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Biblioteche

Il 40% dei francesi frequenta una biblioteca pubblica. E non solo per leggere

di Alessandra Rotondo notizia del 4 settembre 2017

Attenzione, controllare i dati.

A dodici anni dalla prima edizione dell’indagine, nel 2005, il Ministero della cultura francese ha condiviso gli esiti di Publics et usages des bibliothèques municipales 2016, condotta su un campione di oltre 4 mila cittadini con l’obiettivo di dimostrare le grandi evoluzioni conosciute dal sistema bibliotecario francese (e dal suo pubblico) in un periodo di tempo relativamente breve.

Con le sue 16 mila postazioni di lettura, le sue 7 mila biblioteche e i suoi 9 mila punti d’accesso al libro, la rete bibliotecaria francese è la prima infrastruttura culturale del Paese. La più recente edizione dello studio mostra che l’87% dei cittadini di età superiore ai 15 anni ha frequentato una biblioteca di pubblica lettura almeno una volta nella vita: un valore di 15 punti percentuali più alto rispetto al 2005, determinato in gran parte dal comportamento dei francesi più giovani. Considerando, invece, solo gli utenti abituali, pare che sia il 40% della popolazione francese ad aver frequentato una biblioteca almeno una volta nell’ultimo anno, contro il 35% del 2005 e il 25,7% del 1997.

L’indagine rivela anche un paradosso: se la frequenza continua a crescere, lo stesso non può dirsi per il numero degli iscritti che – al contrario – cala con regolarità. Il tasso d’iscrizione, per esempio, scende dal 21% del 2005 al 16% del 2016, mentre il numero dei tesserati diminuisce di 30 punti percentuali in poco meno di vent’anni (dal 69% del 1997 al 39% del 2016, passando per il 59% del 2007).

È l’indagine stessa a offrire una possibile interpretazione del fenomeno. Sebbene nelle biblioteche rimangano centrali i libri, infatti, l’incidenza delle attività di lettura e prestito cala progressivamente rispetto a quella di altre funzioni sviluppate e ricomprese dalle strutture.

Ma quali sono queste «altre funzioni» ospitate dalle biblioteche? L’accesso al digitale, in primo luogo. Degli utenti che hanno frequentato almeno una biblioteca municipale nell’ultimo anno, il 43% ha svolto un’attività che ne utilizzava i servizi informatici: dalla consultazione del catalogo online (19%), all’utilizzo dei computer e dei device a disposizione del pubblico (13%), alla connessione alla rete wifi tramite i propri dispositivi (11%).

Mettendo da parte il digitale, se il prestito di libri rimane il motivo principale che spinge i cittadini a visitare la biblioteca (55%) – seguito dalla lettura sul posto (51%) e dalla consultazione della stampa periodica e quotidiana (26%) – anche attività non legate alla lettura assumono la loro crescente importanza. L’organizzazione e apertura al pubblico di mostre, ad esempio, che interessa il 17% dei visitatori; il prestito di DVD (14%), di CD e vinili (13%) o la fruizione in loco (9%), e ancora le attività laboratoriali e di animazione pensate per i bambini (14%).

La differenziazione delle funzioni ricoperte e delle motivazioni che spingono alla visita non è un danno per le biblioteche francesi di pubblica lettura, anzi. All’ampliarsi del ventaglio delle possibilità, migliora la percezione dell’infrastruttura: nel 2016 è il 76% degli intervistati a ritenere la biblioteca un ambiente «utile a tutti» (contro il 19% che lo giudica «utile solo ad alcuni»). Allo stesso modo, i tassi di soddisfazione degli utenti saltuari o abituali – valutati su sette categorie, tra cui gli orari di apertura e di chiusura, la varietà delle collezioni, i servizi offerti e la preparazione del personale – sono decisamente elevati: tra i visitatori degli ultimi dodici mesi i servizi vengono giudicati «molto soddisfacenti» da percentuali che vanno dall’82 al 91% del campione.   

L'autore: Alessandra Rotondo

Editor presso la redazione del Giornale della libreria. Mi sono laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, poi ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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