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Non solo audiolibri. Il mondo dell’audio «parlato» in Usa

di Alessandra Rotondo notizia del 26 novembre 2019

Attenzione, controllare i dati.

Negli ultimi cinque anni, il consumo di prodotti audio «parlati» (quindi al netto della musica, il cui ascolto risulta invece in calo del 5%) sarebbe cresciuto del 20% negli Stati Uniti. A dirlo è il report The spoken word audio, che sintetizza i risultati dell’indagine recentemente condotta dal media indipendente NPR in collaborazione con Edison Research.




L’indagine rende conto delle risposte di un campione rappresentativo di 3.013 utenti ultradiciottenni, accomunati dalla caratteristica di aver ascoltato almeno un contenuto parlato nell’ultimo mese. Il report esamina i comportamenti degli utenti in relazione all’ascolto di un ventaglio definito di prodotti, temi e formati dell’audio. Nello specifico: i podcast, l’informazione, lo sport, le «talk radio» e gli audiolibri.

La crescita di questo tipo di consumo risulta guidata essenzialmente da due fattori: da un lato, l’aumento esponenziale della fruizione da dispositivi mobili, trasversale a tutte le fasce d’età; dall’altro, il sostanziale incremento della quota degli ascoltatori nel segmento anagrafico 13-34.




Nell’anno che sta volgendo al termine, 121 milioni di americani si sono dedicati a uno o più di questi consumi audio almeno una volta al giorno. 16 milioni in più di quanti dichiaravano di farlo nel 2014. La crescita, come dicevamo, è stata più forte tra gli utenti più giovani: in particolar modo, nel segmento che raccoglie gli ascoltatori tra i 13 e i 34 anni, la fruizione audio copre oggi il 19% del tempo libero (in aumento del 58% rispetto a cinque anni fa).

Nel 2019 il 22% degli ascolti di contenuti parlati è passato da un device mobile: era il 9% nel 2014. Rispetto, poi, ai benefit che i fruitori cercano nell’ascolto, il report evidenzia molteplici occorrenze per le parole «informazione», «ispirazione», «intrattenimento» e «compagnia».




Sul fronte, invece, della ripartizione tra audio digitale e analogico, il 59% del pubblico degli ascoltatori di contenuti audio parlati è «digital first», nel senso che ascolta prima – e di più – su computer, tablet, smartphone e smart speaker, e solo a seguire – e occasionalmente – attraverso ricevitori radio AM / FM. Al contrario, il restante 41% è «analog first», vale a dire che riconosce nella cara vecchia radio il proprio strumento preferito per la fruizione audio.

L'autore: Alessandra Rotondo

Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Da diversi anni mi occupo di contenuti, dal 2015 al Giornale della libreria. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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