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Editori

In Usa l’80% delle scuole utilizza il digitale per la didattica

di Alessandra Rotondo notizia del 7 aprile 2016

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OverDrive
ha recentemente pubblicato i risultati di una ricerca – «Digital Content Goes to School» – condotta con l’obiettivo di valutare e quantificare la diffusione del digitale nelle scuole statunitensi, soffermandosi sulla tipologia di device e supporti dei quali i giovani studenti si servono per massimizzare l’efficacia del loro percorso istruttivo.
Lo studio prende le mosse dagli esiti di un sondaggio somministrato a 2 mila dirigenti, di livello scolastico o distrettuale, e aiuterà insegnanti ed educatori a comprendere meglio lo stato attuale dell’utilizzo dei materiali didattici digitali nel segmento K-12, comprensivo dei cicli scolastici primario e secondario.
Gli intervistati riferiscono che i contenuti digitali, attualmente, occupano circa un terzo nel bilancio del materiale didattico globalmente utilizzato, e il loro impiego continua a crescere. L’espansione è trainata, secondo oltre il 70% degli intervistati, da una pianificazione strategica dell’approccio digitale, legata allo specifico device; ma anche dal diffuso riconoscimento dei benefici apportati dalle tecnologie educative. Primo tra tutti, la possibilità di personalizzare l’insegnamento, calibrandolo sulle esigenze specifiche dell’allievo e richiedendogli una partecipazione più attiva, stimolata all'interno di un rapporto esclusivo con il docente. Nonostante quasi tutti gli intervistati concordino sui vantaggi del digitale, permangono delle preoccupazioni: in primo luogo, sulla condizione di disparità che si crea attorno a quegli studenti che non hanno la possibilità di accedere a internet da casa; in secondo luogo, sull’atteggiamento restio manifestato da certi insegnanti nell’approccio al digitale. Spesso motivato dall’esistenza di un gap generazionale e di competenze difficilmente sormontabile.
Dell’80% di intervistati che riferiscono di utilizzare supporti e materiali digitali per la didattica, 4 su 10 dichiarano che questi strumenti rappresentano parte integrante dei loro programmi di istruzione, non già una sporadica pratica. Per quanto riguarda, invece, le richieste di più ampie disponibilità di contenuti digitali, provengono per lo più dagli insegnanti di letteratura e arte (74%), scienza (62%), matematica (62%) e studi sociali (56%).
Altri dati interessanti evidenziati dallo studio sono: la distribuzione per tipologia di device (laptop 75%, tablet 62%, pc 49%, smartphone 17%); la provenienza dei finanziamenti (la circoscrizione governativa 66%, le libere donazioni 37%; gli enti locali e federali, entrambi 29%; lo Stato 27%) e l’incidenza dei programmi 1:1 – un dispositivo per ciascuno studente – rispetto ad altre tipologie di approccio (adottati dal 57% dei dirigenti «district-based» e dal 26% di quelli «school-based». Tra i programmi differenti dall’1:1, invece, emerge numericamente il BYOD - bring your own device).

L'autore: Alessandra Rotondo

Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Da diversi anni mi occupo di contenuti, dal 2015 al Giornale della libreria. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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