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Fiere e saloni

Strade. Le sfide della traduzione a Più libri

di Antonio Lolli notizia del 27 novembre 2019

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Più libri più liberi si conferma anno dopo anno come vero e proprio incubatore per il settore e punto di riferimento per il confronto e lo scambio tra i diversi attori della filiera editoriale. Quest’anno il polo business e professionale conferma la sua centralità con un’area di 500 metri quadrati, composta dal Business Centre al Piano Forum de La Nuvola, dal Rights Centre al Livello N5 (mercoledì 4 e giovedì 5) e, venerdì 6, sempre al Livello N5, dall'Area Book Influencer. Le realtà presenti quest’anno al Business Centre rappresentano tutte le diverse anime della filiera editoriale: dagli stampatori ai promotori, dai distributori ai produttori di carta, fino ai traduttori. Tra i protagonisti del polo professionale ci sarà Strade, la sezione traduttori editoriali di Slc-Cgil. La traduzione rappresenta spesso infatti una fase fondamentale nel processo di realizzazione di un libro o nell’adattamento di un contenuto editoriale al linguaggio televisivo o cinematografico. Strade sarà protagonista anche di tre eventi realizzati nell’ambito del programma di Più libri. Venerdì 6 dicembre si inizierà con Cultura in traduzione: quanto costa e quanto vale? Verso una produzione etica e sostenibile alle ore 15 in Sala Sirio. Sabato 7 dicembre alle 14:30 in Sala Aldus, l’appuntamento sarà con Game of thrones, Sherlock, Handmaid’s tale, House of cards, dal libro al piccolo schermo: tradurre e adattare le serie tv in cui si affronterà il rapporto che oggi si è venuto a creare tra il traduttore e l’adattatore di serie tv. Domenica 8 dicembre alle 14:30 in Sala Aldus sarà invece la volta di The soul has its rages. Translation Slam in omaggio a Lawrence Ferlinghetti e alla Beat Generation in cui due traduttori e due illustratori si confronteranno con alcuni testi poetici della Beat Generation.

«La professione del traduttore in senso stretto resta comunque sempre la stessa – racconta Federica Lippi, traduttice di Strade e che sarà tra i protagonisti a Più libri degli incontri di sabato e domenica –. Si passano ore davanti al computer a farsi venire più di un mal di testa, con compensi spesso non adeguati al lavoro svolto. L’evoluzione è più evidente a livello di committenza, dato il boom dei servizi streaming degli ultimi anni. La richiesta di traduzioni di contenuti audiovisivi è aumentata, sia nel doppiaggio che nella sottotitolazione (attività separate e quasi sempre svolte da professionisti diversi); dunque la narrativa, e in generale l’editoria cartacea, non rappresenta più l’unica possibilità di svolgere la professione, e nemmeno la più ricercata. Era così un tempo, mentre oggi tanti colleghi sono specializzati nella traduzione di audiovisivi o anche di videogiochi, un altro settore in continua espansione».


La parola d’ordine è dunque «crossmedialità». Quali sono gli aspetti di maggiore rilievo del lavoro in sinergia fra traduttori e adattatori di audiovisivi?

Per chi viene dall’editoria, trovarsi ad avere a che fare con un adattatore di audiovisivi può rappresentare un piccolo choc. La figura non può essere paragonata a quella dell’editor tradizionale, perché ha un ruolo molto più incisivo sul prodotto finale: all’adattatore tocca infatti la responsabilità di far combaciare le parole tradotte con il labiale degli attori, di farle stare nei tempi e nei ritmi giusti rispettando un certo stile e rendendolo omogeneo magari per centinaia di puntate, dunque gli è consentito prendersi molte libertà sulla traduzione che gli viene consegnata. Nel migliore dei casi traduttore e adattatore lavorano insieme, limando e aggiustando dove serve senza stravolgere il lavoro di partenza, ma capita anche che l’obbligo di lavorare con tempi ormai sempre più stretti vada a scapito della qualità.


In quali aspetti si differenziano le tecniche di traduzione in campo letterario e televisivo?

Fermo restando il vocabolario, che resta l’alleato principale, i due media differiscono essenzialmente perché in ambito televisivo si traducono solo dialoghi, che è un po’ la stessa cosa che accade con i fumetti. In un romanzo la storia è raccontata, ci sono grossi blocchi di testo occupati solo da descrizioni di luoghi, persone, stati d’animo, pensieri; al contrario in tv e nei fumetti non c’è una voce narrante (e se c’è, si esprime con frasi brevi), dunque si tratta di tradurre replicando il parlato, che spesso fa appunto un uso massiccio di espressioni colloquiali, gerghi, turpiloquio, battute di spirito e giochi di parole. I dialoghi ovviamente ci sono anche nei romanzi, ma il ritmo è molto diverso. Anche i tempi di realizzazione cambiano radicalmente: per tradurre un testo letterario possono volerci dei mesi, per tradurre un episodio di una serie pochi giorni. Proprio per l'importanza di questo argomento in continua evoluzione, Strade ha deciso di dedicare al tema uno degli eventi professionali.


Quali sono le sfide che il settore della traduzione dovrà affrontare nel prossimo futuro?

Oggi la sfida più pressante riguarda i compensi e la previdenza. In Italia i traduttori editoriali (ma non solo loro) guadagnano poco rispetto al lavoro che è spesso necessario per la realizzazione di alcune traduzioni. Inoltre, lavorando in regime di diritto d’autore, i traduttori non hanno l’obbligo di versare contributi pensionistici, ma nel contempo non percepiscono royalty sulle opere che traducono: un cocktail che porta la categoria a collocarsi in media su una fascia bassa di reddito e obbliga in molti casi i traduttori a effettuare più lavori in parallelo. La sfida consiste nel pensare a interventi strutturali affinché il mestiere di tradurre, con tutto il suo bagaglio di competenze duramente acquisite, si consolidi come lavoro vero e proprio anziché disperdersi nei mille rivoli del para-volontariato. Esiste poi una sfida tecnologica: i passi da gigante compiuti dalla traduzione automatica – e gratuita – sul web hanno già cambiato le modalità di lavoro di una parte del settore, col risultato che l’intervento umano rischia di limitarsi all’aggiustamento di quanto generato da un algoritmo. Per ora la traduzione frutto dell’intelligenza artificiale è ben lungi dal sostituire le competenze di un traduttore letterario, ma in futuro... chissà?

 [L'intervista è stata realizzata a Federica Lippi e al coordinamento di Strade]

L'autore: Antonio Lolli

Editor presso la redazione del Giornale della libreria. Dopo la laurea in Ingegneria e l’esperienza di ricerca in ambito accademico svolta presso l’università di Bologna, seguo il mondo editoriale nelle sue diverse sfaccettature, con particolare interesse per il confronto tra le realtà dei diversi Paesi del mondo e per le ultime novità dal punto di vista produttivo e tecnologico.

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