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Innovazione

Il 16% degli americani ha uno smart speaker in casa

di Alessandra Rotondo notizia del 18 gennaio 2018

Attenzione, controllare i dati.

Gli smart speaker – gli altoparlanti voice-activated come Amazon Echo o Google Home, che espandono oltre lo smartphone il raggio d’azione (e d’interazione) degli assistenti vocali virtuali – stanno conquistando una fetta di mercato sempre più interessante, almeno negli Stati Uniti. Una ricerca condotta da NPR in partnership con Edison Research mostra che un americano su sei ne possiede uno, con una crescita del 128% rispetto a un anno fa.

Osservando il fenomeno dell'ascolto da un'altra angolazione, su queste pagine è ormai qualche anno che ci troviamo a monitorare il crescente mercato dell’audiolibro. Tanto da spingerci a parlare di rivoluzione audio dei contenuti editoriali, anche a confronto con un più lento incedere dell’e-book. Quello che possiamo supporre è che gli smart speaker intensificheranno la dimensione dell’ascolto tra le forme di fruizione editoriale, ma richiederanno ai contenuti (e ai publisher) una maggiore interattività, per mantenere quegli standard di reciprocità e dialogo cui nel frattempo stanno abituando l’utente. 

Secondo lo studio – che si basa su dati raccolti tramite interviste telefoniche a un panel (forse un po’ esiguo) di 1.010 persone ultradiciottenni – il periodo delle festività natalizie del 2017 ha segnato un momento di svolta importante per la diffusione del device. Il 7% degli intervistati ha dichiarato di aver acquistato almeno uno smart speaker tra il Black Friday (il giorno successivo al Ringraziamento, nel 2017 è caduto il 24 novembre) e la fine di dicembre. Il 4%, negli stessi giorni, ha dichiarato di aver acquistato il suo primo «altoparlante intelligente».

Amazon continua a dominare la categoria: più dei due terzi di chi ha acquistato ha scelto Echo, Dot o un altro dispositivo basato sulle funzionalità dell’assistente vocale Alexa. Un quarto degli acquirenti si è rivolto, invece, ai prodotti di Google, come Google Home o Google Home Mini.

Stando al sondaggio, l’adozione degli smart speaker sta tenendo l’incalzante ritmo di crescita che fu degli smartphone ormai dieci anni fa. L'iPhone di Apple, lanciato nell’estate del 2007, tre anni dopo era tra le mani del 14% degli americani (fonte: Edison Research). Amazon Echo, il primo speaker intelligente sul mercato, è stato introdotto a novembre 2014. Oggi, poco più di tre anni dopo, il 16% degli americani possiede un dispositivo simile, di Amazon o di altro marchio.

Sempre la ricerca mostra come l’uso dei dispositivi voice-activated per la casa stimoli, in generale, l’adozione di tecnologie smart, condizionando la frequenza con cui gli utenti interagiscono con altre piattaforme, servizi e device «intelligenti» nel corso della giornata. In particolare, i dati raccolti con un sondaggio sottoposto a 800 possessori di smart speaker nel corso dell’autunno 2017, dicono che:

  • il 30% degli utenti ritiene che gli speaker intelligenti riducano il tempo trascorso davanti al televisore;
  • il 71% dichiara di fruire maggiormente di contenuti audio da quando possiede il dispositivo;
  • il 66% intrattiene la famiglia/gli amici con attività legate all’utilizzo dello smart speaker;
  • il 64% sta considerando l’acquisto di ulteriori altoparlanti voice-activated per controllare l’utilizzo di dispositivi domestici smart;
  • il 44% utilizza con maggior frequenza l’assistente virtuale sul proprio smartphone da quando ha in casa uno smart speaker;
  • il 61% è interessato a usufruire di tecnologie voice-activated nella propria automobile.
Quanto, quando e come gli effetti dell’adozione di questo tipo di device si riverbereranno sul settore editoriale? Impossibile dirlo con precisione, ma il fatto che tre delle sei percentuali presentate qui sopra riguardino specificamente il tempo libero lascia supporre che le conseguenze sul versante entertainment saranno significative e molto imminentiQualche esperimento è già in corso, per il resto: staremo a vedere.

L'autore: Alessandra Rotondo

Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Da diversi anni mi occupo di contenuti, dal 2015 al Giornale della libreria. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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