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Lettura

Canada. Uno studio indaga la domanda di diversity tra i lettori

di Alessandra Rotondo notizia del 13 maggio 2019

Attenzione, controllare i dati.

Vedersi rappresentati nei prodotti mediali che fruiamo e che ci circondano, quelli che con buona approssimazione potremmo definire mass market, è importante. E lo è a maggior ragione per chi appartiene a una qualsivoglia minoranza. Riconoscersi è molto più che gratificante: è una sponda importante per qual processo di auto accettazione e conoscenza di sé che tende a essere più tortuoso quando ci si vede appartenenti a un insieme non maggioritario. E non è un caso che su una piattaforma come Wattpad – dove la gran parte dei contenuti è prodotta dal basso e l’utente è spesso, contemporaneamente, sia lettore che scrittore delle narrazioni ospitate – nel 2018 siano stati trascorsi quasi 116 milioni di minuti a leggere contenuti contrassegnati dai tag #POC [people of color], #Diversity e #DiverseLit.

Peraltro, che la diversità – la varietà – vengano rappresentate in tutte le loro forme, contemplate nelle narrazioni al di là di ogni stereotipo e maniera, è particolarmente significativo da un punto di vista sociale. Abitua l’occhio e la mente all’inclusione; «certifica» ciò che dovrebbe essere ovvio eppure così spesso è minacciato: l’esistenza a pieno titolo. Con tutto quanto ne consegue in termini di diritti e garanzie.

L’argomento, che investe naturalmente anche il comparto editoriale e la sua produzione, è al centro di uno studio realizzato e condotto da Booknet Canada, i cui esiti sono confluiti in un report dal titolo Demand for Diversity: A Survey of Canadian Readers, di recente pubblicazione.

I lettori canadesi sono interessati ai «diverse book»? In poche parole: sì. E anche molto, considerando che il 62% di loro (il campione del sondaggio, condotto online a novembre 2018, era composto da 500 persone che avevano letto almeno un libro o ascoltato almeno un audiolibro nei 12 mesi precedenti) ha dichiarato di andare alla ricerca di «argomenti, autori o esperienze diverse» nei libri. Un quarto di loro si è dichiarato neutrale sul tema; il 12% non interessato.

Un «diverse book», vale la pena precisarlo, è definito dallo studio canadese come un libro che esprime o contempla il punto di vista di una persona appartenente «a una minoranza etnica o religiosa; alla comunità LGBTQ+; con disabilità. O che sia l’autore del titolo a identificarsi come membro di uno o più dei gruppi elencati». Il panel a cui è stato sottoposto il sondaggio di Booknet Canada era composto sia da persone che identificano sé stesse come appartenenti a uno o più di questi gruppi (i «sottorappresentati») sia i «ben rappresentati», lettori non appartenenti alle minoranze indagate, al fine di confrontarne punti di vista e abitudini di lettura.

Ai 500 lettori intervistati è stato chiesto, inoltre, quanto gradirebbero leggere dei libri nei quali sentirsi rappresentati e nei quali veder rappresentati i gruppi elencati sopra: il 54% degli intervistati ha dichiarato di essere interessato o molto interessato a questo aspetto. Il 19% delle risposte positive è risultato provenire da lettori «sottorappresentati» (che costituivano un terzo del panel), il 35% da lettori «ben rappresentati». Un dato significativo, indice dell’importanza globale dei «diverse book» e, più in generale, della rappresentazione della diversità nei prodotti culturali e mediali.

Infine, la domanda delle domande: si leggerebbe di più se i libri fossero maggiormente espressione didiversity? Il 31% del panel ha risposto in maniera affermativa, con un 16% di lettori «sottorappresentati» che si è dichiarato «fermamente d’accordo» con un incremento della lettura trainato dall’incremento della varietà rappresentativa. Più in generale, è il 58% dei lettori intervistati a ritenere che un aumento dei «diverse book» possa far bene tanto a sé quanto al prossimo. Contro un 11% che sostiene il contrario.

L'autore: Alessandra Rotondo

Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Da diversi anni mi occupo di contenuti, dal 2015 al Giornale della libreria. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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