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Internazionalizzazione

Strade. Un ciclo di incontri sulla traduzione

di Denise Nobili notizia del 9 dicembre 2018

Attenzione, controllare i dati.

Quello del traduttore è un mestiere che trae forza anche dalle occasioni di incontro e di confronto con altri professionisti. Oltre a essere un lavoro per sua natura solitario, però, spesso è anche poco conosciuto da chi coi libri ci lavora o semplicemente li legge. 

Quale occasione migliore per parlarne se non durante un evento culturale che al centro mette il libro? Si è parlato di traduzione nel ciclo di incontri organizzati quest’anno a Più libri più liberi e organizzati da Strade. A partire da venerdì 7, quando in L’onda senza ritorno si è parlato della traduzione di classici greci e latini, mansione che spetta a esperti di lingue antiche, a filologi che devono riuscire a rendere moderno un testo datato secoli.

Sabato 8 si è invece toccato più dal vivo il lavoro del traduttore, in particolare attraverso una sfida traduttiva che da sempre affascina anche chi non è esperto del lavoro editoriale, quello delle Parole mancanti che il traduttore deve trasportare da una lingua all’altra. Qual è il modo migliore per procedere, in questo caso?

Domenica 9 in Boom! Crash! Slam! si è invece parlato di traduzione in un settore con sue peculiarità: il fumetto. Dal limite grafico imposto dalla nuvola, una vera e propria costrizione spaziale, al respiro della narrazione che si differenzia molto da quello della forma lunga. L’incontro è stato l’occasione per fare confrontare tra loro due professioni che lavorano sul medesimo titolo: traduttori e illustratori. A partire dal medesimo estratto da un fumetto di Asterix, due traduttori si sono confrontati sul loro lavoro: un'occasione per il pubblico di capire il lavoro svolto dal traduttore di libri e di scoprire cosa avviene nel passaggio da una lingua a un’altra. Dall’altro, la presenza di due illustratori ha arricchito lo slam con una personale visione del testo scelto, dal punto di vista di un’altra professione.

Abbiamo fatto qualche domanda a chi si è occupato di organizzare ognuno di questi incontri.

 
L’onda senza ritorno

 
Perché diventa necessario ritradurre i classici, anche in presenza di buone traduzioni però ormai datate?
 
STELLA SACCHINI     Se per la letteratura dell’800 o dei primi del ‘900 ci sono ancora testi mai tradotti, lo stesso non si può dire per i classici di lingua latina e greca: in questo caso ogni traduzione sarà sempre una ritraduzione. Per cui ogni nuova traduzione di Omero o di Catullo si inserirà in un solco già tracciato, e il traduttore si metterà sui passi di chi l’ha preceduto. Ritradurre, oltre che necessario – perché la lingua è in continuo mutamento e la lingua della traduzione è molto più a rischio invecchiamento rispetto a quella dell’originale – è anche giusto, perché un testo definito classico (ma nessun testo lo è) non è mai singolare, ma sempre plurale, e soltanto attraverso il movimento prodotto da una costante attività di traduzione si potrà rendere giustizia al suo caleidoscopio di significati e intenzioni.
 
Una traduzione può avvicinare i giovani ai classici latini e greci, e come?
 
SACCHINI     La particolarità della traduzione dalle lingue antiche è che è sempre stata appannaggio degli studiosi dell’antichità, dei filologi, dei professori universitari, e questo perché si tratta di lingue così lontane nel tempo da noi che il vuoto intercorso può essere colmato soltanto dallo studio, dalla filologia, dalla frequentazione quotidiana di quel mondo: un mondo che può tornare a «ridere al giorno», per dirla con Caproni, e appassionare anche un ragazzo nato più di duemila anni dopo solo attraverso un’interrogazione costante che rende il traduttore una specie di necromante. È per questo che non esiste la figura del «traduttore puro» dei classici latini e greci, o se esiste è un’eccezione che conferma la regola.
 
 
Le parole mancanti

 
Cosa sono le parole mancanti?
 
SIMONA MAMBRINI     Qualsiasi traduttore si trova spesso a che fare con parole che esistono in una lingua e mancano invece in un’altra, parole che esprimono un concetto, un’idea, un modo di essere o di pensare, una cosa concreta o astratta. Ogni lingua presenta dei «buchi», delle «lacune» che il traduttore è chiamato a colmare in qualche modo per far passare un concetto da una lingua all’altra. Spesso una lingua concentra in una sola parola un’idea, un modo di essere o di sentire che in un’altra lingua non c’è, oppure c’è ma solo in parte e non rende tutte le sfumature che l’altra lingua ha saputo racchiudere in una parola specifica. Interessante, quindi, la riflessione che la lingua ci porta a fare sulla cultura che ha sentito l’esigenza di formare una parola per definire un determinato concetto, uno stato d’animo, un’abitudine, un elemento naturale, insomma un tratto della realtà che ci circonda.
 
Ci fa uno o due esempi significativi?
 
MAMBRINI     Gli esempi sono molteplici. Mi limiterò a citare, dal tedesco, la nota Schadenfreude, la gioia maligna che si prova per la sfortuna altrui. La traduzione in italiano non può che essere una parafrasi, poiché nella nostra lingua non esiste una sola parola che esprima il medesimo concetto, che pure non ci è estraneo!  
Lo svedese, invece, ha la parola Mångata (letteralmente «via della luna») per indicare la scia che il chiaro di luna lascia riflesso sul mare. Sempre dallo svedese, la parola Solkatt (letteralmente significa «gatto di sole») indica la luce riflessa da un orologio da polso o un qualsiasi oggetto di vetro o specchiante, che si può far muovere sul pavimento o sulle pareti. Un’altra parola che la dice lunga sulle abitudini culturali di un popolo è la parola danese ølfrygt che significa: la paura di restare senza birra!
 
Ci sono anche le parole mancanti all’interno di una stessa lingua. In francese, per esempio, manca il femminile di «vincitore»: si dice vanquer ma non vanqueuse. E non c’è nemmeno il femminile di imposteur, impostore. In italiano c’è invece vincitrice, mentre impostora, che pure viene riportato nei dizionari, non è molto diffuso. Una delle parole della lingua italiana che altre lingue ci invidiano è la parola «magari» e tutte le sfumature e le connotazioni che può servire a rendere, anche solo per come viene pronunciata!
 
Come può comportarsi in questi casi il traduttore?
 
MAMBRINI     Le strategie sono varie e andranno valutate caso per caso: cedere a un prestito, creare un neologismo, ricorrere a una parafrasi, ma anche tradurre «letteralmente», perché no, se questo serve a far passare qualcosa che prima non c’era nella lingua e nella cultura di arrivo, illustrando una particolarità a essa estranea. L’accoglienza di ciò che è diverso, estraneo, straniero è appunto una delle prerogative del tradurre letteratura.
 
 
Boom! Crash! Slam! Traduttori e illustratori a confronto sui fumetti di Asterix

 
Cosa accomuna il lavoro di un illustratore a quello di un traduttore?
 
FEDERICA LIPPI e ILARIA PIPERNO    Il translation slam è un confronto pubblico tra due traduttori, che discutono le loro traduzioni di uno stesso testo. Lo scopo è mostrare che non esistono traduzioni univoche, che l’apporto del traduttore è fondamentale sulla resa finale e che a tutti gli effetti il traduttore può essere considerato un autore, visto che è impossibile che esistano due traduzioni identiche. Lo slam non serve a scegliere quale sia la traduzione giusta delle due, ma solo a confrontare le diverse scelte fatte, fornendo al pubblico gli strumenti per comprendere cosa c’è dietro al lavoro del traduttore e di scoprire cosa avviene nel passaggio da una lingua a un’altra: cosa si perde, cosa cambia e cosa si guadagna?
 
La presenza di due illustratori, che disegnano dal vivo la loro versione del testo proposto, offre un ulteriore spunto di riflessione sulla capacità interpretativa autoriale, per cui il testo non solo viene tradotto con le parole, ma anche con le immagini, anche in questo caso molto diverse tra loro. L’illustratore, quando è chiamato a illustrare un lavoro già esistente, offre la sua personale visione del testo, proprio come il traduttore.
 
Ci descrive il format di questo evento, cosa intende restituire al pubblico?
 
Il format dell'evento porta ormai il marchio di Strade: lo abbiamo inaugurato a Più libri più liberi nel 2017 e adesso lo proponiamo per la terza volta. Fra le manifestazioni organizzate da Strade è forse quella che ha un maggiore richiamo. L'intento è quello di evidenziare il nostro impegno nella valorizzazione e nella difesa del diritto d'autore a fianco di altre categorie della filiera. In questo caso gli illustratori. L'evento è stato realizzato in collaborazione con AI, Associazione Autori di Immagini.
 

L'autore: Denise Nobili

Laureata in Filologia, mi sono poi specializzata e ho lavorato in comunicazione, approdando infine al Master in Editoria della Fondazione Mondadori. Oggi lavoro come editor al Giornale della Libreria, e mi occupo di accessibilità digitale in Fondazione LIA.
Sono interessata a tutto ciò che è comunicazione della cultura, nuovi media, e mi affascinano gli aspetti più pop e innovativi del mondo del libro.

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