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Editori

Ventitré incontri professionali e un metodo di lavoro: verso Più libri 2019

di Alessandra Rotondo notizia del 9 December 2018

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L’esistenza di una convegnistica dedicata al pubblico professionale ha connotato dall’inizio Più libri più liberi, accentuandone la funzione di «acceleratore» per le competenze del nostro settore, di spazio di confronto e dialogo all’interno del quale acquisire informazioni, evidenziare criticità, definire strategie comuni d’azione.

Quest’anno, lo raccontava il direttore della fiera Fabio Del Giudice a pochi giorni dall’inizio della diciassettesima edizione, «abbiamo individuato in un più accentuato sviluppo della “parte business” la direttrice della nostra crescita, a partire proprio da quel programma professionale che da sempre costituisce parte integrante di Più libri».

Realizzato per il terzo anno in collaborazione con ALDUS, il network europeo delle fiere del libro di cui la manifestazione romana è partner, il programma professionale si configura come una vera e propria attività di formazione e informazione per il settore della piccola e media editoria italiana. Per questa edizione della fiera – anche come avvio di un percorso operativo che ruota attorno ad alcuni temi cardine per il settore – un focus tematico è stato definito, un nucleo attorno al quale declinare gli incontri e i momenti di dialogo di questi cinque giorni: quello della distribuzione e della promozione in libreria.

«Abbiamo indagato le difficoltà che hanno i marchi editoriali più piccoli a trovare spazi di visibilità sui banchi e nelle vetrine, a essere ordinati e riassortiti» commenta Diego Guida, Presidente del Gruppo piccoli editori di AIE. «Da giugno, io ed Enrico Iacometti [consigliere del Gruppo], con il supporto della struttura, abbiamo incontrato una decina di operatori – distributori, buyers di catena, reti di promozione, librai indipendenti – per individuare linee guida e operative concrete su cui lavorare nel 2019. I confronti che abbiamo avuto hanno mostrato un dato indiscutibilmente positivo: la particolare sensibilità verso il nostro comparto, la consapevolezza rispetto al nostro ruolo. Perché se è vero che il mercato lo fanno i grandi, l’originalità della proposta editoriale viene soprattutto da noi piccoli, per la propensione che abbiamo a rischiare di più su nuovi generi, autori e progetti. E questo paga».

Un approccio cui è corrisposto un modo diverso di costruire la convegnistica professionale: incontri preparatori, condivisione dei temi, focus articolati su più appuntamenti per un dibattito più puntuale e approfondito, proposte conclusive d’indirizzo e di lavoro. Tre, in particolare – più il convegno internazionale d’apertura, di cui abbiamo già parlato – sono stati gli appuntamenti che hanno finalizzato in fiera il lavoro preparatorio svolto nei mesi scorsi. Tre appuntamenti che a loro volta indirizzeranno i passi da compiere nel prossimo futuro.

Il primo, giovedì 6, ha messo al centro il tema delle politiche d’acquisto delle catene editoriali e del loro rapporto con i piccoli editori. Il confronto di Diego Guida e Gerardo Mastrullo con Emanuele Cappello (Libraccio), Barbara Lepore (Librerie Feltrinelli) e Daniele Mariani (Librerie Mondadori) ha restituito delle considerazioni sicuramente interessanti. Tra i punti emersi, la difficoltà, per i piccoli editori, a vedere accolti nelle librerie di catena i libri di catalogo. Difficoltà legata sicuramente alla «finitezza» dello spazio fisico della libreria, arginabile puntando anche sugli strumenti offerti dal digitale: dagli e-commerce a totem informativi che potrebbero essere collocati nei punti vendita, consentendo l’accesso al lettore a un’offerta ben più ampia di quella consultabile a scaffale. Guarda a una maggiore comunicazione la traccia programmatica individuata per il prossimo futuro: la definizione di un calendario annuale d’incontri tra catene e piccoli editori, affinché questi ultimi possano spiegare il loro progetto e condividere il programma editoriale dell’anno successivo, cercando strategie convergenti.

Il secondo incontro, venerdì 7, si è concentrato sul tema della promozione, chiamando a confronto i piccoli editori – rappresentati da Diego Guida e Lorenzo Armando – con Fabio Abate (Promedi), Luigi Cavo (PDE) e Mauro Frigerio (Emme promozione). La trasformazione del mercato editoriale e i nuovi scenari proposti dall’avvento dell’online e delle nuove piattaforme di condivisione e fruizione dei contenuti hanno generato, negli ultimi anni, una profonda riflessione sulle caratteristiche del promotore editoriale, che si colloca nell’importante snodo di mediazione tra editori, librerie e lettori. Da un lato – com’è emerso dall’incontro – il promotore è sempre più un consulente, chiamato a confrontarsi con l’editore su tutte le vetrine di visibilità per i suoi libri: anche quelle digitali. Dall’altro il suo ruolo è sempre più quello di mantenere vivo il catalogo di un editore in libreria, non solo gestirne le novità. Rispetto all’e-commerce come opportunità da cogliere, fondamentale è poi il tema della visibilità digitale del titolo: a partire dalla completezza e dalla correttezza di tutte quelle informazioni che ne favoriscono la rintracciabilità.

Ieri, infine, un momento conclusivo di dialogo ha provato a tirare le fila di questi giorni di fiera, concretizzando in proposte operative quanto emerso dai ventitré appuntamenti professionali di quest’anno. «Che fare?» si sono chiesti Diego Guida ed Enrico Iacometti, coinvolgendo il pubblico professionale nella definizione di alcune proposte per la piccola e media editoria per migliorare la sua visibilità e le sue vendite in libreria.

L’esito? La definizione di un metodo d’azione, grazie a un lavoro preciso e mirato sul settore per i prossimi mesi, i cui risultati saranno alla base nel nuovo programma professionale di Più libri 2019. E tre direttrici a orientare il percorso. La visibilità della piccola editoria in libreria: gli incontri hanno permesso di ottenere la disponibilità dei buyer delle catene, di gruppo e indipendenti, a proporre uno spazio e una visibilità alla piccola editoria socia di AIE in modo diverso e innovativo. Si è già fissato un calendario di incontri per rendere operative le cose già nei prossimi mesi. La definizione di più favorevoli condizioni con gli operatori e la differenziazione tra assortimento e novità: la produzione della piccola editoria sarà «aiutata» a essere più visibile. La profilazione della libreria: una delle priorità sarà definire una migliore profilazione delle librerie, in considerazione della specificità della produzione dei piccoli marchi editoriali e dei punti vendita in cui la loro offerta funziona e vende meglio.

«È stato fatto un grande lavoro – ha spiegato Diego Guida – a beneficio della categoria, con l’apertura del dialogo con i buyer delle librerie, con le reti promozionali e con i distributori. Abbiamo fotografato le zone d’ombra e le criticità esistenti nei rapporti con questi interlocutori e abbiamo impostato possibili soluzioni e rapporti più strutturati. C’è tanto lavoro da fare ma ci sono già arrivate disponibilità da grandi catene per creare davvero spazi di favore per la nostra produzione. Ripartiamo da questo primo risultato per avviare un lavoro che, sfruttando anche le nuove tecnologie, possa aiutare queste particolarità del nostro settore editoriale».

L'autore: Alessandra Rotondo

Editor presso la redazione del Giornale della libreria. Mi sono laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, poi ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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