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Lettura

La risposta non è 42

di Giovanni Peresson notizia del 19 dicembre 2017

Attenzione, controllare i dati.

In occasione di Più libri più liberi Istat ha presentato un importante set di dati che fotografa – in modo differente rispetto alla consueta indagine annuale – il fenomeno della lettura di libri. L’indagine viene condotta ogni cinque anni e contiene non poche sorprese, che il grafico qui sotto mette bene in evidenza. Se si considera la lettura fuori dal concetto di quella fatta «per piacere, nel tempo libero», ci si imbatte in una serie di generi e prodotti che non vengono associati immediatamente alla lettura. Manuali, guide di viaggio, narrativa di genere, collaterali acquistati in edicola, libri di cucina: incorporando la loro fruizione nel concetto di «lettura», l’indice corrispondente che caratterizza il nostro Paese risulta completamente diverso.
 



Hanno due sole pecche questi dati: si riferiscono al 2015 (ormai quasi tre anni fa) e non considerano la lettura di e-book (ma sappiamo che oggi i lettori esclusivamente digitali rappresentano non più del 2-3% del totale, ed è facile ipotizzare che nel 2015 la percentuale fosse ancora più esigua).
 
Ciò che si nota è che una parte importante di persone legge libri a prescindere dal «piacere» o dall’«emozione» che la lettura può dare. C’è chi ne legge per motivi scolastici (libri diversi da quelli di testo, naturalmente), professionali o di studio (5,3%). Altri (il 13,9%: una percentuale in calo negli ultimi anni) lo fanno sia dentro che fuori il «tempo libero». Altri ancora leggono gialli, fantascienza, guide, fumetti, collaterali, manuali i più diversi, ma senza con ciò considerarsi lettori.

Nello stesso 2015, coloro che – nell’indagine annuale sempre di Istat – rispondevano di aver letto almeno un libro, rappresentavano il 42%. Un 13% in più rispetto a quel 28,7% che praticava l’attività del leggere solo nel tempo libero, con l’unico scopo dello svago, dell’intrattenimento, del piacere.
 
Anche se non è questo il focus della riflessione, non cambia affatto il posizionamento del nostro Paese nei ranking della lettura: Norvegia 90%; Uk 86%; Francia 84%; Belgio e Canada 83%; Svezia 73,5%; Austria e Usa 73,0%; Finlandia 72,7%; Germania 68,7%; Spagna 62,2%; Brasile 56% (ed è francamente difficile pensare che in Italia si legga meno che in Brasile!).
 
Ma sommando queste diverse forme di lettura, vediamo ridimensionarsi la portata di quel tracollo che ha coinvolto le percentuali di coloro che si dichiaravano «lettori di almeno un libro nei 12 mesi precedenti». Anzi, in termini assoluti (e in proiezione), si assisterebbe anche a una leggera crescita dei lettori di libri: di oltre 1,5 milioni. Che si tratti di lettori deboli o forti lo vedremo un’altra volta, con un’analisi più puntuale dei dati.
 
Insomma, siamo di fronte a comportamenti molto complessi: spesso si diventa o si resta lettori e non ci si considera tali. E anche la prima tappa dell’Osservatorio sui consumi culturali di Aie in collaborazione con Pepe Research – pur con una metodologia, un campione, una tecnica di rilevamento completamente diversi – portava alla medesima conclusione. Paradossalmente quest’ultima (che dava i lettori di libri al 66%) e le percentuali Istat si assomigliano, pur rimanendo esclusa dalla rilevazione dell’Osservatorio la fascia di età < 14 che sappiamo ospitare tradizionalmente lettori più forti della media nazionale) e quella della popolazione più anziana.
 
Ha un altro merito questa indagine Istat. Quello di lenire il nostro piacere autoflagellante nel veder calare anno dopo anno la lettura, ai ritmi presentati e commentati tra questi stessi articoli. Siamo in coda all’Europa per tasso di lettura, è vero. Ma un conto è esserlo con un distacco di 48 punti, altro con un distacco di 31.

L'autore: Giovanni Peresson

Mi sono sempre occupato di questo mondo. Di editori piccoli e grandi, di libri, di librerie, e di lettori. Spesso anche di quello che stava ai loro confini e a volte anche molto oltre. Di relazioni tra imprese come tra clienti: di chi dava valore a cosa. Di come i valori cambiavano in questi scambi. Perché e come si compra. Perché si entra proprio in quel negozio e si compra proprio quel libro. Del modo e dei luoghi del leggere. Se quello di oggi è ancora «leggere». Di come le liturgie cambiano rimanendo uguali, di come rimanendo uguali sono cambiate. Ormai ho raggiunto l'età per voltarmi indietro e vedere cosa è mutato. Cosa fare da grande non l'ho ancora perfettamente deciso. Diciamo che ho qualche idea. Viaggiare, ma forse non è il viaggio che mi interessa. Intanto continuo a dirigere l'Ufficio studi dell'Associazione editori pensando che il Giornale della libreria ne sia parte, perché credo sempre meno nei numeri e più alle storie che si possono raccontare dalle pagine di un periodico e nell'antropologia dei comportamenti che si possono osservare.

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