Il tuo browser non supporta JavaScript!
Lettura

L’evoluzione della scrittura in rete: la long form

di Denise Nobili notizia del 22 marzo 2018

Attenzione, controllare i dati.

Nel mondo del web si è assistito a una progressiva evoluzione dei testi creati, letti e condivisi dai navigatori. Tipologie di testi che però tendenzialmente non vengono accantonate ma che anzi continuano a coesistere, lasciando spazio a diversi tipi di uso e fruizione, a seconda della piattaforma e dell’uso che se ne vuole fare. Si passa così dai 280 caratteri di Twitter ai post di approfondimento su un blog personale o aziendale (di solito di media lunghezza); dai post sui social in cui hanno sempre maggior peso le immagini alla «long form».

Cosa si intende per long form? È una tipologia testuale «ibrida», che si colloca a metà tra i contenuti più brevi che tendono per loro natura a essere prediletti sul web e i testi più approfonditi su un certo argomento articolati in una forma lunga come quella del libro. Trova spazio innanzitutto su piattaforme specializzate come Medium ma sempre più anche in quotidiani online (si pensi a Il Post), come forma di approfondimento di un argomento specifico.

I primi contenuti creati sul web all’inizio erano pensati soprattutto per attirare l’attenzione di chi ne fruiva: si trattava di contenuti relativamente poco complessi e l’unico livello di costruzione era dato dalla tendenza a connettere questi contenuti con altri presenti nello stesso sito. L’idea era quella di catturare, come in una ragnatela, chi arrivava a un indirizzo, cercando di mantenere la sua presenza su quel sito il più possibile. Anche col web 2.0 è stato mantenuto questo carattere di bassa complessità verticale, anche se i contenuti (di carattere artigianale) hanno in alcuni casi iniziato a essere maggiormente curati, soprattutto nel caso in cui a pensare e a scrivere i post sono state persone che hanno intuito le grandi potenzialità lavorative dei blog e un nuovo modo di fare affari.

Da qualche anno, invece, ha iniziato a essere prediletto un nuovo tipo di scrittura, sempre più lunga e complessa. La long form si sta guadagnando sempre più spazio nel web, ma come mai? Se n’è parlato in un incontro a Tempo di libri, a cui hanno partecipato Alessia Rastelli (Corriere della Sera), Gino Roncaglia (Università della Tuscia), e Cristina Mussinelli (Associazione Italiana Editori).

Un primo ragionamento andrà fatto sulle abitudini di lettura: qual è il tempo che un navigatore del web affida alla lettura? È vero che il tempo del lettore è realmente minore?

Bisogna a questo proposito guardare ai dati dell’Osservatorio sulla lettura e i consumi culturali realizzato da Aie in collaborazione con Pepe Research:



Limitandoci a quelli che sono i prodotti editoriali esistenti, sono in percentuale nettamente minore i lettori che leggono soltanto libri: il 10% contro il 55% di lettori che si destreggiano tra varie tipologie di testo, dal classico libro (in tutti i suoi formati, sia digitale che cartaceo) a tutti i contenuti altri. Certamente quotidiani e riviste, ma anche tutta una serie di nuovi prodotti che ampliano la nostra idea tradizionale di lettura: siti di informazione online, articoli e approfondimenti su vari temi, blog, persino post sui social.

È in particolare il lettore forte a fruire di ogni tipologia di testo oggi disponibile, comprendendo le possibilità aperte dal web in fatto di informazione ma anche di aggiornamento professionale: a livello globale negli ultimi tre anni è stato registrato un aumento del 23% di ricerche di corsi formativi. A questo proposito, è interessante guardare a quel 19% di non lettori di libri ma lettori soltanto di contenuti altri.

È chiaro che questa panoramica, oltre a porci nell’obbligo di fare delle considerazioni su cosa significhi davvero oggi essere lettore (ampliando il ventaglio delle possibilità oltre il libro), ci spinga anche a interfacciarci con nuove tipologie di testo. La long form in quanto forma ibrida forse nasce proprio da questo bisogno di riuscire a colmare la pecca di superficialità dei contenuti brevi e al contempo di riuscire a soddisfare la sete di conoscenza del lettore senza però tenerlo impiegato per un tempo superiore a ciò che lui dedicherebbe a quell’argomento. L’alternativa sarebbe quella di leggersi un saggio sull’argomento, sicuramente esaustivo e completo, ma magari non in linea col bisogno del lettore moderno, il cui tempo è sempre più diviso con altre attività.

Una tipologia testuale, quella della long form, che si spera venga sempre più privilegiata dalla rete, dove spesso sono invece i contenuti più brevi a essere preferiti, il cui rischio è sempre quello della superficialità. Se c’è dietro solo uno scopo di intrattenimento non c’è alcun male, ma in altri contesti può diventare un serio problema: la superficialità si accompagna spesso a inesattezze, con conseguenze importanti. Si è parlato ampliamente nell’ultimo anno di come i contenuti condivisi sui social siano in grado di spostare l’opinione pubblica, perché allora non favorire piuttosto contenuti di qualità?

L'autore: Denise Nobili

Laureata in Filologia, mi sono poi specializzata e ho lavorato in comunicazione, approdando infine al Master in Editoria della Fondazione Mondadori. Oggi lavoro come editor al Giornale della Libreria, e mi occupo di accessibilità digitale in Fondazione LIA.
Sono interessata a tutto ciò che è comunicazione della cultura, nuovi media, e mi affascinano gli aspetti più pop e innovativi del mondo del libro.

Guarda tutti gli articoli scritti da Denise Nobili

Inserire il codice per il download.

Inserire il codice attivare il servizio.