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Curiosità

Serial Box. Dalle short alle micro story

di Alessandra Rotondo notizia del 20 luglio 2018

Attenzione, controllare i dati.

Di short, snack-sized e chat-style story abbiamo parlato abbastanza sul Giornale della libreria. Molto spesso l’abbiamo fatto evidenziando la connessione tra almeno due fenomeni: l’evoluzione del panorama di fruizione (dai tempi, ai luoghi, ai modi e ai contenuti della lettura, fino alla definizione stessa di lettura) e la diffusione di questo tipo di formati nei Paesi caratterizzati da economie emergenti (con tutto quello che vuol dire in termini di penetrazione della lettura e delle tecnologie che diventano abilitanti di un certo tipo di consumo: penso, in particolare, agli smartphone e ai micropagamenti digitali).

La «maturità» di questo tipo di narrazioni e del loro mercato, però, si coglie nella diffusione oltre il confine che abbiamo perimetrato qui sopra. La statunitense Serial Box, per esempio, è una casa editrice digitale definita dalla stampa come «la HBO dei lettori». Il servizio è specializzato in serialized fiction e, stando a quanto si legge sul sito web, promette di combinare «gli aspetti fantastici della televisione (episodi facilmente fruibili, team autoriali, nuovi contenuti rilasciati settimanalmente) con quelli dei libri (le storie ben fatte, gli autori talentuosi, la possibilità di leggere ovunque)».

Un importante punto di contatto rispetto alle logiche della fruizione televisiva è pure quello di tempi e struttura: ogni serie è composta da 10-16 episodi che vengono rilasciati con cadenza settimanale, sia in e-book che in audiobook. I «capitoli», se così possiamo chiamarli, hanno sia una dimensione autoconcludente che una funzionale al dipanarsi complessivo della trama. Ognuno necessita di una quarantina di minuti per essere letto o ascoltato.

Sul fronte dei costi, quello di una singola puntata si aggira attorno a un dollaro e sessanta, mentre la serie intera ne costa circa diciotto. La formula d’abbonamento prevede sia la possibilità di pagare settimana per settimana che per l’intero ciclo.

Ma la novità è la recente introduzione, da parte di Serial Box, di una formula narrativa (e distributiva, rispetto alle logiche della piattaforma) ancora nuova: Micro Monday. Si tratta di storie brevissime (non più di 150 caratteri: all’incirca un tweet dei tempi d’oro, prima dell’ampliamento della soglia) che vengono recapitate all’utente che ha installato l’app sul proprio device. Ogni lunedì, gratuitamente. In questo caso, le microstorie non sono parte di una narrazione seriale, né l’editore le raggruppa in un archivio in modo da renderle disponibili anche in un secondo momento e magari a pubblici diversi.

«Il limite dei 150 caratteri è stato fissato affinché tutta la storia sia leggibile dalla finestra di notifica, senza che l’utente debba fare ulteriori tap» racconta Lydia Shamah, a capo dello sviluppo dei contenuti. E a chi si chiede se 150 caratteri siano davvero sufficienti per sviluppare una narrazione, risponde che «la storia diventa molto più lunga nella tua testa». D’altronde, non succede lo stesso anche con i libri?

L'autore: Alessandra Rotondo

Editor presso la redazione del Giornale della libreria. Mi sono laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, poi ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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