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Fiere e saloni

Alla Frankfurter Buchmesse 2019 ci sarà per la prima volta un’area audio

di Alessandra Rotondo notizia del 18 giugno 2019

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Troverà posto nel padiglione 3.1 e si estenderà per oltre 600 metri quadrati, ospitando espositori tanto tedeschi quanto internazionali che presenteranno i loro prodotti e si confronteranno sulle tendenze del mercato, dei formati e dei contenuti. Il cuore dell’area sarà il Frankfurt Audio Stage, un palco tematico dove avviare un dialogo strutturale su quello che – da più parti – è indicato come il segmento in più rapida crescita del settore dei media, non solo nell'editoria.

Matthäus Cyganm, a capo dell’area di sviluppo del commercio internazionale della fiera, ha dichiarato che con Frankfurt Audio la Buchmesse vuole designare «uno spazio e un tempo per tutti i temi dell’audio, dalla produzione alla distribuzione […]. Quello dell’audio è un fenomeno affascinante, caratterizzato, allo stesso tempo, tanto da una rilevanza internazionale quanto da una profonda diversificazione sul fronte dei prodotti e delle tecnologie: dai classici audiolibri e podcast agli assistenti vocali e alle piattaforme di streaming. Nuovi formati, tecnologie e modelli di business sono in fase di sviluppo: l’innovazione tocca tutti i segmenti dell’audio. Vogliamo che alla Buchmesse ci sia uno spazio di dialogo su quanto ci aspetta, un catalizzatore per la discussione, per il confronto tra i protagonisti del settore ma anche con il pubblico».

L’evento centrale della programmazione di Frankfurt Audio, fissato per giovedì 17 ottobre (la fiera si terrà dal 16 al 20), sarà il Frankfurt Audio Summit e verrà aperto da Michael Krause, managing director di Spotify per l’Europa centrale e precedentemente ceo per l’Europa, il Medio Oriente e l’Africa del concorrente Deezer. Forte dell’esperienza sui temi e i prodotti dell’audio approfondita per più di cento mercati diversi, Krause parlerà di modelli globali di business e di localizzazione dei prodotti, di consolidamento e arricchimento dell’offerta nei Paesi più maturi e di ingresso in quelli meno commercialmente e tecnologicamente pronti.

Che a Michael Krause sia stato affidato il compito di tracciare la strada del dialogo, c’invita a riflettere su almeno due cose. La prima: la convergenza dei mondi dell’audio. Non importa (o meglio: importa poco) che quello in riproduzione sia un album o un podcast. Dall’altro lato dello streaming c’è un ascoltatore che indossa gli auricolari e ha lo smartphone in mano. Un ascoltatore che si riconosce in un consumo e (forse) anche nello stile di vita cui è associato.

La seconda, l’interesse di un colosso come Spotify per i risvolti «narrativi» dell’audio revolution. L’interesse verso quel ventaglio di prodotti (e quella fetta di mercato) che ha più a che fare con la materia maneggiata da una casa editrice che da un’etichetta discografica. Un interesse che suggerisce, da un lato, che l’audio è molto più del fuoco di paglia che qualcuno immaginava: che è arrivato per restare. Dall’altro, che gli editori hanno molto da cogliere, da fare, da poter offrire in questa nuova stagione della voce e ai suoi utenti.

L'autore: Alessandra Rotondo

Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Da diversi anni mi occupo di contenuti, dal 2015 al Giornale della libreria. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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