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Innovazione

Anche Medium sceglie il modello subscription per far quadrare i conti

di Alessandra Rotondo notizia del 24 marzo 2017

Attenzione, controllare i dati.

A quasi cinque anni dal lancio, avvenuto nel 2012, la piattaforma di pubblicazione online Medium, finora totalmente gratuita, ha deciso di introdurre una formula di sottoscrizione. Medium ha ospitato fino a oggi più di 7 milioni di storie «influenzando centinaia di milioni di lettori», come si legge nel comunicato diffuso dalla company fondata da Evan Williams. «Ma la precarietà dell’ecosistema dei media è oggi più evidente che mai, e altrettanto evidente è il nostro bisogno di profondità, di ricerca della verità e di comprensione dei fenomeni».

Per queste ragioni la piattaforma sta introducendo delle modifiche al modello economico che la sottende, invitando i suoi lettori a diventare membri paganti di una comunità che avrà così la possibilità di sostenersi senza introiti pubblicitari, nel pieno controllo della propria «linea editoriale» e nel pieno rispetto dell’indipendenza dei propri contributori, parafrasando le dichiarazioni del comunicato.

A un costo di 5 dollari al mese, i lettori che decideranno di abbonarsi e diventare «founding member» di Medium avranno accesso a contenuti esclusivi scritti da firme di punta, potranno sperimentare in anteprima la nuova interfaccia e le nuove funzionalità della piattaforma e la loro reading list sarà disponibile anche offline, permettendo loro di aggiungere, rimuovere e riordinare gli articoli. E naturalmente leggerli, senza bisogno di connessione internet. La piattaforma rimarrà in ogni caso libera per chi deciderà di non sottoscrivere l’abbonamento mensile, sia lato fruizione che inserimento di contenuti. L’unica limitazione sarà rispetto ai servizi premium riservati agli utenti paganti.

La strada verso la sostenibilità intrapresa da Medium non è inconsueta. Anzi, è quella alla quale guardano la maggior parte delle piattaforme di contenuti digitali – non solo testuali – online. Se è indubbiamente giusto che gli utenti paghino per leggere o fruire un qualsiasi tipo di media (indipendentemente dal formato e dal supporto sul quale lo stanno facendo), dall’altro la scelta compiuta della piattaforma diventata famosa per la sua vocazione long form riduce quel potenziale dirompente e innovativo che aveva accompagnato la sua nascita. Medium farà, insomma, quello che gli editori fanno da diversi secoli: farsi pagare per l’esclusività dei propri contenuti.

 

L'autore: Alessandra Rotondo

Editor presso la redazione del Giornale della libreria. Mi sono laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, poi ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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