La libertà d’espressione è al cuore delle democrazie contemporanee: presupposto all’esercizio di ogni altra libertà fondamentale, al progresso sociale e allo sviluppo individuale. D’altronde, con la discesa in campo e l’affermazione delle piattaforme digitali, la natura, la consistenza e la tutela di questo diritto si trovano ad affrontare un mutamento epocale. Così come a cambiare sono le minacce che insorgono dalla degenerazione del suo esercizio.

Come conciliare allora la lotta alle fake news e ai discorsi d’odio con la tutela della libertà di espressione sul web? Questa la domanda sulla quale si sono confrontati a Più libri più liberi due politici competenti sul tema, uno di maggioranza e uno d’opposizione: Federico Mollicone, deputato di Fratelli d’Italia e presidente della Commissione cultura della camera e Antonio Nicita, senatore del PD e autore del libro Il mercato delle verità.

«Benché sia un caso più raro, è possibile che anche nel mondo del libro s’intrufolino notizie false e tendenziose» ha sottolineato il presidente di AIE Ricardo Franco Levi. Ma è sicuramente nella galassia delle piattaforme digitali che il fenomeno raggiunge il suo maggior impatto. La rete, ricorda Fabio Martini de La Stampa, alla moderazione dell’incontro, è un’infrastruttura imponente ma anche invadente, una grande, complessa opportunità. Ma a chi compete la sua regolamentazione?

«Non dobbiamo pensare di essere in un contesto senza regole» ricorda Nicita. «Le piattaforme digitali sono regolatrici di se stesse: la questione è se debbano o meno essere sottoposte anche a delle regole pubbliche». L’Unione Europea interviene in proposito con il  Digital Services Act, stabilendo che l'autoregolamentazione ha un carattere di obbligatorietà e che il soggetto pubblico non deve intervenire sulla regolamentazione in sé ma su come la piattaforma applica le regole che si è data. Se questo approccio è piuttosto efficace su alcuni temi, continua Nicita, lo è meno su temi come disinformazione e hate speech, soprattutto per la grande disparità tra le diverse legislazioni nazionali.

Per Mollicone il Digital Services Act e il Digital Markets Act non risolvono tutti i problemi, lasciando la valutazione di cosa è vero e cosa è falso alle aziende: di fatto «comunità di milioni di utenti, “continenti digitali” la cui moderazione è affidata in primis agli algoritmi e solo successivamente, e con tempi piuttosto lunghi, al controllo umano». Il Media Freedom Act dovrebbe tutelare la sovranità dei cittadini digitali, che nell’ecosistema delle piattaforme è invece alla mercé delle aziende, continua Mollicone. «I loro regolamenti, fatti senza confrontarsi con nessuno, non sono sufficienti. Cosa succede se cambia la proprietà? Cambiano le regole?».

Sull’ipotesi di un percorso di lavoro condiviso tra maggioranza e opposizione Antonio Nicita e Federico Mollicone sembrano positivi. «La libertà di espressione e di conoscenza devono necessariamente guidarci» sottolinea Nicita. «Certo, possono essere diverse le sensibilità. Per esempio noi sosteniamo il diritto a non essere disinformati, che è diverso dal diritto a informare e informarsi. O ancora chiediamo tutela per l’utente dalla malinformation» specialmente se usata in funzione di propaganda per il tramite dei tanti bias di conferma nei quali sembra stringerci talvolta la trama della rete.

Mollicone, d’accordo con l’analisi di Nicita, sottolinea ancora quanto sia importante che le istituzioni detengano la sovranità sulle regolamentazioni, impedendo che questa sia nelle mani delle aziende proprietarie delle piattaforme. «Le costituzioni digitali le hanno scritte le aziende, ma la sovranità giuridica della libertà di espressione deve rimanere in capo ai cittadini: tutti gli stati e tutte le forze politiche dovrebbero convergere su questo obiettivo».

La rete, chiosa Nicita, può diventare uno strumento incendiario, che polarizza sempre di più l’opinione pubblica generando piccole isole di consenso in cui ciascuno radicalizza la propria posizione. «Non tanto sulle regole o sulla loro discussione: ciò su cui le forze politiche dovrebbero sforzarsi a trovare intesa è un’ecologia dell'uso della rete».

L'autore: Alessandra Rotondo

Dal 2010 mi occupo della creazione di contenuti digitali, dal 2015 lo faccio in AIE dove oggi coordino il Giornale della libreria, testata web e periodico in carta. Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Unimi, AIE e Fondazione Mondadori. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: editoria, libri, podcast, narrazioni su più piattaforme e cultura digitale. La mia cosa preferita è il mare.

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