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Editori

Turchia, raid contro l'editore Belge

di Camilla Pelizzoli notizia del 17 maggio 2017

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Non c’è pace per gli editori turchi. È notizia di pochi giorni fa che un’altra casa editrice, la Belge Publishing House di Istanbul, ha subito un raid da parte delle forze di polizia turche che ha portato al sequestro di oltre 2 mila libri. Il fatto è stato denunciato pubblicamente dall’International Publishers Association, che si è espressa contro le azioni delle autorità turche.

Queste avrebbero affermato che l’azione è stata portata avanti in seguito all’ordinanza del tribunale che imponeva un sopralluogo della sede della casa editrice perché «è stato riferito che conservano e distribuiscono materiali che appartengono all’organizzazione terroristica DHKPC (Fronte Rivoluzionario della liberazione popolare, un partito turco di estrema sinistra)»; ma la polizia aveva poi fornito una diversa motivazione, legata alla mancanza delle necessarie segnalazioni riguardanti il copyright (che in Turchia sono legate all’apposizione di un apposito «bollino»). In entrambi i casi, l’IPA ritiene che la vera ragione sia da cercarsi nel tentativo del governo di intimidire un editore che porta avanti legittimamente la propria attività, pubblicando anche titoli critici verso il regime al potere.

Anche l’Associazione degli editori turchi – che è membro dell’IPA – nella persona del suo presidente Kenan Kocatürk si è espressa contro questa azione: «Abbiamo scoperto che molti dei libri sequestrati erano titoli vecchi del catalogo dell’editore, che erano stati pubblicati molto prima delle regolamentazioni per la segnalazione del copyright del 2001. Non era sensato pensare che quelle copie avessero i necessari “bollini” al loro interno». «Questo raid segue altre azioni recenti portate avanti dalle autorità contro gli editori, inclusa la decisione illegittima di censurare alcuni titoli prima della pubblicazione come “precauzione” […]. Pensiamo che la presenza di voci di opposizione sia una parte legittima e necessaria di ogni democrazia sana e che la libertà d’espressione e di stampa siano fondamentali per il diritto d’informazione di tutti i cittadini turchi. Sequestri arbitrari come questi sono sempre di grande preoccupazione per gli editori che operano in conformità alla legge e che stanno solo facendo il proprio lavoro, offrendo ai lettori un insieme di opinioni diverse».

«Le continue violenze contro gli editori turchi sono inaccettabili e ci opponiamo con forza a tutti gli attacchi alla libertà d’espressione attuati dalle autorità turche» ha concordato Kristenn Einarsson, che presiede il comitato per la libertà di stampa dell’IPA. «La casa editrice Belge Publishing House, che ha subito il raid, è stata fondata nel 1977 da Ayşe Zarakolu and Ragıp Zarakolu, ed entrambi hanno ricevuto il premio Freedom to Publish  dell’IPA: il primo nel 1998, il secondo nel 2008. Il comitato Freedom to Publish dell'IPA continuerà a monitorare gli sviluppi in Turchia e a supportare i nostri colleghi editori nelle difficoltà».

Non sono mancate nel corso degli ultimi mesi molte azioni che confermano le parole e le intenzioni dell’IPA: dopo l’appoggio alla campagna #FreeWordsTurkey, il mese scorso l’associazione è stata tra i 400 donatori che hanno permesso l’acquisto di diverse pagine intere (per un valore totale di 16 mila euro) su diversi media turchi per promuovere la solidarietà verso scrittori, editori, giornalisti e studiosi minacciati o imprigionati dal governo turco.

L'autore: Camilla Pelizzoli

Laureata in Lettere moderne (con indirizzo critico-editoriale), ho frequentato il Master in editoria. Mi interessa la «vita segreta» che precede la pubblicazione di un libro – di carta o digitale – e mi incuriosiscono le nuove forme di narrazione, le dinamiche delle nicchie editoriali e il mondo dei blog (in particolare quelli letterari).

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