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Lettura

Il finanziamento europeo per recuperare la «produzione letteraria invisibile» delle donne

di Alessandra Rotondo notizia del 21 January 2019

Attenzione, controllare i dati.

La popolazione femminile, in Italia, mostra una maggiore inclinazione alla lettura rispetto al pubblico maschile. «Tradizionalmente», verrebbe da dire, sebbene in passato le cose andassero diversamente. È a cavallo tra gli anni Settanta e gli Ottanta, infatti, che qualcosa succede: se nel 1988 i dati Istat attestano un vantaggio di sei punti percentuali in favore del pubblico femminile, quindici anni prima la tendenza era di segno opposto, ed erano gli uomini a essere avanti di quattro punti. A determinare l’inversione, il concatenarsi di una serie di fattori socio economici. Primo fra tutti, l’istituzione della scuola media unica e l’ingresso delle donne – in quote via via crescenti – nelle scuole superiori e nelle università.

Una forbice già osservabile tra bambine e bambini, ma destinata a divaricarsi man mano che si diventa adulte e adulti. La serie storica delle rilevazioni quinquennali di Istat ci consente di quantificare in una decina di punti percentuali lo stacco tra la lettura femminile e quella maschile negli anni Zero e ancora nei Dieci (era di 9,2 punti nel 2005, di 9,7 nel 2009, di 11,8 nel 2015). E stando al report sulla produzione e la lettura pubblicato – sempre da Istat – alla fine dello scorso dicembre, è il 47,1% delle donne ad aver letto almeno un libro nel corso del 2017, contro il 34,5% degli uomini. In linea anche i dati dell’Osservatorio AIE sulla lettura e i consumi culturali, che nel 2017 fotografano una differenza di 12 punti percentuali (59% vs 71%), con le donne saldamente in testa nella lettura cartacea e pronte a un probabile sorpasso anche in quella digitale.

Se le donne leggono più degli uomini, a scrivere (o meglio a essere pubblicati) sono paradossalmente più questi ultimi. I dati di Informazioni Editoriali ci dicono nel 2017 – fatta pari a 100 la produzione editoriale di libri di narrativa (al netto di opere plurime o di nomi di difficile disambiguazione) – è il 61,7% dei romanzi editi ad avere un autore, contro il 38,3% firmato da un’autrice. Una tendenza ancor più radicale nel 2005, quando le scrittrici firmavano il 29,7% delle opere pubblicate e gli scrittori il 70,3%.

Un problema, vale sempre la pena precisarlo, di visibilità: non certo di talento, inclinazione o predisposizione «orientati» dal genere. Un problema che arriva da lontano e che non riguarda la sola Italia, contribuendo a una distorsione che può essere più strutturalmente combattuta proprio riguardando al passato e recuperando la scrittura delle donne nella sua interezza e nel suo valore, fuori da ogni schema – o gabbia – di genere.

A questo obiettivo è orientato il progetto della ricercatrice Carme Font dell’Universitat Autònoma de Barcelona, dall’eloquente titolo Women's invisible ink: trans-genre writing and the gendering of intellectual value in Early modernity. Finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma Horizon 2020, lo studio vuole «salvare» e «dare visibilità» alle opere delle autrici del passato, per lungo tempo etichettate con intento minimizzante come «scritture femminili» e ritenute per lo più irrilevanti.

La ricerca proposta da Font – finanziata con 1,5 milioni di euro a partire dal prossimo marzo – vuole individuare, identificare ed esaminare la «produzione invisibile» delle donne della prima Età moderna, al fine di modificare il paradigma di genere che ne ha condizionato lo studio e la lettura fino a oggi. Le fonti verranno esaminate in sei lingue, attraverso una metodologia basata sull’analisi «trans-genere» della scrittura. L’obiettivo è quello di restituirci le autrici del passato non solo nel pieno del loro valore artistico, ma come pensatrici. Attraverso un recupero dei testi che guardi al loro valore intellettuale, alla loro capacità d’incidere sul pensiero moderno, sui processi sociali e cognitivi della loro contemporaneità e anche del presente.

L'autore: Alessandra Rotondo

Editor presso la redazione del Giornale della libreria. Mi sono laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, poi ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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