città è vasta e ai nostri connazionali pesa un po’ spostarsi per venirci a far visita. La piacevole sorpresa è arrivata dall’impressionante numero di spagnoli e catalani che studia la nostra lingua per puro piacere: molti di questi ci hanno scelti come interlocutori per approfondire la conoscenza linguistica e culturale del nostro Paese. Avere questo tipo di clienti è veramente gratificante per un libraio: chiedono consigli e si lasciano guidare, non solo nell’apprendimento della lingua, ma anche in un percorso di scoperta della nostra cultura.
Oltre a de Giovanni, Carlotto, Mazzucco o Ammaniti si lasciano sedurre da Sciascia, Pasolini e Morante. Ci sono stati periodi in cui il nostro libro più venduto è stato L’arte della gioia di Goliarda Sapienza o Le ragazze di Sanfrediano di Vasco Pratolini!
In questi quattro anni di «resistenza» c’è stata un’evoluzione: la persona con la quale ho iniziato questo progetto non ha creduto nelle possibilità di sopravvivenza della libreria e ha abbandonato la nave. Ma, come fortunatamente succede per tante altre piccole librerie, l’entusiasmo e il disinteressato aiuto di molte persone hanno fatto sì che il progetto andasse avanti e crescesse. Ogni giorno nuove persone scoprono la libreria e ci dimostrano che è prorio vero che una libreria italiana ha diritto di cittadinanza anche qui. La difficoltà maggiore, paradossalmente, è farsi scoprire dai tanti italiani residenti a Barcellona da molto, ormai abituati all’assenza di una libreria italiana. Ma ora ci siamo, e siamo qui!

Come si coniuga l’identità italiana con quella della Spagna, della Catalogna, di Barcellona e del quartiere di Gràcia che vi ospita?
Gràcia è un quartiere particolare, lontano dall’arrembaggio dei turisti – spesso poco interessati a inoltrarsi, approfondire, scoprire davvero – ma comunque molto frequentato sia da stranieri residenti, che lo hanno scelto come posto in cui vivere, che da persone «di passaggio». Il connubio con la nostra libreria è singolare, visto che si tratta anche di un quartiere molto catalanista. È un ambiente vivo e ricco di fermenti culturali: ospita i due cinema d’essai più frequentati della città, un paio di importanti teatri e parecchie sale teatrali piccole e piccolissime. Inoltre è animato da una sorprendente concentrazione di librerie indipendenti che, ormai da più di un anno, si sono associate tra loro: in questo periodo ho io l’onore di essere il presidente dell’Associació de llibreters de Gràcia. La prima iniziativa presa, banalmente ma significativamente, è stata quella di tracciare una mappa del quartiere con un percorso tra le varie librerie, invitando i clienti a visitare la libreria italiana, poi a prendersi un caffè in uno dei tanti localini qui attorno, per poi proseguire fra gli scaffali della libreria inglese, o tra quelli della libreria specializzata in cinema o di libri di seconda mano. Abbiamo anche organizzato delle uscite in piazza, il comune ci appoggia offrendoci lo spazio e tutto l’occorrente per allestire un mercatino di libri, consentendoci così di strutturare un dialogo proficuo, sia tra librerie che con i clienti. C’è molta solidarietà tra noi proprietari, e questo è fondamentale.

Cosa fate leggere e come decidete cosa far leggere ai vostri clienti?
Il nostro pubblico, come consideravo prima, non è costituito da soli italiani, anzi! Una parte importante è composta da persone che si avvicinano, con curiosità, alla lingua e quindi alla letteratura italiana. Per questi lettori, che sono spesso vincolati dal livello linguistico raggiunto, abbiamo una lista di romanzi che, come insegnanti di italiano, selezioniamo in base alle difficoltà lessicali. E, ovviamente, non si tratta sempre di novità editoriali. Io e Te di Ammaniti, per esempio, è scritto in prima persona, è breve e ha un linguaggio colloquiale facilmente comprensibile anche per chi non padroneggia bene la nostra lingua. Per livelli di conoscenza più avanzati iniziamo a proporre i classici del Novecento, ma molto spesso sono gli stessi lettori a scegliere, chiedendoci Il Gattopardo o I promessi sposi.
Chiaramente io e Valentina, la mia compagna di viaggio, stiamo attente a non perdere le novità editoriali, soprattutto di autori italiani, tenendo comunque conto del fatto che, nella maggior parte dei casi, i nostri clienti non fruiscono i media italiani, e quindi non sono influenzati dalle presentazioni televisive o dalle campagne stampa.
Qui succede, come nella maggior parte delle librerie indipendenti, che si vendano bene i libri che noi per prime abbiamo letto e amato. Un'altra leva importante è quella dell’uscita di traduzioni in spagnolo e catalano: titoli che in Italia non sono più tra le novità, qui lo ridiventano grazie agli articoli della stampa locale. Una piccolissima parte dei nostri introiti viene poi dai libri scolastici o per l’insegnamento dell’italiano. Essendoci una scuola italiana a Barcellona, ci sembra importante che i genitori che non si servono on line possano ordinare i testi da noi.
Insomma, più che una semplice attività commerciale, ci sentiamo un avamposto della cultura e della letteratura italiana!

E infatti tra le vostre pareti non si vendono solo libri: quali sono le più rilevanti tra le attività «collaterali» che curate e proponete?
Anche in Spagna è difficile che una libreria possa sostentarsi solo con la vendita dei libri: corsi e laboratori sono attività parallele ormai estremamente diffuse.
Noi organizziamo lezioni di italiano, incontri di conversazione in italiano, club di lettura: il tutto naturalmente calibrato su livelli diversi di conoscenza linguistica (quello base è il «Cappuccino letterario»); poi, ancora, serate con la compagnia Teatro d’Appartamento e laboratori per i più piccoli. Cerchiamo anche di contattare autori italiani in trasferta a Barcellona e li invitiamo a incontrare il nostro (il loro!) pubblico. Per il momento sono passati da qui Stefano Benni, Maurizio de Giovanni, Melania Mazzucco, Massimo Carlotto, Marco Malvaldi, Valerio Varesi, Pino Imperatore e tanti altri: la loro generosa presenza è fondamentale, assieme alle serate che organizziamo, per rendere la libreria un luogo d’incontro e di scambio. È una fortuna quella di trovarci in un quartiere vivace e pronto a interpretare e catalizzare tanti impulsi, ma è anche frutto della nostra capacità e del nostro quotidiano impegno aver reso la libreria un salotto d’incontro tra persone e culture.

Quali sono gli strumenti promozionali e di comunicazione che usate? Come raccogliete, accrescete e rafforzate la vostra comunità di clienti e di lettori?
La presenza in rete è fondamentale nel nostro caso, perché non siamo propriamente una libreria di quartiere (o meglio, non ci rivolgiamo solo a un pubblico di quartiere): bisogna sempre ricordare ai clienti che ci siamo, offrirgli un pretesto per venire fin qui e invogliarli a curiosare tra gli scaffali; quelli delle novità ma anche quelli dei fumetti, dei libri per bambini e ragazzi, e di quelli di seconda mano. Sul nostro sito, così come sulla nostra pagina Facebook, cerchiamo di ricordare a chi ci legge che una pausa ce la si può concedere anche in libreria, magari sorseggiando un caffè nella nostra micro caffetteria. È un lusso prezioso e accessibile, ma anche un gesto solidale nei nostri confronti e una piccola tutela della varietà culturale. E comunicare e gestire questa complessità d’intenti, farne percepire il valore e nel contempo accrescerlo è un grande impegno.
Ma ne vale assolutamente la pena.

L'autore: Alessandra Rotondo

Editor presso la redazione del Giornale della libreria. Mi sono laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, poi ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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