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Biblioteche

Tianjin Binhai Library. L’architettura dietro all’immagine

di Camilla Pelizzoli notizia del 29 agosto 2018

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Tianjin Binhai è una città costiera del nordest della Cina; quarta città più popolosa dello Stato, non diceva molto ai lettori italiani fino a qualche tempo fa, quando è stata aperta al pubblico la sua biblioteca, la Tianjin Binhai Library, le cui foto hanno fatto il giro del mondo. Un edificio all’avanguardia che si distingue tanto per l’organizzazione degli spazi e luminosità, quanto per l’enorme quantità di materiale consultabile e la sua disponibilità al pubblico.
Per capire le fasi che hanno portato un progetto così ambizioso dalla carta alla realtà in vetro e metallo, abbiamo parlato con lo studio olandese MVRDV, che in collaborazione con lo studio cinese TUPDI si è occupato della progettazione di questa avveniristica casa dei libri.

 
Le biblioteche sono diventate, negli ultimi anni, un luogo di particolare ispirazione e innovazione per i paesaggi urbani. Ci potete spiegare le sfide maggiori che avete affrontato?

La biblioteca è il progetto realizzato più velocemente da noi di MVRDV fino a oggi. Sono passati solo tre anni dal design iniziale al completamento! E in questo lasso di tempo, la sfida maggiore che ci siamo posti è stata realizzare uno spazio bibliotecario ambizioso e allo stesso tempo ripensare alle tipologie di biblioteca esistenti. L’obiettivo era creare uno spazio che non rappresentasse lo stereotipo di un luogo per lo scambio delle conoscenze buio e un po’ deprimente. La Tianjin Binhai da questo punto di vista porta vanti alcune idee che si possono trovare nella prima biblioteca progettata da MVRDV, la Book Mountain, il cui design che riprende le forme di una montagna, con scalinate molto ampie (anche se in scala molto ridotta rispetto alla biblioteca di Tianjin Binhai). Per concludere in tempo e realizzare la nostra visione, l’esperienza di MVRDV e un grande sforzo da parte del nostro team hanno permesso di superare questi scogli.
 

In particolare, come si possono unire i lati «sociale» e «erudito» di una biblioteca, cercando un equilibrio di modo che le persone, che siano interessate a uno solo dei lati o in entrambi, possano godere insieme di questo spazio?

Sicuramente l’intenzione della biblioteca è di fondere sia gli interessi sociali, sia quelli intellettuali. Questa separazione è evidente anche nel design: dietro l’atrio, a ogni piano, ci sono molte stanze di lettura per un’esperienza più tranquilla e silenziosa, adatte a ogni età (per i più anziani e chi ha bisogno di assistenza, i libri possono essere richiesti al banco e le sale di lettura sono al piano terra), mentre nel suo atrio accogliente e «sociale» – è stato progettato come uno spazio sociale e riunisce una varietà di altri spazi, inclusi quelli di servizio, le meeting room, salotti, uffici – i visitatori della Tianjin Binhai possono socializzare qui e anche prendere parte agli eventi dentro l’Occhio, l’auditorium, dal design riconoscibile tanto all’interno quanto all’esterno, che può ospitare fino a 110 persone. Il tutto è circondato dai libri: la biblioteca può contenerne fino a 1,35 milioni, senza contare qualche spazio di conservazione aggiuntivo per gli archivi.
 

Come interagisce la biblioteca con gli altri edifici del distretto culturale?

La richiesta era di creare una nuova biblioteca che fosse parte di un piano molto più ampio per trasformare il distretto culturale di Tianjin Binhai in un’area di alta qualità tra la città e il parco pubblico nei pressi. Abbiamo risposto al bisogno di un palazzo unico che stesse in una zona con cinque altre gemme dell’architettura uniche al mondo, progettate da Bernard Tschumi Architects, Bing Thom Architects e HH Design. Tutti questi edifici culturali sono connessi da un corridoio pubblico sotto un tetto in vetro, progettato da GMP. Il nostro sito è il punto di contatto tra il corridoio pubblico e la Jie-Feng road, ma è su un lato più tranquillo, e un po’ più lontano dall’insieme dei cinque edifici. La biblioteca è accessibile sia dalla città che dal lato del parco, e unisce quindi l’accesso alla conoscenza a quello a uno spazio di verde pubblico.

 
L’Occhio – e la forma che questo dà alla biblioteca – è molto particolare. Cosa vi ha ispirati? È nata prima questa forma per l’auditorium, e il resto è stato costruito di conseguenza, o è vero il contrario?

Le prime richieste del cliente prevedevano uno spazio che comprendesse la biblioteca e un cinema con schermo sferico. L’idea era che la palla potesse «spingere via» lo spazio attorno per creare un atrio che richiamasse quasi una caverna: abbiamo mantenuto l’idea della forma ma cambiato la sua destinazione. Secondo il progetto originale, come si è già accennato, tutti i livelli dovevano essere accessibili, inclusa la parte superiore, ma il cliente ha deciso di non portare avanti questa idea per i piani superiori al secondo, a causa di ragioni legate a problematiche costruttive e di budget.
La massa dell’edificio si espande in verticale dal sito ed è come «bucata» dall’auditorium sferico al centro. Gli scaffali sono disposti attorno alla sfera e hanno ulteriori molteplici funzioni: sono scalinate, luoghi dove sedersi, e continuano anche sul soffitto per creare una topografia luminosa. Questo profilo continua anche lungo le due facciate in vetro che connettono la biblioteca al parco esterno e al corridoio pubblico interno, facendo da protezione per gli interni contro l’eccessiva esposizione solare, ma creando comunque un design interno luminoso e ben illuminato.
 

La presenza di alcuni trompe l’oeuil sugli scaffali più in alto, stampe che danno l’impressione della presenza di libri, ha dato adito a più di una discussione. Avete chiaramente dichiarato che è stata una scelta fatta localmente e contro il vostro consiglio; pensate che prima o poi il progetto sarà completato totalmente, secondo le vostre linee guida, rendendo quegli scaffali accessibili e pieni di libri? Oppure l’uso dei libri come un elemento solamente decorativo altera l’essenza dell’edificio?

I primi quindici scaffali (piano terra compreso) sono raggiungibili e pieni di libri. I restanti diciannove sono quelli con le stampe; si sono rivelati troppo ambiziosi e il cliente ha preferito decorarli in questo modo. Abbiamo incontrato molti ostacoli, inclusi budget e tempistiche. Per come è costruito l’atrio, la costruzione di canali d’accesso agli scaffali più alti avrebbe richiesto la chiusura, per qualche tempo, della biblioteca, e questo non era possibile. Questo progetto è inteso come un passo in avanti verso le biblioteche come spazi completi, con molteplici attività. Ci aspettiamo che i visitatori sentano questo come un luogo dove imparare, consumare contenuti, condividerli, creare, e fare nuove esperienze, ma allo stesso tempo mantenendo il suo centro focale sullo scambio di conoscenze.
 
Si ringrazia Jareh Das per la disponibilità. © immagine: Ossip Van Duivenbode

L'autore: Camilla Pelizzoli

Laureata in Lettere moderne (con indirizzo critico-editoriale), ho frequentato il Master in editoria. Mi interessa la «vita segreta» che precede la pubblicazione di un libro – di carta o digitale – e mi incuriosiscono le nuove forme di narrazione, le dinamiche delle nicchie editoriali e il mondo dei blog (in particolare quelli letterari).

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