Il tuo browser non supporta JavaScript!
Fiere e saloni

pordenonelegge, un festival per raccontare il presente. Intervista ad Alberto Garlini

di Camilla Pelizzoli notizia del 13 settembre 2016

Attenzione, controllare i dati.

Tra i piccoli festival letterari nati in Italia ormai sono molti quelli che – ogni anno di più – si confermano come delle certezze: tra questi si fa notare pordenonelegge, che ogni settembre anima la cittadina friulana. Quest’anno, da domani (14 settembre) e per cinque giorni, Pordenone sarà sede della diciassettesima edizione di questo appuntamento, che raccoglie scrittori, filosofi, scienziati, economisti e figure culturali di rilievo, dando vita a un momento d’incontro e riflessione che attira sempre più lettori.
Ne abbiamo parlato con Alberto Garlini, tra i curatori del festival dal 2002, per capire quali sono le caratteristiche che hanno portato l’appuntamento friulano a essere tanto amato dal pubblico.


Sul vostro sito vi presentate subito parlando di «meno formule magiche e meno trovate, più narrazioni e più ricerche»; vi ponete dunque con un’idea di festival molto chiara. Ma esattamente, quali sono le peculiarità di Pordenone, e per quale motivo è riuscito a imporsi in un ambito in cui comunque fiere e festival sono molti?

Abbiamo questa idea del festival che io definisco di «curatela debole»: noi cerchiamo semplicemente di trarre da quello che succede nel mondo culturale quelli che sono dei pensieri, degli stimoli, delle proposte, delle provocazioni che ci sembrano più adatti a raccontare l’epoca in cui viviamo. Quindi in qualche modo mettiamo da parte il nostro gusto personale e cerchiamo di metterci al servizio del pubblico, che come noi ha bisogno di capire meglio il mondo in cui viviamo: un mondo fatto di informazioni che si consumano a grandissima velocità, che però non riusciamo a contestualizzare, a collegare in un contesto di senso. Credo che pordenonelegge abbia avuto successo perché ha questa caratteristica: porsi al servizio del pubblico e cercare insieme, per capire qualcosa di più del mondo che ci sta intorno, senza trovare per forza delle risposte, ma ragionando assieme sui problemi. Si può venire qua e incontrare gli autori, partecipare agli incontri, ai dibattitti, si possono sentire quelle che sono le parole d’ordine di oggi attraverso persone che sanno cose di prima mano. Quest’anno avremo uno scrittore turco che ci racconterà cosa sta accadendo nel suo Paese, una scrittrice saudita che parlerà della vita nella sua patria, una scrittrice israeliana… L’internazionalità è una delle nostre caratteristiche più importanti, insieme appunto all’onestà con cui affrontiamo i problemi – attraverso molte narrazioni sul mondo – e alla capacità di trovare voci da portare e far ascoltare.

Questa varietà di voci e temi sono imprescindibili per Pordenone: ma con questa varietà, come si sviluppa un programma organico, che dia un’identità forte?

La varietà è stata una scelta fatta sin dall’inizio: crediamo che la realtà sia molto più incredibile, molto meno decifrabile, molto meno capace di riassumersi in un tema. L’individualità è proprio riconoscere le varie forme del sapere, le varie forme attraverso cui una narrazione si può comunicare (dalla saggistica al romanzo, dallo spettacolo alla poesia) e indicare quelle che sono delle chiavi che ci possono aiutare a comprendere il presente. In questo senso con tutti questi incontri e la loro varietà – passando da eventi molto pop a dibattiti che interessano gruppi più specialisti – cerchiamo di dare un’immagine di ciò che ci succede oggi. Una proposta che in qualche modo responsabilizzare anche il pubblico, perché ovviamente ci sono molti incontri in contemporanea, quindi ognuno deve scegliere degli appuntamenti tra quelli proposti, e in qualche modo tracciare il proprio percorso tra i mille possibili all’interno della manifestazione: ognuno partecipa al processo creativo creandosi il proprio programma.

A proposito di chi viene al festival, voi avete un rapporto molto stretto col pubblico, che ha anche la possibilità di diventare «Amico di pordenonelegge». Come si è sviluppata l’idea? È un buon strumento di fidelizzazione?

Sicuramente è una via di mezzo tra il pagamento del biglietto e l’ingresso libero, e l’idea nasce per dare un servizio al pubblico. Ci eravamo accorti che, essendo i nostri incontri molto frequentati, c’erano molte persone che venivano anche da lontano, a volte per vedere solo un incontro o un singolo autore, e che non trovavano posto, dato che con l’ingresso libero non potevamo garantire l’accesso alle sale. Con questo sistema invece chi diventa «Amico di pordenonelegge» riceve dei codici – da 4 a 10 – e con questi può prenotare prima l’incontro che vuole vedere ed essere sicuro di avere posto. L’iniziativa ha avuto molto successo: non saprei dire il numero esatto, ma gli Amici sono migliaia. È un servizio che abbiamo sviluppato non per un guadagno economico, tant’è che i prezzi sono ridotti (partono da 20 e arrivano al massimo a 50 euro) e comunque diamo la possibilità di prenotazione solo per il 40% dei posti disponibili a ogni incontro; riteniamo però sia una cosa doverosa, per essere vicini ai bisogni del pubblico. Alla fine diciamo che, tra gli abbonamenti e i costi del servizio stesso, si pareggia.


Sempre in riferimento al rapporto col pubblico, sul vostro sito vendete anche dei gadget relativi al vostro festival. Come vi è venuta l’idea?

Di nuovo nasce tutto dal pubblico di lettori: sono loro che ci hanno chiesto di poter avere qualcosa che potessero conservare. Visto che tra l’altro di solito l’immagine che proponiamo per il festival è sempre molto bella e piace molto, abbiamo pensato di sfruttare queste richieste per mettere in vendita articoli come tazze da tè, matite e oggetti che in qualche modo possano essere un ricordo per chi viene. Anche in questo caso si coprono i costi di produzione, ma non si va molto oltre il pareggio; è un investimento che si fa sempre per una questione più d’immagine e di rapporto positivo con chi segue la manifestazione che di guadagno.

E quest’immagine positiva è fondamentale per la reputazione del festival e per attirare il pubblico.

Assolutamente. Quello che alla fine cerchiamo di fare è che chi viene qua abbia una vera e propria esperienza complessiva del festival, al di là degli incontri che vede, cosicché viva una certa atmosfera, con la città tutta colorata di giallo e nero (i colori della manifestazione), gli Angeli (i nostri volontari) che accompagnano gli autori, e gli autori stessi che parlano tranquillamente nei bar della città. Vogliamo che si possa apprezzare Pordenone, il suo centro storico, la sua bellezza e l’ospitalità delle persone: il momento dell’incontro è la punta di diamante, il punto focale di un’esperienza a tutto tondo, che riguarda pordenonelegge nella sua globalità. Cerchiamo di fare in modo che la città si presenti al meglio, anche perché il festival è concentrato tutto in centro e quindi tra un incontro e l’altro c’è uno spazio al massimo di 1 km e mezzo.


Quest’anno Pordenone si presenterà come sempre, oltre che con i colori del festival, con l’immagine che avete scelto per rappresentare l’edizione 2016: cosa indica il gatto?

Ovviamente l’immagine parla da sola: come direbbe il nostro amico Italo Zannier, «l’immagine non si può commentare, è quella, punto». Io non sono così radicale, però certamente l’immagine è molto bella e potente di per sé, ed essendo un gatto nero su sfondo giallo rappresenta perfettamente i nostri colori. Poi c’è un gioco col fatto che questa è la diciassettesima edizione, e con il richiamo a Le Chat noir dato dalla posa e dallo sguardo: una serie di rimandi iconici, un gioco ironico e culturale. Potremmo parlare per ore di quello che potrebbe indicare un gatto nero, ma chi la guarda vede innanzitutto un’immagine molto bella, ed è per questo che l’abbiamo scelta.


Cosa vi aspettate in linea generale dal festival di quest’anno, soprattutto riflettendo sull’alto numero di anteprime, che vi rende una piazza ambita in cui presentare i propri romanzi?

Devo dire che ci piace che le case editrici ci scelgano per presentare i loro libri, ma lo scopo della manifestazione rimane quello di raccontare la realtà: per questo accanto alle anteprime ci sono tanti libri nati anni fa e che ci sono sembrati importanti anche adesso per cercare di affrontare quello che ci sta attorno. La cosa più importante per noi è che chi viene possa divertirsi e riflettere.

L'autore: Camilla Pelizzoli

Editor presso la redazione del Giornale della libreria. Laureata in Lettere moderne (con indirizzo critico-editoriale), ho frequentato il Master in editoria. Mi interessa la «vita segreta» che precede la pubblicazione di un libro – di carta o digitale – e mi incuriosiscono le nuove forme di narrazione, le dinamiche delle nicchie editoriali e il mondo dei blog (in particolare quelli letterari).

Guarda tutti gli articoli scritti da Camilla Pelizzoli

Inserire il codice per il download.

Inserire il codice attivare il servizio.