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Innovazione

Knowable. La startup dei podcast didattici «di fascia alta»

di Alessandra Rotondo notizia del 19 novembre 2019

Attenzione, controllare i dati.

Si chiama Knowable ed è una startup lanciata meno di due mesi fa con un’idea abbastanza chiara: offrire podcast didattici e di formazione a pagamento. L’idea non è di per sé nuova. Da un lato, i podcast sono i competitor nell’arena dei contenuti editoriali in cuffia che si stanno diffondendo con maggior decisione. Dall’altro, il modello di business di piattaforme come Audible, Storytel e Spotify ci sta abituando all’idea di pagare per ciò che ascoltiamo (diversamente da quanto avviene con i servizi che si sostentano con la raccolta pubblicitaria). 

Va però sottolineato che Knowable colloca se stessa e i suoi prodotti in un segmento di consumi molto più circoscritto e peculiare: quello delle esigenze formative, più o meno specifiche che siano. E va a competere, più che con le piattaforme generaliste che nominavamo sopra, con progetti molto più verticali sia rispetto alla «destinazione d’uso» che al formato.

Ciò che distingue la startup dalle altre piattaforme che abbiamo visto affermarsi, negli ultimi anni, sul panorama dell’audio è anche il range di prezzo in cui s’inserisce, e l’offerta per cui chiede all’utente di pagare: non all-you-can-listen, bensì riferita al singolo argomento (segmentato in lezioni). A fronte di un esborso non di pochi euro al mese, bensì di cento dollari per ogni corso.

Techcrunch commenta il nuovo arrivo osservando che le opportunità di mercato non mancherebbero. Da un lato, nel pubblico statunitense il consumo di podcast sta crescendo di anno in anno (dal 26% di chi lo faceva nel 2018 al 32% di chi lo fa oggi, sempre su base mensile) e il 50% degli americani ha ascoltato un audiolibro almeno una volta nella vita. Dall’altro ci si attende che il giro d’affari dell’e-learning – che attualmente vale 190 miliardi di dollari – toccherà entro qualche anno i 300, attirando sempre più l’attenzione (e le risorse) di chi fa fatica a sopportare i costi, sempre più onerosi, di un’educazione superiore «tradizionale». Senza contare gli investimenti privati mobilitati in tal senso dalle crescenti esigenze di formazione permanente, particolarmente nel panorama del lavoro contemporaneo.

Dalla redazione di Techrunch, però, si chiedono anche – e a ragion veduta – se Knowable riuscirà effettivamente a proporsi come alternativa alle opzioni, magari diverse, ma certamente meno costose o finanche gratuite, attualmente disponibili. Anche perché, almeno a giudicare dall’offerta di corsi disponibili sull’app – che attualmente si concentrano sul marketing delle start up, sul successo personale e su temi simili, affrontati con un approccio a metà strada tra il professionale e l’«evangelismo» della rete – si tratta di campi d’interesse già ampiamente coperti da una miriade di realtà, alcune delle quali molto solide o molto radicate nell’immaginario dei possibili utenti.

La differenza, insomma, dovrebbe farla proprio il formato. Quell’audio che consente di fare altro mentre si ascolta, che s’inserisce bene nel panorama di un tempo libero sempre più frammentato e che supera diversi tipi di barriere, fisiche e mentali. A mancare, però, è almeno per il momento tutta la parte del feedback, della verifica e dell’autoverifica delle conoscenze acquisite: una parte indispensabile nei contesti didattici, formativi, di aggiornamento professionale.

Detto altrimenti, cos’è Knowable? Una piattaforma che offre podcast «di fascia alta», che con la sola forza di temi, contenuti e autori vogliono tentare il posizionamento su un mercato già ricco e segmentato? Oppure un progetto di e-learning in cuffia, che vuole giocare la battaglia nell’arena della didattica, peraltro già affollata da realtà molto valide e talvolta anche open source? Troppo presto per dirlo. Intanto gli investimenti arrivano. C’è da capire se arriveranno anche le quote dei corsisti.

L'autore: Alessandra Rotondo

Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Da diversi anni mi occupo di contenuti, dal 2015 al Giornale della libreria. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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