Il tuo browser non supporta JavaScript!
Editori

Bye bye Vertigo. Chiude dopo 26 anni la collana DC Comics

di Camilla Pelizzoli notizia del 1 luglio 2019

Attenzione, controllare i dati.

È stata vista da molti come la fine di un’era. Non sono mancate avvisaglie, tant’è che erano già cominciati a girare articoli sui rumour di una possibile chiusura; ma, nonostante le ultime stagioni non siano state molto positive rispetto ai fasti storici, pochi si aspettavano un annuncio di questo tipo. Stiamo parlando della chiusura di Vertigo, la linea DC Comics che ha cambiato il modo di fare fumetto. Nata nel 1993, ha rivoluzionato la nona arte non solo per il tipo di comics che pubblicava, ma anche per il tipo di contratti e licenze che aveva in atto.

La sua corsa comincia quando Karen Berger, editor alla DC senza alcun interesse per i fumetti di supereroi tradizionalmente intesi, fa seguito alla prima ondata della British Invasion (l’arrivo in casa DC di autori inglesi come Alan Moore, che lavorarono sia con nuovi personaggi e idee, sia con i supereroi storici della casa editrice) assoldando alcuni sceneggiatori inglesi promettenti, con l’obiettivo  di ridare linfa vitale – e commerciale – ai personaggi minori del pantheon DC. I primi esperimenti funzionano più che bene: The Sandman, di Neil Gaiman fu una delle prime serie a trovare successo fra il pubblico, e convinse la dirigenza DC a dare vita a una nuova collana, con Berger tra i fondatori, per trovare altre opere come queste. Ma autori come Neil Gaiman, e poi Grant Morrison e Garth Ennis (per citare solo alcuni di quelli che oggi sono maestri riconosciuti) fecero molto di più: usarono quei personaggi, che avevano molti meno obblighi e un passato «meno importante» da gestire, per raccontare storie dirompenti per toni e contenuti.

Chiaramente rivolte a un pubblico adulto, nel corso degli anni hanno cominciato ad accogliere anche storie e personaggi nuovi creati espressamente per questa collana, non per forza legati all’ambito del fantastico, e hanno affrontato anche tematiche sociali importanti senza dover scendere a compromessi con il linguaggio e in generale con i limiti che erano imposti dallo standard che i fan di lunga data dei comics cercavano, o che i genitori dei lettori più giovani si aspettavano, quando compravano le avventure di Superman, Batman, Wonder Woman e gli altri in edicola. Non solo: anche il disegno poteva permettersi più libertà e sperimentazione, non dovendo riflettere le linee guida classiche legate a personaggi che, per forza di cose, dovevano essere sempre fedeli a se stessi.

Ma i cambiamenti a cui ha portato non sono solo stilistici. Vertigo ha portato anche alla nascita di una nuova parte di mercato per il fumetto americano, ampliando un ambiente stabile e dandogli nuove forme. Vertigo divenne l’etichetta per chi cercava qualcosa di diverso dalla solita storia, attirando anche chi era magari appassionato di letteratura di genere – e non solo – ma non si era mai avvicinato alle storie di supereroi. O coinvolto dalla mania del collezionismo delle variant cover, che all’epoca era particolarmente forte. Dopo i primi successi, alla Berger fu permesso di andare praticamente a briglia sciolta e, non essendoci direzioni o aspettative, ogni artista (autori e disegnatori allo stesso modo) poté sbizzarrirsi, utilizzando il medium fumetto in maniera inaspettata, e attirando così l’attenzione di lettori altrettanto «insoliti» in ambito fumettistico. La stessa Berger ha detto: «Stavamo creando un nuovo lettore, e portando al fumetto nuove persone. Attraevamo persone che non erano il solito lettore di fumetti… E anche nuove lettrici, che penso non fossero all’epoca tra i tradizionali lettori di fumetti». Un vero e proprio ampliamento del mercato che determinò il successo anche dal punto di vista economico della linea. D’altronde, la stessa Berger prima di entrare in DC conosceva pochissimo il mondo del fumetto.

Non solo: con Vertigo si cominciarono ad avere storie pensate per essere periodicamente raccolte in volume e commercializzate in libreria. Un ibrido tra il fumetto periodico settimanale e il graphic novel che contiene una storia nella sua completezza, in grado di sfruttare entrambi i canali di vendita. «Volevamo creare nuove storie in modo che potessero essere poi raccolte e questa è un’altra cosa iniziata in Vertigo di cui sono molto, molto orgogliosa» ha detto a tal proposito la Berger.

E ancora: in un’epoca in cui i diritti sui personaggi sono uno dei principali modi in cui gli editori di comics battono cassa, si avvia una politica che incoraggia progetti creator-owned, ovvero contratti per cui gli autori mantengono i diritti sui personaggi da loro creati. Un cambiamento editoriale sensibile che è stato adottato anche da molte altre case editrici. Quel che sorprende è che questi cambiamenti così forti siano nati in un ambiente per niente propenso a questo tipo di «terremoti»: DC Comics era ed è una realtà strutturata, che appartiene a Warner Bros., una delle maggiori aziende dell’intrattenimento, e scommettere su qualcosa di diverso dalla gallina delle uova d’oro che già avevano non era una mossa scontata.

Per certi versi, proprio far parte di un’azienda così grande ha contribuito al suo lento declino. I contratti creator-owned, in particolare, portarono a forti discussioni all’interno dell’azienda, e a una perdita di potere da parte della Berger, a cui è stato ufficialmente tolto il controllo della linea a partire dal 2013, complici anche alcuni titoli e progetti editoriali al di sotto delle aspettative. In parte, poi, è calato anche il potenziale sovversivo della collana, man mano che stilemi e nuovi codici prendevano piede e nascevano nuovi editori ed etichette sulla stessa scia, come Image comics e Dark Horse (per cui è passata la stessa Berger), e man mano che, quasi paradossalmente, la stessa DC ha avuto sempre più problemi a gestire i contenuti più adulti delle proprie serie.

Ora DC ha deciso di dividere la produzione in tre filoni: per bambini (DC Kids), per ragazzi (DC, con la maggior parte delle serie ammiraglie) e per adulti, con il nome di DC Black Label; sarà questa la linea dove troveranno casa molti dei prodotti Vertigo, compresi alcuni titoli che erano stati approvati per la pubblicazione poco prima della cancellazione.

È difficile capire, ora, che direzione prenderanno gli sviluppi dei titoli DC. Ed è difficile immaginare le rotte che prenderanno i fumetti sul mercato americano, tra nuove etichette, cambiamenti nei personaggi e nelle dinamiche, nuovi autori e disegnatori, universi cinematografici e televisivi… Ma è innegabile che i comics odierni debbano molto al coraggio delle storie Vertigo.

L'autore: Camilla Pelizzoli

Laureata in Lettere moderne (con indirizzo critico-editoriale), ho frequentato il Master in editoria. Mi interessa la «vita segreta» che precede la pubblicazione di un libro – di carta o digitale – e mi incuriosiscono le nuove forme di narrazione, le dinamiche delle nicchie editoriali e il mondo dei blog (in particolare quelli letterari).

Guarda tutti gli articoli scritti da Camilla Pelizzoli

Inserire il codice per il download.

Inserire il codice attivare il servizio.